Dovrebbe essere tutto chiaro oramai!
D’accordo, c’è una crisi economica globale, innescatasi a causa della deriva della finanza, del moltiplicarsi cioè dei crediti e dei debiti attraverso la leva finanziaria, creare cioè dal nulla ricchezza valutaria poi inesigibile in quanto a questi valori virtuali non corrispondono valori reali.
Addirittura il pil globale, la ricchezza reale prodotta da tutti i paesi del mondo corrisponde circa a 50mila miliardi di dollari, mentre gli investimenti finanziari, la ricchezza virtuale creata attraverso la leva finanziaria vale tra i 500 mila ed il miliardo di miliardi di dollari.
(ivi comprese naturalmente le capitalizzazioni delle borse, le quali in occidente sono comunque ancora valutate oltre il 30% del loro effettivo valore, secondo alcuni economisti)
In termini semplici:se una banca ha riserve stimate 2, essa può creare valuta fino a 50.
Quando questo valore creato dal nulla è investito in ricchezza reale, cioè in investimenti sulla produttività, su immobili e comunque su ciò che espande questa ricchezza, la distribuisce orizzontalmente a tutte le fasce della popolazione essa è un valore aggiunto, un qualcosa che contribuisce all’espansione della ricchezza stessa.
Ma quando questo valore creato dal nulla, è usato esclusivamente allo scopo di generare profitti sempre maggiori attraverso speculazioni e vere e proprie scommesse, non si espande in orizzontale, non è distribuita nelle varie fasce sociali, non crea valore aggiunto, ma ha una connotazione verticale, cioè rimane a vantaggio di pochi, ed al tempo stesso continua a moltiplicarsi rigenerarsi attraverso l’effetto leva
(dispongo di 1, allora posso investire 20),
e come in tutte le cose, prima o poi si arriva alla massa critica, alla goccia che fa traboccare il vaso, al punto in cui al moltiplicarsi della ricchezza virtuale non può corrispondere alcuna ricchezza reale.
E questi crediti, questi valori inesigibili hanno messo in difficoltà tutto il sistema bancario globale, incapace di fare fronte ad una situazione che ha superato tutti i limiti “reali”, ha cioè fatto collassare sotto il peso dei debiti moltissime banche ed istituzioni finanziarie, dalle più importanti(lehmanB. su tutte) fino alle piccole realtà locali, mettendo in crisi tutto il sistema economico globale che attraverso il credito, quindi le banche e le istituzioni finanziarie si alimenta e deve il funzionamento dei suoi meccanismi.
La finanza virtuale, ha di fatto messo in crisi profonda e grave l’economia reale, poiché diventa sempre più difficile, se non impossibile fare ricorso al credito.
E fino a questo punto la situazione, le cose sono chiare, palesi.
Però la domanda semplice, anzi l’evidenza che a molti sembra sfuggire è una sola:
Ammesso che si possa ricorrere al credito, che non vi sia stata questa crisi finanziaria che ha fatto saltare molte banche ed istituzioni finanziarie e che abbia lasciato un clima ed una profonda sfiducia al punto che è diventato difficile, se non impossibile addirittura il ricorso ai prestiti interbancari, cioè il credito a cui le banche ricorrono reciprocamente, anche disponessi delle risorse finanziarie necessarie, in quale settore, in quale attività investirei questo danaro?
Questo è il problema di fondo.
Anche senza la crisi finanziaria, quale sarebbe il possibile sbocco , il settore dell’economia reale dove avrei più probabilità di riuscire?
Se alzo gli occhi e mi guardo intorno, posso solo osservare che rispetto a 20-30 anni fa, l’economia reale non mi offre quegli sbocchi e quelle aspettative di espansione e crescita.
E soprattutto non offre agli accumuli ai capitali finanziari investiti quei profitti mirati, anzi è sempre maggiore il rischio che al capitale investito non corrisponda alcun beneficio.
E questo è stato certamente il dubbio di chi da 15-20 anni a questa parte amministra, investe ed ha la mansione di ricavare profitti sempre maggiori sugli accumuli, sui capitali finanziari investiti.
Non offrendo più l’economia reale in occidente le prospettive di profitti sempre maggiori, avendo il ciclo espansivo raggiunto la saturazione e per ciò che concerne il mantenimento, cioè i consumi stabili dei beni reali(alimentari, auto elettrodomestici etc)la produzione è stata decentrata presso le economie emergenti, con investimenti minimi e costi produttivi inferiori anche di 10 volte l’occidente, gli amministratori degli ingenti capitali finanziari hanno cercato nuove strade, nuove possibilità di profitti per i capitali investiti.
Queste nuove possibilità sono consistite nella cosiddetta finanza strutturata, i derivati, prodotti finanziari concernenti dei veri e propri pacchetti di offerte, con dentro titoli, azioni, crediti. In pratica diversi strumenti finanziari legati però all’andamento futuro delle valute.
Quindi autentiche scommesse.
Oltre a ciò, il pascolo più concreto di questi consistenti accumuli, il ritorno sicuro degli investimenti con cospicui profitti è costituito dai futures, dall’acquisto cioè di beni di consumo vitali indispensabili, come il petrolio, i beni alimentari o i minerali.
Quindi enormi disponibilità finanziarie
(si è parlato addirittura anche di alcuni fondi pensione)
investite sugli andamenti futuri di beni come petrolio, grano o rame, capaci di alterarne i prezzi al di fuori degli andamenti dei mercati, della correlazione tra domanda ed offerta.
E’ successo per i minerali come rame alluminio zinco,(2004-2005) per i beni alimentari come mais riso grano(2007( e succede di frequente per il petrolio.
I prezzi finali di questi beni globali indispensabili, è dimostrato che non dipendono certo dai ribelli del delta del niger o dagli uragani nel golfo del messico, bensì dalla speculazione, da ingentissimi capitali finanziari che per recuperare le perdite avute dalle scommesse finite male o semplicemente per garantire agli investitori i profitti promessi, periodicamente fanno delle vere e proprie scorribande nel mercato dei beni di consumo alterandone i prezzi finali, scaricando cioè sul consumatore finale globale il profitto tratto.
Queste scorribande sono periodiche, perché un alterazione dei prezzi troppo prolungata dei beni di consumo indispensabili può dar luogo a delle vere e proprie sommosse, come accadde lo scorso 2007 in egitto a causa dell’aumento del prezzo del pane.
E come si può scommettere al rialzo dei prezzi, il libero mercato globale consente di scommettere anche sul ribasso dei prezzi, come sta succedendo per il petrolio, dove ad esempio 2 anni fa, in pieno rialzo dei prezzi del greggio, il settore finanziario dell’eni, secondo una nota diffusa allora dalla stampa, scommise una cifra vicina al miliardo di dollari sul ribasso del prezzo del petrolio fino ai 50 dollari il barile.
Nel mio piccolo, ebbi una reazione scomposta, pensando male e cioè era un ulteriore volatilizzarsi di danaro pubblico(e privato) magari con intrecci i cui fini avrebbero favorito solo l’agenzia che raccolse questa scommessa ed il funzionario che l’aveva avviata.
Invece, non ebbe torto chi allora ebbe questa intuizione.
Chapeau!
E faccio mea culpa per le critiche a suo tempo fatte, anche se naturalmente non sono state recepite dal destinatario.
Questi sono solo aspetti relativi. Il dato di fatto è che oggi, anzi diciamo da oltre 20 anni a questa parte in occidente si investe sempre meno nell’economia reale, perché non sono garantiti i profitti, in primo luogo a causa del fatto che il consumo di beni è giunto alla saturazione ed in secondo luogo perché per ciò che concerne il consumo stabile,l’indispensabile, le attività produttive sono state delocalizzate presso le economie emergenti soprattutto dell’estremo oriente e la globalizzazione ha aperto le porte alle produzioni di nuove realtà economiche, di nuovi attori emergenti nel teatro della produttività globale, comportando però uno squilibrio sempre più marcato tra occidente e queste nuove realtà a causa del fatto che i costi produttivi sono anche 10 volte inferiori rispetto all’ovest, dove le difficoltà competitive stanno diventando sempre più marcate, causando una distribuzione della ricchezza squilibrata dove agli accumuli ingenti di paesi come la cina corrispondono deficit macroscopici come quello federale degli usa.
(Mentre il nostro deficit pubblico spesso citato come esempio ce lo trasciniamo dalla fine degli anni 80, addirittura negli anni 90 raggiunse il 126% del Pil, e oggi come allora non si comprende dove siano finiti tutti questi soldi.Nonostante le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Perché bisogna anche dire che senza questo fardello da una decina di anni, il deficit pubblico Italiano rimane stabile, se addirittura non scende nonostante la rata degli interessi passivi che valgono 70 miliardi di euro ogni anno. Se avessimo un deficit Pil come la germania. ogni anno avremmo 35 miliardi di euro in più nelle nostre tasche,o comunque di chi "amministra" la cosa pubblica. Se ci riflettiamo bene, senza quel fardello ereditato dalla prima repubblica, gli altri dovrebbero specchiarsi con noi. ANCHE SE SONO SEMPRE CRITICO C'è UNA COSA CHE MI VIENE DAL CUORE:
SONO FIERO ED ORGOGLIOSO(e qualche volta orgoglione) DI ESSERE ITALIANO E NON MI CAMBIEREI CON NESSUNO.
Semmai cambierei qualche nostro governante. Invidio ai russi Putin. La storia dei prossimi 30 anni è sua.
Dovremo fare in modo di entrare in qualche capitolo di questa storia.
In sostanza in occidente si è investito sempre meno sull’economia reale, ed in misura sempre maggiore nell’economia virtuale, nella pura finanza. A ciò ha contribuito pesantemente il credito frazionario, l’effetto leva che ha consentito appunto alle banche ed agli operatori finanziari di creare ricchezza virtuale, di investire anche 20 volte le proprie disponibilità, fino a dare luogo ad un mercato finanziario che vale anche fino a 20 volte il pil globale, la ricchezza reale creata da tutti i paesi del mondo.
Una ricchezza virtuale, pertanto inesigibile.
Ricchezza virtuale, che attraverso gli strumenti finanziari strutturati, i cosiddetti derivati è venuta in soccorso
(si fa per dire, perché è stato un soccorso che è costato molto salato)
all’economia reale soprattutto americana, quando agli inizi di questo nuovo secolo doveva fare fronte ad un rallentamento dell’economia molto preoccupante considerato il ruolo svolto dagli Usa nell’economia globale, della quale ne è la locomotiva che muove tutto il sistema.
La necessità cioè di sopperire alla crisi produttiva, di adattarsi cioè alle necessità ed ai mutamenti che stavano e stanno tuttora avvenendo nel sistema economico globale.
Le delocalizzazioni, l’apparire sulla scena di nuovi attori e di nuove realtà produttive hanno causato negli Usa ed in tutto l’occidente una crisi sistemica, dove veniva e viene meno il valore aggiunto della ricchezza fino al venir meno della stessa ricchezza comportando un impoverimento generalizzato di fasce sempre più ampie della popolazione, dato che la perdita dei volumi produttivi, il deteriorarsi della struttura produttiva a vantaggio delle economie emergenti dava luogo e da luogo ad una perdita irrecuperabile di ricchezza, fino ad erodere i risparmi ed i capitali accumulati soprattutto dalla classe media negli anni del boom economico, che per mantenere gli stessi standard di vita precedenti è infine dovuta ricorrere all’iindebitamento.
Le nuove prospettive occupazionali create nel settore dei servizi, che negli Usa valgono quasi l’80% del pil complessivo, non offrono quei margini di ricchezza e risorse adeguati a mantenere gli standard di vita o meglio il livello dei consumi avuti nel periodo favorevole.
Ma gli Usa avevano dal 2001, soprattutto in concomitanza dello choc dell’11/9 la necessità di mantenere un livello di ricchezza, un Pil sopra alla media globale, soprattutto per attirare gli investitori allo scopo di finanziare il debito americano in vista della prospettiva della guerra dopo il tragico evento dell’11/9.
Una guerra, o meglio un occupazione stabile del medio oriente, della zona cioè dove sono concentrate le maggiori risorse fossili globali, comunque preventivata fin dal 1990,
(il PNAC ne è stato il caposaldo “ideologico” che a prescindere dai risultati raggiunti era un eccellente e motivato piano strategico, perché gli usa non potevano fare altrimenti. Clinton non avallò questo piano e Bush cercò di realizzarlo ma in rirado. Questo piano, fosse stato approntato già nel 1997-98, oggi saremmo al cospetto di tutta altra storia. Non che si sarebbe evitata la crisi economica, ma gli Usa sarebbero divenuti il dominus globale assoluto.)
da quando cioè con la disgregazione dell’ex unione sovietica si dovevano ridisegnare le mappe geopolitiche e strategiche globali, dove gli Usa miravano ad essere gli assoluti protagonisti della scena e i tragici eventi dell’11/9 hanno fornito il pretesto più che valido e pertinente per tale scopo.
Quindi alla necessità di disporre delle ingenti risorse finanziarie per far funzionare la mastodontica macchina militare in vista di un occupazione stabile del medio oriente, corrispondeva un calo sempre più evidente dell’economia statunitense, per cui si rendeva sempre più necessario il ricorso al debito, al finanziamento da parte di investitori esteri.
Ma gli investitori dovevano essere attratti da evidenti motivi non solo relativi al profitto, ma anche da basi economiche da fondamentali solidi come la crescita del pil, la ricchezza creata superiore alla media.
E per questa ragione il presidente Bush invitava gli americani a consumare allo scopo appunto di sostenere l’economia americana, commettendo però irreparabili errori.(1)
In primo luogo, non si teneva conto del fatto che almeno la metà degli americani, la base che costituisce ed alimenta i volumi complessivi del consumo di massa aveva viste ridotte le disponibilità finanziarie a causa delle delocalizzazioni e della perdita della produttività,
(e oggi di una disoccupazione che è stimata in 600mila posti di lavoro persi ogni mese,)
della struttura industriale a vantaggio appunto delle realtà economiche emergenti, su tutte la cina. E le nuove occupazioni create nel settore dei servizi non compensavano certo le disponibilità finanziarie garantite dall’occupazione nel settore produttivo.
Al tempo stesso però, nel 2001-2002. si invitavano accoratamente gli americani a consumare, a spendere e mantenere lo stesso standard di vita avuto negli anni passati.
Di fatto si invitavano e si incentivavano gli americani a vivere al di sopra delle proprie disponibilità e possibilità, attratti da una politica monetaria con bassi tassi di interesse e soprattutto con il ricorso al debito attraverso finanziamenti proposti come normali prodotti commerciali cui ricorrere in ogni momento, con carte di credito, acquisti rateali e addirittura sull’onda di un mercato immobiliare in ascesa, con finanziamenti relativi alle ipoteche sulle abitazioni di proprietà, ipervalutate appunto perché vi era un mercato immobiliare in crescita.
Mercato immobiliare che per 3-4 anni è divenuto il traino dell’economia americana, fino addirittura a consentire l’acquisto della casa attraverso finanziamenti erogati a soggetti che non fornivano le minime garanzie di solvibilità.
( questo fino al luglio 2007 quando le insolvenze hanno causato la crisi appunto dei subprime).
Il secondo errore commesso dall’amministrazione Bush invitando gli americani a consumare per sostenere l’economia è relativo al fatto che oltre ad incentivare gli americani ad indebitarsi per sostenere i loro consumi, i prodotti acquistati e consumati dagli americani erano e sono in maggior parte importati proprio da quei paesi che sono stati stati una delle cause del declino economico americano ed occidentale.
Quindi disponibilità economiche prese in prestito per consumare, e trasferite però all’estero per pagare le fatture dei fornitori dei beni di consumo. Un trasferimento di ricchezza reale, presso i paesi che finanziavano il debito federale americano, quindi ulteriore deficit e naturalmente a vantaggio della realtà produttiva delle economie emergenti a scapito degli Usa e di tutto l’occidente.
(in sostanza il deficit statunitense finanziava la crescita del pil a 2 cifre della cina).
E mentre le realtà emergenti come la cina finanziavano il deficit pubblico americano, sempre più elevato soprattutto a causa dei costi relativi all’occupazione militare del medio oriente, i cittadini americani erano diventati le cavie su cui fare leva per ottenere sempre maggiori profitti da parte delle istituzioni finanziarie, che avevano trasformato il debito dei cittadini in strumenti finanziari inseriti in pacchetti di prodotti di investimento da spacciare nelle varie piazze finanziarie e presso ogni genere di investitore al quale veniva prospettato un profitto sempre maggiore relativo ovviamente ai rischi cui si andava incontro.
Cioè maggiore era il rischio e maggiore era la possibilità di profitto.Sostanzialmente una scommessa.
Fino al raggiumento della massa critica avvenuto nella vicenda subprime, dove i crediti degli acquirenti immobiliari ad alto rischio insolvenza venivano cartolarizzati ed impacchettati insieme ad altri prodotti finanziari e venduti presso gli investitori, soprattutto banche, che provvedevano a girarli ai risparmiatori di tutto l’occidente e delle piazze finanziarie disposte ad acquisirli.
E se la vicenda subprime, cioè i finanziamenti per l’acquisto della casa erogati a soggetti ad alto rischio insolvenza è venuta a galla trascinando nel fallimento moltissime banche ed istituzioni finanziarie, ancora deve deve venire alla luce la vera consistenza del debito di cittadini americani.
La vicenda subprime è solo la punta dell’iceberg per ciò che concerne il debito privato americano. Manca ancora all’appello la consistenza del reale debito relativo alle carte di credito ed agli acquisti rateali, che in sostanza consiste in tutti i punti di Pil Usa superiore alla ricchezza reale, cioè alla effettiva disponibilità dei cittadini americani nell’affrontare le spese relative ai consumi.
Se il Pil Usa, dal 2002 al 2007 ha avuto un volume complessivo superiore alla media globale, e se ciò è stato possibile attraverso il ricorso al debito, significa che c’è una mina vagante relativa al debito al consumo di alcuni miliardi di dollari e che è la vera parte consistente dell’iceberg finanziario del debito statunitense del quale la punta di questo iceberg è stata la crisi dei subprime.
E se finora questo debito è stato celato, è da supporre che sia stato utilizzato il metodo Madoff, cioè attraverso sistemi di alchimia e ragioneria finanziaria i passivi sono diventati attivi, le perdite “stornate” con la creazione di scatole vuote ed i bilanci in salute perché appunto le vere perdite sono state celate.
In definitiva il vero peggio per ciò che concerne la crisi finanziaria deve ancora sopraggiungere per gli Usa.
Gli interventi della Fed e del governo americano a sostegno di banche ed istituzioni finanziarie sono solo espedienti per prolungare l’agonia dell’economia americana e del dollaro, in vista di una crisi estesa globalmente
(non a causa solo della crisi finanziaria ed economica degli usa, che appunto è relativa alla crisi sistemica dell'occidente)
dei cui effetti finora se ne percepiscono solo conseguenze marginali.
Gli Usa rappresentano l’esempio più palese in relazione alla crisi economica globale che investe soprattutto l’occidente ed un sistema economico(e purtroppo “forse”-2- anche sociale )che ha raggiunto il suo culmine e deve essere radicalmente cambiato, non più cioè basato sull’espansione e sulla crescita, ma sul mantenimento di ciò che si dispone.
E' LA FINE DI UN CICLO, COME ACCADUTO IN PASSATO, CON LA DIFFERENZA PERò CHE RISPETTO AL PASSATO OGGI SI AVRà UNA SVOLTA EPOCALE, perché non è in crisi solo un sistema economico, ma tutto l'occidente, la sua cultura i suoi modelli che rischiano di essere soppiantati da chi avrà il ruolo di locomotiva dell'economia globale, cioè la cina e tutto l'oriente con la sua cultura, i suoi modelli antichi quanto i nostri, forse ancora più radicati e solidi dei nostri, che hanno subito nei secoli varie contaminazioni, mentre la cina tolti i metodi, gli aspetti formali l'adeguarsi ai meccanismi che regolano ad esempio l'economia,conserva una cultura e dei modelli rimasti incontaminati attraverso il secoli.
E ciò può significare per noi un “regresso” verso il sistema preindustriale, un ritorno cioè ad una sorta di feudalesimo che concentra la ricchezza ed il relativo potere in poche mani, e mancando appunto l’espansione, la possibilità di crescere, ogni aspettativa ogni possibilità di costruire, “allargarsi” viene preclusa.
cioè nasci povero e muori povero
Perché quel qualcosa che mi sfugge è proprio relativo all’enorme massa finanziaria creata dal nulla negli ultimi 15-20 anni da banche ed istituzioni finanziarie.
Sappiamo tutto su chi sono i debitori.
Perché come i cittadini americani anche noi europei, Italiani abbiamo la nostra parte di debito, il nostro futuro ipotecato, le nostre cambiali da saldare.
Però poco o nulla si sa dei creditori.
Quel poco è relativo alla ricchezza trasferita alle economie emergenti sia sotto forma di fatture saldate per i consumi e sia per ciò che concerne il debito istituzionale, ovvero i titoli di stato o il pagamento della bolletta energetica.
Al limite si conoscono un paio dei finanziatori di istituzioni finanziarie americane, uno giapponese ed uno cinese, motivo per il quale tra i primi interventi fatti dal governo americano a sostegno della banche hanno riguardato proprio queste istituzioni i cui creditori erano appunto gli investitori cinese e giapponese.
Ma oltre, ben oltre la metà di queste ricchezze “virtuali” create dal nulla dalla banche negli ultimi 2 decenni sembrano non avere un padrone. Si conoscono i debitori, ma nulla si sa dei creditori.
Questo sfugge.
Quando ci sono problemi di debiti ed insolvenze, a lamentarsi e farsi avanti sono in genere i creditori.
In questo caso però i creditori sembrano virtuali, sembrano non esistere.
Al punto che ironicamente questi debiti, dato che nessuno li reclama possono essere azzerati.
Purtroppo però non si può ironizzare su una cosa:
UNA VOLTA CHE I DEBITI DI BANCHE ED ISTITUZIONI FINANZIARIE VENGONO ADDOSSATI AI GOVERNI E QUINDI AI CITTADINI, I QUALI LASCERANNO AGLI EREDI IL VINCOLO DEL DEBITO DA SALDARE,
una volta che banche ed istituzioni finanziarie saranno risanate dai governi e messe sul mercato, il dubbio è che CI SARANNO INVESTITORI PRONTI CON IL CONTANTE NECESSARIO A RIAPPROPRIARSI DI Ciò CHE APPARTENEVA LORO, e non solo più ricchi di prima, ma questa volta vincolando i cittadini al debito, rendendoli schiavi fino a quando non avranno saldato le loro pendenze.
Il complottismo vorrebbe che esista un governo ombra globale, e che la globalizzazione non sia altro che un pretesto il cui scopo è quello di governare il mondo da parte di pochi.
Politicamente è impossibile.
Ma economicamente questo è possibile.
STA DIVENTANDO UN FATTO CONCRETO, in maniera semplicissima:impoverendo ed indebitando tutti i cittadini avendo quindi tutti una comune prospettiva:
essere schiavi a causa del debito.
-1-Anche il nostro capo del governo ha invitato gli Italiani a spendere, a consumare,perché ciò aiuterebbe l'economia.
Il nostro capo del governo forse vive una realtà differente rispetto a milioni di suoi concittadini.
Esempio:nel mio caso non rinuncio a spendere,
MA SE HO DI CHE SPENDERE.
Ma se non dispongo dell'indispensabile per spendere, se non ho danaro, non posso certo indebitarmi anche perché in Italia ottenere credito è molto difficile.
Visto che il presidente del consiglio è molto ricco, se mi mette a disposizione solo una briciola delle sue ricchezze gli insegnerei a spendere.
-2-il “forse” è un forse di speranza per allontanare lo spettro e la sempre maggiore possibilità che anche il sistema sociale possa subire conseguenze gravi e quindi mutamenti radicali, quali la necessità di uno stato di polizia, di una limitazione delle libertà personali, dove magari con la scusa di qualche stupro, si comincia a famigliarizzare con soldati armati di tutto punto disposti in ogni angolo a sorvegliare la “sicurezza” dei cittadini, i quali intanto si sono lasciati “fregare” e con la scusa di un orario di lavoro ridotto gli stipendi sono stati cinesizzati.
(la bolkstein cacciata dalla finestra , rientra dalla porta. però se i parassiti sindacali ed il pecorume accetta ciò, per il mio infinito piccolo, per la goccia nel mare che sono:
LA QUESTIONE NON MI RIGUARDA!
Semmai è il modello di contrattazione che è sbagliato. Occorre assolutamente un salario minimo per tutti gli iscritti nelle liste del lavoro.Un assegno sociale minimo garantito a tutti e gli stipendi poi indicizzati a seconda del settore, della zona, della produttività della qualità, della redditività.
Assegno sociale dove tutti gli iscritti sono obbligati a rispondere alle chiamate anche nel settore pubblico, oltre naturalmente a frequentare corsi continui di aggiornamento sul lavoro in modo tale che la flessibilità diventi una costanza e non un eccezione. Devono sparire tutte le agenzie di caporalato legalizzato ed utilizzare queste risorse per preparare aggiornare i lavoratori e SOPRATTUTTO LA FUNZIONE DI COLLOCAMENTO AL LAVORO E PREPARAZIONE DOVRBBE ESSERE SVOLTA DA TUTTE LE VARIE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA SIA LOCALI CHE NAZIONALI.
E fino a quando il lavoro viene considerato e trattato come 20-30 anni fa, anche con una congiuntura favorevole si avranno sempre problemi e scompensi.
E SOPRATTUTTO DEVE CAMBIARE IL RUOLO DEI SINDACATI OGGI ASSOLUTAMENTE ANTISTORICO, fuori dal tempo che si vive, e addirittuta ancora estremamente politicizzato ed in funzione esclusiva della politica a danno dei lavoratori delle imprese e del paese.
Il sindacato dovrebbe essere oggi SOLO UNA SORTA DI LOBBY CHE TUTELA IN PRIMO LUOGO IL LAVOR E DI CONSEGUENZA IL LAVORATORE.
In Italia invece i sindacati, i 700 mila parassiti che costano ad imprese e stato qualcosa come 2 miliardi di euro ogni anno, NON RAPPRESENTANO NE I LAVORATORI NE IL LAVORO.
MA SOLO I LORO BENEFICI E LA PARTE POLITIICA DI CUI SONO RIFERIMENTO.
Sono assolutamente contrario ad ogni stato di polizia e potere autoritario.
MA LO AUSPICHEREI SOLO PER UN MOTIVO:
L'ABOLIZIONE LA MESSA AL BANDO E FUORI LEGGE DI TUTTI I SINDACATI ITALIANI, LA VERA AUTENTICA ROVINA DEL PAESE....basta solo dire che sono stati i parassiti sindacali ed ovviamente i loro omologhi della sinistra a legalizzare IL CAPORALATO LEGALIZZATO LA MODERNA SCHIAVITù DELLE AGENZIE INTERINALI.
Questo astio è molto semplice:l'agenzia interinale cui sono stato costretto ad iscrivermi chiede e riceve dall'impresa cui mi noleggia 14 euro per ogni ora di lavoro. Io ne ricevo 6 euro lordi ogni ora.
NEL 2009...COME è POSSIBILE CIò? Come è possibile che si mercanteggi e si guadagni sul mio lavoro? e quale differenza c'è fra questo ed il caporalato dei raccoglitori di pomodori al sud?
MA CI SI RENDE CONTO DELL'INSULTO, DELLA AMORALITà DELLO SFRUTTAMENTO CHE C'è NEL CAPORALATO LEGALIZZATO CONSENTITO PER LEGGE DAI PARASSITI SINDACALI E DALLA ABOMINEVOLE DIRIGENZA DELLA COSIDDETTA SINISTRA?
sono incazzato e mi dispiace solo che in Italia non possa arrivare un pinochet.
preferisco una dittatura anche violenta ad insulti e prese in giro del genere.
Ps. Il paradosso del nostro sistema: abbiamo un Pil di 1500 miliardi di euro(pressappoco).
Siamo più poveri solo perché abbiamo creato 15 miliardi di euro di ricchezza in meno.
In sostanza 250 euro in meno(più o meno) a testa ogni anno.
Ed effettivamente non è poco. Ma se lo interpretassimo come un ridimensionamento?




