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I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio
L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.
AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?
INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).
RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.
MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.
(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.
Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08
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Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).
Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.
Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.
Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.
Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.
Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.
Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.
E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.
E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.
Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).
I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.
Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.
Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.
Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.
Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!
Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?
Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.
In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.
E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.
Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):
Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.
E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.
Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.
Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.
Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!
Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).
E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).
Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.
NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.
Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.
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