L'equilibrio di K-Cossiga

Archiviato il giovedì, 31 luglio 2008 in:
L’equilibrio di K-Cossiga.


Ecco un esempio dell’equilibrio di K-Cossiga(il K è indispensabile perché Cossiga l’amerikano e l’atlantico ha fatto “digerire” un comunista come primo ministro alla casa bianca, anche se al caro prezzo dei bombardamenti alla serbia…approfittando del fatto che i russi in quel periodo erano allo sfacelo, altrimenti chissà cosa sarebbe successo!!!!).

Non occorre essere comunisti o tutte quelle pugnette che scrive Cossiga per riconoscere che nel nostro paese c’è la necessità assoluta di un vero partito di sinistra che segua la strada tracciata da Berlinguer(E DA MORO, CARO COSSIGA NON DIMENTICHIAMOLO)che si contrapponga al conservatorismo di stampo catto-aristo-borghese(prima ora)oscurantista per far progredire la nostra democrazia civilmente e soprattutto mantenendo quegli equilibri che hanno consentito al paese di superare quella guerra civile intestina iniziata l’8 settembre 43 e protrattasi fino alla fine degli anni 70 con il sacrificio di Moro(anche se poteva essere salvato!ma questo discorso riguarda quella potente lobby che prevaricando la politica attraverso il controllo delle procure-E DEL DANARO-oggi sta cercando di “impossessarsi” del paese).
E certamente il Pd non rappresenta nessun popolo, il povero veltroni è stato messo in mezzo come un coglione a fare la parte del politico, recitando(male)quello che gli dicono di dire.

E purtroppo quello che resta della fu sinistra,Bertinotti e compagnia, e soprattutto I PARASSITI SINDACALI sono oramai un peso per la collettività che solo una forte spinta reazionaria può alleggerire, cercando di convincere il pecorume CHE IL VERO DISASTRO DEL PAESE, LA ROVINA non sono certo i poteri forti, i de benedetti e chi rappresenta o Berlusconi che per senso dello stato è costretto a fare il politico di sinistra:
OCCORRE METTERE FUORILEGGE SINDACATI E PARASSITISMO soprattutto di sinistra IN GENERE!
Fino a che non ci si libera di questi fannulloni parassiti, veri nemici dei lavoratori e delle imprese, per il paese non ci sono prospettive positive.

E’ colpa di questi pezzi di merda, la cosiddetta sinistra “borghese” (ed i parassiti sindacali ovviamente), specie quella annidata a repubblica e corsera, servi sciocchi dei poteri forti, se questi(de benedetti e co.)si possono permettere di saccheggiare e fare il brutto e cattivo tempo nel paese. E chi prova ad ostacolarli come fa Berlusconi è un mafioso.Oppure attraverso i servi delle varie procure vengono sputtanati e messi alla gogna in piazza con le intercettazioni ed accuse che poi si rivelano infondate.(SOLO IL SERVO DI DE BENEDETTI, TRAVAJO, ORAMAI TROVA E PROVA LE ACCUSE CONTRO I NEMICI DEL SUO PADRONE).
DeBenedetti, goldman sachs, alta finanza, fanno i loro interessi, come è logico che sia.E non lo scrivo per piaggeria o paura, semplicemente perché al loro posto, disponendo di traditori del paese, servi che si svendono per 2 lire, ne approfitterei.

E’ LA SINISTRA BORGHESE DI MERDA, SONO I PARASSITI SINDACALI CHE NON FANNO IL LORO LAVORO!
Quindi a Ferrero spetta prima di tutto di cacciare a calci in culo Bertinotti e quei pezzi di merda che hanno tradito i lavoratori ed il paese, spiegare al pecorume che assolutamente deve interdire il parassitismo sindacale, e forse, forse il paese tornerà a crescere.
Ps.A Ferrero la lettera gliela avrei scritta più o meno così.SALVO CHE NON TOCCA PRENDERE A CALCI IN CULO ANCHE LUI! Il fatto però che Cossiga è K-Cossiga, io non sono un cazzo!

IL COMPAGNO COSSIGA - CARO FERRERO, TANTI AUGURI - IN UNA STAGIONE POLITICA E DI "NON PENSIERO" IO CREDO CHE CI SIA BISOGNO DI UN PARTITO CHE SI RIFACCIA AL COMUNISMO DI TOGLIATTI E BERLINGUER…

Francesco Cossiga per “Il Riformista”
Caro Ferrero, mi congratulo con te per la tua elezione a segretario di Rifondazione Comunista e ti auguro, e mi auguro!, che tu riesca nel disegno tuo e di altri tuoi compagni di ricostituire una sinistra che renda attuale la tradizione, le idealità, l'esperienza e la passione politiche del Partito comunista italiano in fedeltà all'ideologia marxista-leninista.

Vi sarà certamente chi, ma sicuramente non tu, si meraviglierà per questa mia lettera e soprattutto per questi miei auguri, che io non solo formulo a te, ché potrebbe anche essere un semplice atto di cortesia, ma come cittadino della comune Repubblica e come democratico, io formulo a me stesso.

Come più volte ho detto e scritto, io credo che non vi sia e non si possa "fare politica", e quindi governare democraticamente uno Stato che è stato pensato e vuole essere democratico, senza partiti e senza un chiaro riferimento culturale a quelle che in Europa sono state e sono le grandi culture politiche: quella conservatrice democratica, penso al partito conservatore di Winston Churchill, e al conservatorismo antifascista e "resistenziale" di Charles De Gaulle, quella liberale, quella cristiano-democratica, quella socialdemocratica e laburista, e infine quella comunista, e per quanto riguarda il nostro Paese, nella specificità del pensiero gramsciano e dell'iniziativa politica, il partito nuovo di Palmiro Togliatti e il partito nazionale e europeo di Enrico Berlinguer, forza determinante della Resistenza, della costruzione dello Stato democratico e della sua difesa da tentazioni golpiste, anche isolando le sue sparute frange estremiste velleitariamente "rivoluzionarie", e combattendo duramente la sovversione di sinistra e l'eversione di destra.

In una stagione politica e di pensiero, o meglio, salvo qualche eccezione, di "non pensiero": tra un Partito democratico - per il quale io ho peraltro votato pur non comprendendo in realtà per che cosa mai votassi - strano coacervo di "profughi democristiani", di cattolici integralisti, di socialisti allo sbando e di "comunisti non comunisti", che si rifanno al pensiero kennedyano-clintoniano-obamaniano - e il Popolo delle Libertà, in cui convivono ex democristiani, socialisti, liberali e "missini convertiti", io credo che ci sia bisogno di un partito che si rifaccia al comunismo di Togliatti e Berlinguer e anche di un partito "nuovo" di carattere cattolico e liberale riformista.

Ho stima per Nichi Vendola, un cattolico progressista che si richiama a quel "populismo sociale pugliese" che accomunava Di Vittorio e Tatarella. Da anni sono amico di Fausto Bertinotti che stimo, ma non ho mai compreso la sua "deriva" ambientalista e pacifista e di rifiuto teorico della violenza, come se con il pacifismo e senza violenza ci sarebbe mai potuta essere la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione d'Ottobre, la Guerra Patriottica da Ovest ad Est e la Resistenza contro il nazi-fascismo, perfino da parte di militari, laici e sacerdoti cattolici e protestanti tedeschi!

Ho deplorato che un iniquo sistema elettorale abbia tenuto fuori del Parlamento la così detta "sinistra radicale" e ho considerato ciò anche pericoloso, in quanto solo una sinistra comunista può essere punto di riferimento istituzionale e "metabolizzare" in senso democratico il "movimentismo" che esiste, volgendolo alla "politica" e distogliendolo da un'utopica "violenza rivoluzionaria", e rifare del sindacato, oggi quasi solo lobby impiegatizia e di pensionati, oltre che di così detti quadri, un soggetto politico-culturale che tuteli i lavoratori ma faccia anche avanzare la democrazia nel nostro Paese. E spero che tu riesca a costituire un polo unico di comunisti democratici.

Spero parimenti e mi auguro che l'amico Massimo D'Alema riesca a portare il Partito democratico, compresa la sua componente della ex sinistra sociale e i cattolici democratici di derivazione sia comunista cattolica che "dossettiana" nel movimento socialdemocratico e quindi nell'Internazionale Socialista e nel Partito socialista europeo: l'era della Democrazia cristiana di De Gasperi, di Moro, di Fanfani e di Andreotti è definitivamente tramontata con la fine della Guerra Fredda e con il Concilio Vaticano II. Questo io affermo e auguro a te e ai tuoi compagni, da cattolico-liberale e quindi "liberal-riformista".

http://dagospia.excite.it/articolo_index_42561.html
cincinnato1961 @ 15:34 | commenti: commenti (popup)

Buon compleanno a FrancescoCossiga

Archiviato il venerdì, 25 luglio 2008 in:
Auguri a Francesco Cossiga

Compie 80 anni il presidente emerito sen.prof.Franvesco Cossiga.
E da cittadino riconoscente per l’opera politica ed il ruolo svolto nel e per il nostro paese da Cossiga non posso fare altro, seppur nel mio infinito piccolo, di augurare al presidente emerito CENTO DI QUESTI GIORNI.

Si può essere scettici ed insoddisfatti, critici severi, come si può essere soddisfatti e riconoscenti per il ruolo e l’opera svolta da Cossiga, ma quello che è certo, sicuro palese è che Cossiga durante i suoi oltre 50 anni di carriera politica, SI Può METTERE LA MANO SUL FUOCO, MA NON SI è MAI APPROPRIATO DI SOLDI PUBBLICI, non ha cioè approfittato del suo importante ruolo nonostante gli incarichi di prestigio e potere istituzionale(è ora di dirlo:in cima alla piramide dell’intelligence, quella “collegata” a Cia,Mossad e Mi 5, nel e per il nostro paese il riferimento è stato Cossiga,fin da quando, pur non avendo prestato il servizio militare con un apposita leggina è stato nominato tenente di vascello della marina, e appuntato d’onore dei carabinieri, percHé per far parte dei servizi militari occorre obbligatoriamente aver prestato servizio o far parte delle varie branchie delle FFAA)per scopi e fini personali.

Basta solo dire per esempio che sindacalisti parassiti morti di fame, in pochi anni hanno acquistato immobili di prestigio a Roma e in zone chic d’Italia, hanno a disposizione conti milionari o lo stesso di Pietro che si faceva prestare i soldi da quegli imprenditori che doveva indagare oggi ha sistemato le sue famiglie e smuove danaro per milioni di euro, per non parlare di tutti gli altri che hanno approfittato ed approfittano dei ruoli che ricoprono per arricchirsi ai danni e sulle spalle dei cittadini , quel “fesso” di Cossiga solo pochi anni fa(3 o 4) ha acquistato un appartamento a Roma con il mutuo, e a quanto sembra la sua famiglia non sono “ricchi”, ma benestanti.

Cossiga è un fesso perché con tutto quello che gli è passato tra le mani oggi poteva essere milionario in euro. Invece non avendo approfittato del suo ruolo, è vissuto e vive solo dello stipendio e della pensione.(CHE COMUNQUE NON è COSA DA POCO! CON LA PENSIONE E LO STIPENDIO DI COSSIGA DI UN MESE IO CI STAREI BENE UN ANNO).

E questo mi basta per farne il mio eroe! SIAMO RIMASTI IN POCHI IN ITALIA AD ESSERE “FESSI”, a non approfittare delle occasioni quando esse si presentano. Ci si scandalizza per la vicenda che ha visto coinvolto il parassita sindacale DelTurco.E non si rende conto che vicende del genere sono quotidiane e del Turco è stato stupido a farsi beccare.

Ci sono altri modi e metodi per far uscire i soldi ed avere le mani pulite. Si prenda l’Eni che in 2 anni ha fatto uscire legalmente dal bilancio prima 4,5 miliardi di dollari e poi oltre un miliardo di euro.
Con 4,5 miliardi di dollari ha acquisito da una società “paravento” texana, pozzi di petrolio esauriti nel golfo del messico. Società “paravento” naturalmente eclissata dopo aver incassato i dollari, che di certo sono finiti nei conti cifrati dei paradisi fiscali a disposizione dei vari ma(g)nager.

E quest’anno oltre un miliardo di euro si è eclissato dal bilancio dell’eni, semplicemente avendo scommesso, con la compiacenza di un trader(ovviamente) sul ribasso del prezzo del petrolio.
Risultato? Oltre un miliardo di euro che escono legalmente dal bilancio dell’eni, e che finisce nel conto di una sconosciuta società di brokeraggio, che a sua volta destina i soldi nel solito conto cifrato dei paradisi fiscali.

Le prove? Ovviamente non ci sono, anche perché queste sono raffinate operazioni legali, ed inoltre in Italia le varie procure sono troppo impegnate ad eseguire gli ordini loro imposti dai cosiddetti poteri forti, ai quali sono legate, (specie la procura di Milano), da vincoli indissolubili e ogni loro azione ha un preciso scopo politico.

Addirittura hanno messo in mezzo anche Cossiga, lo hanno “avvertito” che c’è merda anche per lui se si ostina a tirare in ballo Dalema per mettere da parte Veltroni, vera pedina ed uomo di riferimento della tessera numero uno del Pd e di tutto il “potentato” che rappresenta.

Un sito, movisol che fa capo a LaRouche, rappresentante internazionale del pd e del cosiddetto movimento arancione, mette Cossiga in cima alla piramide del potere, definendolo addirittura uomo che sta sopra al partito del Britannia, di quando cioè quel famoso 2 giugno 1992, festa della repubblica, importantissimi banchieri e commis fecero la festa alla nostra repubblica, spartendosi il bottino di stato, ovvero tutte le aziende pubbliche. Movisol sostiene che i vari draghi, amato, Andreatta, prodi giavazzi etc, camerieri dei grandi banchieri internazionali ed esecutori della spoliazione del paese e delle sue ricchezze, sarebbero “comandati” da Cossiga il quale in europa sarebbe sopra alla cima della piramide massonica del potere.

Purtroppo di Cossiga ce ne è uno solo, e pur consapevole del fatto che negli ultimi 15 anni, non solo il patrimonio pubblico è stato saccheggiato, ma è STATA DECISA UNA PRECISA POLITICA atta a far regredire il paese, a cinesizzarlo, il presidente oltre che parlare, trattare ciampi prodi amato draghi come meritano, cioè sciocchi irresponsabili servi di poteri sovranazionali che hanno deciso di riportare indietro di decenni il nostro paese(PERCHé QUESTO STA SUCCEDENDO), altro Cossiga non può fare.

Al limite se disponesse una rete dei servizi forte e responsabile, potrebbe al limite far “succedere” a questi servi degli incidenti. Però la situazione non cambierebbe, dato che siamo soggetti ai programmi ed agli ordini di chi quel 2 giugno 1992 era al timone del britannia.

E cosa si può chiedere a Cossiga?
Nell’augurare 100 di questi giorni al presidente, l’auspicio è che tuta la sua grande conoscenza ed esperienza, quel suo senso dell’equilibrio indispensabile per far andare avanti il paese senza troppe contrapposizioni, non vada perduto e disperso. Cioè che Cossiga cerchi di “allevare” e tirare su altri Cossiga, anche individui con il suo acume e soprattutto la sua onestà sono rari come le mosche bianche.
E se penso che Cossiga 3 anni fa aveva deciso di mollare tutto, le speranze ci sono.Ovvero non mollare e CERCARE DI SALVARE IL SALVABILE NEL NOSTRO PAESE.(anche se a gente come prodi, ciampi draghi amato e tutti i parassiti, se potessi gli farei il foglio di via perenne dal nostro paese, distanti almeno 5000 km dal nostro paese.QUESTA è GENTE CHE OPERA CONTRO GLI INTERESSI DEL PAESE, E PURTROPPO I LORO SCOPI SI STANNO REALIZZANDO).

Auguri di buon compleanno al presidente emerito FRANCESCO COSSIGA!
cincinnato1961 @ 11:54 | commenti: commenti (7)(popup)

QUESTI INGLESI

Archiviato il mercoledì, 23 luglio 2008 in:
ÉCONOMIE Une dangereuse réforme de la BCE Le quotidien Financial Times critique les projets de réforme du président de l'Union européenne, Nicolas Sarkozy, pour la Banque centrale européenne (BCE) : "Le président français, Nicolas Sarkozy, essaie maintenant de miner la BCE en avançant un cheval de Troie de paquet de réformes. Il a dévoilé ses projets de publier les procès-verbaux des réunions du Conseil d'administration de la Banque centrale incluant des détails sur les arguments soulevés par chacun des membres du Conseil au sujet des taux d'intérêts. ? Ses propositions montrent les véritables problèmes au sein de la BCE mais le paquet de Sarkozy comporte de nombreux défauts et fragiliserait la BCE. ... L'anonymat permet aux membres du Conseil d'administration d'agir dans l'intérêt de l'ensemble de la zone euro plutôt que dans l'intérêt de leur propre pays. Cette nécessité de placer la zone euro au premier rang est la raison justifiant le fait que la BCE répond au Parlement européen plutôt qu'aux parlements nationaux. Bien qu'elle soit effectivement une bonne chose sur le principe et qu'elle fonctionne aux Etats-Unis et en Grande-Bretagne, la transparence pourrait miner l'indépendance de la BCE et de ses Etats membres. En raison de la forme actuelle du Conseil d'administration, la publication des procès-verbaux des réunions risque de rendre la BCE plus sensible aux pressions politiques." Financial Times (Royaume-Uni)

http://europe.courrierinternational.com/eurotopics/article.asp?langue=fr&publication=22/07/2008&cat=%C9CONOMIE&pi=0#0



Guarda caso a criticare l’intento di Sarzoky, da sempre(come tutti i francesi)maldisposto nei confronti della Bce è proprio un giornale inglese, vicinissimo agli interessi finanziari della city.
Eppure l’Uk non adotta l’euro, allora perché questa preoccupazione per la “privacy”?

O FORSE è VERO CHE è L’UK A GUADAGNARE CON L’EURO? Cioè gioca su 2 fronti, mantenendo la propria moneta ed al tempo stesso facendosi scudo con la forza dell’euro.

UNA SCOMMESSA: se l’uk avesse adottato l’euro, scommettiamo che l’euro non sarebbe stato così apprezzato?
Ovvero le decisioni riguardo all’euro vengono prese a Londra e non all’eurotower di francoforte.
E qualche volta viene da pensare che proprio Londra goda nel vedere i cittadini, il pecorume europeo impoverito così non fa concorrenza a Londra.

QUELLO CHE è CERTO è CHE L’EURO FORTE TUTELA IL CAPITALE FINANZIARIO, SIA MOBILE CHE IMMOBILE, mentre va a scapito delle imprese europee.E quindi dell’occupazione e del pecorume!

Dipendesse appunto da Londra, capitale della finanza mondiale, l’euro apprezzato?
Cioè gli inglesi giocano su 2 staffe, da un lato una moneta forte e sicura, appunto l’euro(a scapito però di centinaia di milioni di europei)e dall’altro una sterlina ballerina.
Non è quantificabile il guadagno, però è certo che giocare su 2 staffe non ci si rimette!

Che disastro aver perso la seconda guerra mondiale!Coloni a vita, o perlomeno fino a quando non si vincerà un'altra guerra.

Anche se l’annessione all’impero britannico avvenne con l’unità d’Italia e l’imposizione dei savoia, che neppure Italiani erano, oltre ad essere una piccola casata.

Ed è rischioso anche scrivere queste cose!Per noi che facciamo parte dell’anglosfera, che da decenni subiamo l’angloatrofizzazione mentale della cultura anglosassone, quella dove è vietato pensare, hai la democrazia a che ti serve pensare?

E’ rischioso scrivere certe cose.

Un po’ come un cittadino dell’impero romano che viveva in centro europa o in medio oriente:si doveva parlare latino ed accettare le regole di Roma!

Addirittura Mussolini, come un imbecille aveva uno scambio di lettere con Churchill del quale si fidava.
E FURONO PROPRIO GLI INGLESI A FARLO FUCILARE COME UN BANDITO QUALSIASI.

E se ci buttano fuori dall’euro, perché di questo andazzo prima o poi ci lasciano fuori, perché non adottiamo la sterlina?

Certo il sistema anglosassone ci ha dato la democrazia, quindi a che serve pensare?

Anche tra gli inglesi stessi, gli americani, non sono esistiti filosofi e pensatori, fatta qualche eccezione come Russell che sosteneva tutto ed il contrario di tutto, cioè se nel mondo anglosassone esiste qualche pensatore per prima cosa deve mettersi al servizio del sistema e quello che scrive e sostiene deve essere in funzione del sistema, per il resto dal mondo anglosassone abbiamo avuto il rock’n’roll, la truffa più micidiale che sia stata concepita per rincoglionire con 4 accordi ed un riff di chitarra tutta una generazione di giovani dell’occidente con tanto di reclame per le droghe.

E’ un sistema ben radicato, e l’angloatrofizzazione oramai ha pervaso anche il pecorume italico, reso oramai incapace di pensare e riflettere su ciò che sta succedendo, ma di ripetere di riflesso tutto ciò che il bombardamento mediatico quotidiano vomita da giornali e tv.

Un pericoloso regresso, un ritorno al medio evo, quando non si doveva e poteva riflettere perché tutto era stato compreso e stabilito.

E l’assurdo consiste nel fatto che il pecorume è convinto di scegliere il proprio destino, cioè di scegliere qualcuno che lo rappresenti attraverso il voto.
Il massimo del rincoglionimento di massa, l’80% va a votare convinto di scegliere, di determinare logiche e programmi politici.

La speranza è che i nostri padroni e colonizzatori, da prima della guerra cioè fin dall’unità d’Italia e da Mazzini e le grandi logge massoniche le cui cupole sono da sempre in Inghilterra, si rendano conto che tutto l’occidente è in pericolo “estinsione” come accadde per l’impero romano.

All’epoca chI approfittò del crollo dell’impero romano più che imporre i propri modelli culturali subì il condizionamento di Roma, dell’occidente di allora che seppur decaduto aveva molto da insegnare ai barbari.

Oggi se l’occidente cade, è FINITA PER SEMPRE, perché rispetto ad allora chi si contrappone all’occidente non è come i barbari di allora(TRA I QUALI ANCHE GLI INGLESI CHE FINO A QUANDO NON HANNO INCONTRATO I ROMANI CHE LI HANNO CIVILIZZATI VIVEVANO COME ANIMALI ED ERANO ADDIRITTURA CANNIBALI)che non avevano modelli da imporre, piuttosto culturalmente subirono l’influenza di Roma.

Se oggi l’occidente cade, è FINITA PER SEMPRE, perché all’occidente si contrappongono culture e modelli millenari come quello cinese o indiano.

Il guaio però che anche gli inglesi più “intelligenti” sono dei coglioni incapaci di comprendere certe cose, di guardare un po’ più in là del loro naso.
MA GLI INGLESI SI RENDONO CONTO CHE L’OCCIDENTE IL LORO IMPERO è A SERIO RISCHIO ESTINZIONE?

Che se lo sbattono il loro capitale finanziario? Che rischiamo seriamente di essere colonizzati? Di diventare i cinesi dei cinesi? I servi dei beduini?(a meno che non si riorganizzino crociate, questa volta a favore di israele e non del cristianesimo).

Gli inglesi ragionano come il tavistock institute:come indirizzare, come forzare le cose, come determinarle!
In sostanza ammaestrano il pecorume, rendendolo incapace di intendere e volere. Invece di lasciar fare e sfruttare gli effetti degli istinti, quel catalizzarsi di forze individuali in una spinta collettiva, che Nietzsche chiamava volontà di potenza.

Gli inglesi determinano nella massa  il contrario:volontà di impotenza.



Originale(1)

Independence, then accountability, for ECB
Published: July 21 2008 19:14 | Last updated: July 21 2008 19:14
Having failed to bring the European Central Bank to heel with tantrums, President Nicolas Sarkozy of France is now trying to undermine the ECB with a Trojan Horse package of reforms. He has unveiled plans to publish minutes from the central bank’s governing council, including details of how each member argued on interest rates. He wants to introduce a forum for eurozone finance ministers with a secretariat linked to the ECB. His proposals highlight genuine problems with the ECB, but Mr Sarkozy’s package is flawed and would damage the central bank.
Inflation targeting is the most important macroeconomic policy innovation of the past 20 years. Isolating monetary decision-making from the electoral cycle has improved the credibility of policy and reduced expectations for future inflation. It relies on independence for central banks; saving them from political interference is essential

Independence is safeguarded in the ECB’s current system for members of its governing council by its refusal to publish minutes of meetings. Anonymity makes it easier for members of the council to act in the interests of the whole eurozone rather than their home nations. This need to put the eurozone first is why it is right that the ECB answers to the European parliament rather than to the national parliaments. Although transparency is good in principle, and it works in the UK and US, it could undermine the ECB’s independence from the member states. With the governing council in its current form, publication of the minutes would make it susceptible to political pressure.
Mr Sarkozy’s other proposal is for closer co-ordination between eurozone finance ministers. Such a forum for co-ordinating fiscal policy is probably superfluous but definitely should not be linked to the ECB. Mr Sarkozy is really proposing to set up a cartel of finance ministers with an apparatus for bullying the central bank.
His campaign highlights a serious issue, however. If Europeans do not feel that the ECB acts in their interests, attacking the bank may become a regular pastime for populist politicians from across Europe. This will undermine the central bank. Mr Sarkozy’s plans are worse – they would damage it immediately – but they show a need for the ECB to explain itself better to the public.
Mr Sarkozy’s reform proposals may not be in vain, however. As with his complaints over interest rates this month, the ECB bolsters its reputation every time it ignores him. By giving the bank something else to disregard, his plan could strengthen its independence.
Copyright The Financial Times Limited 2008

http://www.ft.com/cms/s/0/9128a0bc-574e-11dd-916c-000077b07658.html?nclick_check=1

(1)se mi si denuncia per violazione dei diritti di pubblicazione:NON HO UN CENT!

cincinnato1961 @ 04:30 | commenti: commenti (popup)

Cossiga è la speranza?

Archiviato il mercoledì, 16 luglio 2008 in:
Dopo che Napolitano non solo avrebbe le mani legate, ma quando le ha libere ha sempre pronta una baccinella di acqua.
Il senso vorrebbe essere questo:il paese va a puttane, il peggio sta arrivando ma invece di accordarsi sulle strategie per cercare di salvare il salvabile, per adottare misure allo scopo di attutire lo tsunami finanziario(E SISTEMICO) globale, la sx manda in piazza i comici,PERCHé EFFETTIVAMENTE A SX FANNO PIANGERE, ed il pd poteva benissimo mettere come segretario de benedetti e candidare i redattori di repubblica, veltroni andare in africa e di pietro a zappare CON ME qui nei campi  con la zappa di 10 kg  che gli avrei fatto preparare.
Hanno rotto i coglioni con queste storie su berlusconi! PERCHé NON LO HANNO AFFOSSATO QUANDO LA SX HA GOVERNATO?
E soprattutto perché la sx non ha aiutato le fasce basse quando ha governato invece di dispensare 12 miliardi di euro a banche assicurazioni imprese?
Perché la bce e l'ue se si tratta di adeguare i salari all'inflazione è un delittto, ma SE SI TRATTA DI REGALARE 12 MILIARDI DI EURO come ha fatto prodi  AI GIà RICCHI come banche assicurazioni grandi imprese, è tutto lecito?

Oppure è proprio la bce l'esempio che la cinesizzazione del pecorume occidentale in atto è un vero e proprio disegno politico ordito dai veri proprietari  delle istituzioni private che controllano Bce e Fed, tra i cui dipendenti ci sono i vari draghi, prodi  paulson trichet ?



Dopo l’intervista rilasciata al giornalista del corsera Cazzullo, non poteva mancare nell’agenda del presidente emerito della Repubblica senatore prof.Francesco Cossiga, una chiacchierata con Renato Farina, alias Betulla, il cui contenuto della chiacchierata è stato pubblicato dal quotidiano Libero.

Tralasciamo i trascorsi dell’agente Betulla in soldo all’ex Sismi, i rapporti con Il sen.(per comodità, userò il sen. Per indicare il presidente emerito), la loro origine e soprattutto i motivi che hanno caratterizzato questo rapporto, non tenendo conto delle malelingue che vorrebbero il sen. come una sorta di guru di tutto il nostro apparato di intelligence, quando addirittura si narra che i servizi spagnoli abbiano per molto tempo intercettato e monitorato il sen, questo a dimostrazione dell’ingenuità del sen, per il quale l’intelligence al limite è scopiazzare un libricino e pubblicarlo nel 2002 per spiegare appunto l’intelligence, ma alla fine della lettura del libricino, non solo il lettore non ci ha capito niente, ma neppure il sen che aveva scritto, anzi scopiazzato il libellino si rendeva conto di quello che aveva scritto.

E farsi pedinare e controllare dagli spagnoli, è da ingenui, oltre al fatto che bastava dire alle autorità spagnole preoccupate ed insospettite dei viaggi del sen nei paesi baschi erano dovuti a parentele lontane, comunque parentele visto che alcune “frasche” dell’albero genealogico del sen conducono in spagna.

Di tutti gli uomini politici italiani della mia epoca, cioè quelli che ho trovato quando sono nato e ci sono tuttora il sen è senza alcun dubbio il vero esempio, l’essenza della politica e del potere. Defilato, quasi un ombra fino alla caduta del muro di berlino, dal 1989-1990 ha cominciato una sorta di nuova esistenza politica, menando le famose picconate a destra e a manca, in sostanza scavando le fondamenta (e la fossa) per la vicenda mani pulite e la fossa appunto era per un sistema di potere politico che venuto meno il pericolo comunista andava rifondato o perlomeno cambiato.

Voglio credere che il sen in questa vicenda abbia agito in buona fede.

Dopo pertini, di cui ci eravamo abituati della presenza costante, sembrava che il presidente della repubblica non esistesse.
Il sen sembrava che stesse al Quirinale come uno di quei tanti vecchietti che si godono anonimamente la vecchiaia in uno dei tanti ospizi.
Ed il Quirinale era appunto un ospizio di lusso per il sen, il quale forse stava defilato in una sorta di autopunizione perché non si dava pace per la vicenda Moro.

Questo fino al 1989-1990. Poi all’improvviso arrivò un uragano che sconvolse o meglio destò il pecorume, che in quel periodo stava vivendo la caduta del muro di berlino come una festa, una scampagnata da portarsi a casa un pezzetto di muro per ricordo.

Mentre stava succedendo in realtà un qualcosa di cui oggi stiamo pagando pegno e sarà un pegno sempre più gravoso che almeno un'altra generazione dovrà scontare.
Tutto un sistema di potere, in Italia, che era fondato e si era stabilizzato in funzione anticomunista passando per la strategia della tensione, andava cambiato.

Il sen. consapevole di ciò, fu pronto a dare il suo contributo, da fedele alleato anglo-americano. Bisognava aprire a nuove realtà.
Mutare gli indirizzi e le strategie, dato che il nemico, lo spauracchio comunista non esisteva più.

Ed appunto, come nel caso Moro, appare impossibile(ovviamente al di fuori perché il diretto interessato è sicuramente “informato”)quanto il sen sia stato consapevole di ciò che sarebbe accaduto con mani pulite, del vuoto di potere e di chi l’avrebbe colmato.

Quanto il sen sia stato consapevole che il destino del paese fu giocato il giorno della festa della repubblica del 1992. Cioè il 2 giugno 1992, mentre nelle consuete parate dalle tribune i soliti rappresentanti delle istituzioni facevano la loro parte, con il loro atteggiamento serioso, a largo di Civitavecchia era ancorato lo yacht della famiglia reale inglese, dove si erano dati appuntamento quelli che comandano veramente, cioè coloro che creano dispensano e manovrano il danaro in tutto il mondo, ma in maniera particolare in quell’occasione erano presenti i delegati per l’Italia di questa grande piovra che è il potere bancario finanziario.

In sostanza stavano decidendo i destini economico finanziari del nostro paese.

A cominciare dalla lira, moneta fino a quel momento usata nel contesto dell’insieme, cioè la lira era lo strumento dei politici per raddrizzare le cose quando i conti erano pessimi e bastava un deprezzamento, una svalutazione un po’ di inflazione e tutto si rimetteva a posto.

Questo giochetto non solo dava fastidio a parecchi paesi, come spagna e francia diretti concorrenti dell’Italia per l’agricoltura le manifatture e la meccanica, ma era un giochetto dove a trarne vantaggio era tutto il paese, mentre lo scopo delle piovre finanziarie è quello che a guadagnare siano pochi.
Pochissimi.

Quel 2 giugno92 fu deciso che per la lira doveva essere la fine a cominciare dall’attacco speculativo il cui scopo era quello di prosciugare le casse di BANKITALIA.

Guarda caso, politici come Craxi, coinvolti pesantemente in mani pulite si opponevano alla difesa della lira sui mercati finanziari, poiché sarebbe stata comunque necessaria una svalutazione, tanto valeva lasciare cadere la nostra valuta.
Purtroppo invece vi fu chi mal consigliato o forse meglio dire,costretto a seguire certi ordini bruciò qualcosa come 50 miliardi di dollari(dicono), e due mesi dopo fu necessaria una manovra finanziaria da 90mila miliardi di lire per ripianare i conti..e questo è vero perché addirittura vi furono “prelievi” nei libretti di risparmio.

Il sen era consapevole di cosa stesse succedendo?

Che l’attacco alla lira col senno di poi,è risultato essere congeniato?
Che si sarebbe aperta in Italia la stagione dei saldi, della svendita del patrimonio pubblico, le cui aziende non solo furono quasi regalate, ma come nel settore agroindustriale hanno comportato la fine di ogni velleità per ciò che concerne lo sviluppo di questo settore, del quale solo noi Italiani sembriamo non renderci conto dell’importanza e degli sbocchi, mentre all’estero chiunque abbia intenzione di vendere e guadagnare su un prodotto agroindustriale basta che applichi la dicitura Made in Italy ed il successo è sicuro.

Oppure l’informatica e l’eredità della ex olivetti.
O l’elettronica della galassia Iri.

La questione del britannia inerente la svendita del patrimonio pubblico non costituisce solo una sorta di regalo alle grandi multinazionali o le plusvalenze degli squali della finanza.

In quel 2 giugno 1992, in pratica fu deciso anche da chi allora come draghi,attuale governatore di BANKITALIA(ha ragione tremonti, è come mettere un topo a guardia del parmigiano)rappresentava come direttore del ministero del tesoro e avrebbe dovuto tutelare gli interessi del paese, fu deciso in pratica di svilire, annichilire ogni velleità di sviluppo del nostro paese.

E da quel periodo infatti che il nostro paese è in lento, ma drammaticamente costante regresso.

Il sen, Cossiga, era consapevole di ciò che stava succedendo e che sarebbe successo?

Che mani pulite è stato soprattutto un processo mediatico atto a scardinare un vecchio ma efficiente sistema di potere che bene o male ha consentito a tutti di beneficiare di un discreto benessere a partire dalla casa di proprietà, dalla doppia auto dalla seconda casa anche di lavoratori dipendenti, e che appunto dal 1992 in poi , è stato sempre più difficoltoso mantenere quello standard di vita, arrivando ad oggi dove è in pericolo anche quanto accumulato.

Il sen Cossiga, era consapevole di ciò?

Nel suo partito la Dc, sicuramente vi era chi avesse la consapevolezza che stava cambiando radicalmente qualcosa, che i maggiori media erano tutti a disposizione di una sorta di potere forte invisibile, ma del quale però erano visibilissimi gli scopi.

Come l’azione della magistratura che in Italia, fatta eccezione per fatti di mafia o terrorismo,sembrava non esistere, ma dal 1992 certe procure diventano protagoniste assolute, incidono sulla politica e sulle scelte fino addirittura a candidarsi in politica o come di pietro sfruttare la popolarità per creare un proprio movimento, del quale oggi si cominciano e delineare gli scopi.

Inizialmente come contadino, ho apprezzato di pietro in quanto discende come me da famiglia di contadini.
Ma mai ho sentito di pietro farsi carico dei veri problemi che da qualche anno attanagliano il nostro paese, ovvero il declino economico, la difficoltà soprattutto per i nuclei famigliari ed i pensionati di fare fronte a questa congiuntura economica relativa all’adozione dell’euro, e soprattutto che all’orizzonte le prospettive non tanto di migliorare ma quanto di fare fronte alla situazioni sono sempre minori.

E dell’euro, il giornalista economico cisnetto ha scritto che nel 1997, fu la francia a caldeggiare e spingere il nostro paese ad entrare nell’euro nonostante avessimo parametri insufficienti che sono addirittura peggiorati negli anni. Questo perché avessimo mantenuto la lira anche solo per 2-3 anni ancora, avrebbe comportato una concorrenza a noi favorevole rispetto alle merci francesi ed anche tedesche.

Allora mi domando, anche se il sen, non aveva ruoli istituzionali era consapevole di ciò?

Del fatto che i ciampi, prodi amato Andreatta draghi etc, non solo hanno svenduto le nostre aziende di stato, ma hanno fatto in modo che al nostro paese fosse preclusa ogni possibilità di sviluppo ed espansione, operando per il regresso del paese.

E non basta certo al sen una serie di attacchi diretti vs prodi ciampi amato per far comprendere che :io con loro non c’entro.

E avrebbe potuto fare di più il sen per il paese?

Perché se come dicono è suo l’input per fare partecipare l’Italia all’aggressione della serbia fatta dagli usa nel 98(o 99)garantendo agli americani, cioè facendo proprio da garante di dalema per gli americani, senza non essersi prima sbarazzato di un governo che di certo non avrebbe appoggiato questa azione, perché il sen allora non ha fatto di più per tutelare l’insieme?

Ci può stare il fatto che prodi consulente goldman sachs da decenni, mentre è al tempo stesso a capo dell’iri favorisca gli interessi dei clienti della goldman sachs, come ad esempio la Siemens che ancora ringrazia dell’affare(telit?).E’ umano, e logicamente se c’è un affare si privilegiano gli amici. Esempio oggi, supponiamo che il governatore draghi debba prendere una decisione sulle regole delle banche d’affari, può andare contro gli interessi di chi gli da lavoro e ricchezza?

Umano, normale e giuro non lo biasimo questo, perché lo farei anch’io.

MA UN CONTO è QUALCHE AFFARE DI CUI FAVORIRE GLI AMICI.
MA UN ALTRO CONTO è OPERARE SISTEMATICAMENTE PER FARE REGREDIRE IL PAESE, PER METTERLO IN GINOCCHIO, PER IMPOVERIRLO E PORTARLO A LIVELLI DI TERZO MONDO!

Oppure l’Italia è una sorta di laboratorio come lo fu il cile negli anni 70?
Cioè che la politica economica del nostro paese è indotta, incanalata allo scopo puro nudo e crudo di far regredire il paese.

O meglio cinesizzarlo come da tempo ho il sospetto sempre più fondato.

Non si spiega altrimenti a livello politico decisionale l’incapacità o meglio la non volontà di tutelare almeno i nostri marchi alimentari, di favorire la sistematica speculazione dei pochi a scapito dei più, come i prodotti alimentari importati e spacciati e fatti pagare per nostrani.

Mentre addirittura deve essere un tribunale civile tedesco o il tribunale Ue a raccomandarci di attuare politiche e strategie atte a tutelare i nostri prodotti dopo che cittadini tedeschi avevano denunciato spacciatori di cibi made in Italy contraffatti!

Questo a comprovazione del fatto che il libero mercato non c’entra niente con le regole specie quando il mercato agisce in una sistematica truffa ai danni di produttori e consumatori.

Oppure la politica energetica, dove siamo il fanalino di coda per ciò che concerne la ricerca e lo sviluppo di energie alternative.
L’unica cosa certa è tornare a parlare di nucleare, cioè buttare via miliardi di euro a beneficio delle varie lobby nucleari solo per approvigionarsi neanche del 5% del fabbisogno di energia.

Quando ad esempio abbiamo rinunciato alla coltivazione di barbabietola da zucchero cedendo le nostre quote(dicono per obbligo) a francia e germania, poiché producevamo in eccedenza. Lo stesso per il settore vitivinicolo dove il 30% della produzione era destinato alla distillazione,ed essendo stata tolta questa opportunità saremmo costretti ad estirpare minimo il 10% dei nostri vigneti.

Ma se in brasile con le eccedenze della canna da zucchero da anni fanno viaggiare le loro auto perché questo non succede in Italia con lo zucchero che era in eccedenza o con il vino la cui distillazione in etanolo è quasi spontanea?

Perché rinunciamo a ciò di cui disponiamo?

Come il latte del quale i nostri allevatori debbono pagare multe per le eccedenza, quando una gran parte del latte che è sugli scaffali dei supermercati è prodotto in germania o olanda, polverizzato trasportato in Italia e ritrasformato in latte?

In queste cose, il sen, unico politico della mia epoca nel quale ho confidato e confido, perché non usa la sua influenza per invertire questa rotta autolesionista imposta dai prodi draghi etc?

Oppure la cosiddetta grande industria, che gode di incentivi e benefici inimmaginabili, viene favorita costantemente, ma succede sempre di più che come la fiat realizzi la maggior parte del suo fatturato all’estero, con ripercussioni gravissime a cominciare dal falsare il dato sul Pil, che annette la ricchezza all’Itala, ma è una ricchezza però che va a favore di polacchi, brasiliani turchi,cioè dove effettivamente si produce, come negli Usa, dei quali ora sono venute alla luce le incongruenze.

Si prenda wal mart, fattura 500 miliardi di dollari e questo dato va sul pil usa complessivo, salvo però il fatto che grossa fetta di questa cifra va nei forzieri cinesi.

Si favoriscono queste cosiddette grosse aziende ma si penalizza il vero motore del paese, cioè le Pmi, capaci di fare fronte alla concorrenza, agili snelle pronte ad ogni evenienza ad adattarsi alle necessità, MA VESSATE DA TASSE, DALLA BUROCRAZIA e da scelte come quelle dell’ultimo governo prodi(il peggiore governo in assoluto della storia repubblicana) mirate a farle chiudere, poiché i loro titolari fino a prova contraria sono tutti evasori fiscali.

Il sen, vera anima politica del paese, poiché è stato ed è il punto di equilibrio tra le varie contrapposizioni del potere politico economico strategico, perché riguardo a questi argomenti sembra disinteressato, quando il futuro si giocherà proprio nel contesto dell’economia, dove chi sarà capace di fare squadra, di agire con scopi predeterminati avrà la possibilità di rimanere a galla, mentre chi sarà disunito soccomberà in miseria e povertà,.

Come ad esempio oggi in Italia dove non si tiene conto dei veri problemi e della realtà, ma solo della posta in palio cioè il potere tra Berlusconi e ciò che resta del vecchio sistema politico con annesso vaticano vs de benedetti cioè la tessera numero un del pd in rappresentanza di quei poteri che dal 1992 stanno facendo regredire il paese, spalleggiato dalle varie procure dagli organi di stampa ed ovviamente da certo potere bancario finanziario.

Mentre costoro si litigano il potere, il paese peggiora la sua situazione.

Già da 3-4 anni si sarebbero dovute prendere misure atte a prevenire questo cataclisma finanziario globale del quale grazie a Dio, per una volta ne eravamo fuori, cioè non coinvolti direttamente ed avremmo potuto approfittare delle disgrazie degli altri.

Invece no.

Gente come Draghi appare quasi dispiaciuta di non essere coinvolti in questo tsunami finanziario, anzi lo stesso draghi nel maggio 2007 dichiarò che il nostro paese avrebbe dovuto aprire ai derivati ed agli edgefunds per svilupparsi.

Qualche comune ed ente locale(sono 300) ha “aperto” ai derivati.
Però si stanno leccando le ferite e se fossimo un paese dove le procure fossero meno politicizzate e dove l’obbligatorietà dell’azione penale fosse imparziale ed onesta già si sarebbe dovuto indagare su queste truffe e su questa circonvenzione di incapaci, dato che sono pochissimi, rari quelli che comprendono i meccanismi dei derivati.
Uno di certo è il governatore di BANKITALIA draghi.

Il sen è consapevole del fatto che pezzi importanti di istituzioni e del potere finanziario stanno operando per far regredire il paese?

Da anni, e sono tanti seguo il sen in quello che dice o scrive, fino ad arrivare a tradurre il “Cossighese” che è un misto da sardo e politichese.

Il “Cossighese” che fino a 3-4 anni fa era un guazzabuglio semantico, fatto di dotte citazioni e riferimenti storici. Un modo di esprimersi complicato dove per dare dello stronzo a qualcuno impiegava pagine e pagine, un po’ come per andare a Napoli partendo da Roma, invece di prendere l’autostrada e giungere subito a Napoli, il sen invece andava a rieti, poi a sora poi all’aquila poi a frosinone e magari passava per latina.

Insomma un viaggio di un ora e mezza diventava lo strazio di una giornata.

Ma da 3-4 anni a questa parte il sen. ha adottato un linguaggio diretto immediato, franco e chiaro.
Se deve dare dello stronzo a qualcuno non usa più citazioni o riferimenti storici.

Per esempio, appunto per dare dello stronzo a qualcuno, il sen lo appella “amico”.

E sono convinto che il sen come professore sia stato uno spasso, uno di quegli insegnanti che non fanno pesare lo studio, ma lo alleggeriscono, facendo in modo che studiare non sia gravoso, ma un divertimento oltre al fatto che il sen avrebbe prima spiegato come sono fatte e scritte le leggi e poi ne avrebbe dato il suo interessante parere.

Peccato che il sen. usi la sua autorevolezza politica per intervenire sulla disputa Berlusconi vs Debenedetti, che dalema o non dalema si concluderà a tarallucci e vino.

(che affari grossi ci sono all’orizzonte?cosa verrà privatizzato?)

Mentre la cosiddetta sx si agita soprattutto per non sparire del tutto dalla scena dopo le varie batoste elettorali, e cerca(come dal sottoscritto preventivato) di riunire le varie anime della sx.

Ma i veri protagonisti saranno i sindacati, per ora spiazzati dalla detassazione degli straordinari, ma sempre in cerca di un pretesto per far vedere che esistono, anche se la vicenda DelTurco potrebbe lasciare pesanti ombre anche sui sindacati.

Anzi, è possibile che strateghi della comunicazione(es.KarlRove) userebbero questa vicenda per mettere in cattiva luce i sindacati, che insieme alla sinistra sono i veri, anche se non unici responsabili del regresso del paese degli ultimi 15 anni.

--fine—seguirà, forse, libera traduzione recenti interviste sen, anche se l'impegno è molto gravoso. Per esempio se al posto della sigla cia occorre mettere mossad come si deve fare? forse "ciassad"?

cincinnato1961 @ 02:41 | commenti: commenti (3)(popup)

Ancora Cossiga, stavolta con be'du'llah

Archiviato il mercoledì, 16 luglio 2008 in:

Dopo l’intervista rilasciata al giornalista del corsera Cazzullo, non poteva mancare nell’agenda del presidente emerito della Repubblica senatore prof.Francesco Cossiga, una chiacchierata con Renato Farina, alias Betulla, il cui contenuto della chiacchierata è stato pubblicato dal quotidiano Libero.


COSSIGA SULLA BIGA: “BERLUSCONI POTREBBE SPEDIRMI LE SUE BRIGATE GNOCCHE?”
PICCONATE A LETTA: “VUOLE CHE BERLUSCA SI ARRENDA AI GIUDICI. COSÌ TE LA CAVI”
E A GHEDINI: “DI STRATEGIE POLITICO-LEGISLATIVE NON COMPRENDE UN AMATO CAZZO!”

 

Renato Farina per “Libero”


Toscana, luglio. Non si può scrivere il nome preciso del luogo medievale inondato di cipressi e di tortore dove sta Francesco Cossiga. Ragioni di sicurezza, anche se lui se ne impipa.

 

Senatore, chi dovrebbe mandarle contro un commando? Veltroni o Berlusconi?
«No, loro sono bravi ragazzi. Berlusconi poi al massimo potrebbe spedirmi un manipolo di signorine, le chiamerei le Brigate Gnocche, ma non ho l’età. Veltroni mi invierebbe Rin tin tin».

Nota 1.


Non divaghi.
«Il Fronte nazionale per la liberazione della Palestina, l’ala estremista e marxista palestinese, da Beirut mi ha lanciato un anatema pubblico dopo che ho ricordato una verità nota anche ai magistrati di Bologna che non ne vogliono prendere atto. E cioè che la strage dell’80 è stato un incidente causato dal trasporto di esplosivo a opera di questo gruppo».

Dica qualche parola per stemperare la tensione. Abbiamo già abbastanza guai senza bisogno di averci contro le Brigate rosse palestinesi…
«Non mi lascio intimidire. Nessuna parola di mediazione. Certo se chiedessi un consiglio a Gianni Letta, mi direbbe: “Hanno le loro ragioni. Arrenditi e ti garantisco che te la cavi”. E se lo domandassi a Niccolò Ghedini suggerirebbe un emendamentino che mi eviti il tribunale del popolo ma mi sputtani vita natural durante e anche dopo».

Ho capito la metafora. Sta parlando del modo come Berlusconi sta affrontando la questione della giustizia.
«Ho spedito una lettera a Berlusconi sul tema. Gliel’ho spedita con le mie gloriose insegne di Gatto Mammone».

Che cosa sostiene nella missiva?
«Mi rivolgo al leader del Popolo della libertà ancora in libertà (ma per quanto?). Gli do i miei consigli che non seguirà. Lui segue solo quelli di Niccolò Ghedini».

Dargli torto come si fa? È il miglior avvocato in circolazione…
«Sarà. Ma di strategie politico-legislative non comprende proprio, tanto per usare una parola molto usata nel lessico sassarese, un beneamato cazzo! Ha fatto avventurare il suo governo in strade impervie, non dico difficili, ma assolutamente inutili, verso opinabili riforme della giustizia: con il risultato di aver sollevato un casino enorme senza alcun vantaggio».

Il “rinvia processi” non è male. Alleggerisce il lavoro dei tribunali.
«È una calata di braghe di portata storica. Lo dico anche a te, che la voterai da bravo deputato berlusconian-ghediniano».

Piano con le parole…
«Avete rafforzato enormemente i poteri discrezionali dei giudici. Con il testo precedente, peraltro pessimo, se non altro i giudici avrebbero dovuto attenersi a regole stabilite dal Parlamento secondo criteri non discrezionali. Invece ora avranno il diritto di dire: “Questo processo, siccome riguarda nostri amici, io lo rinvio; quest’altro processo che serve a fare il culo così a uno di Forza Italia, lo faccio subito!”. Peggio di prima. Una pistolata maiuscola».

Si doveva mollare qualcosa dopo il lodo Alfano che toglie dalle grinfie dei magistrati politicizzati le cariche istituzionali…
«Ho scritto a Berlusconi: “Hai lasciato introdurre la clausola della “rinunciabilità” a esso, come se si trattasse di un “privilegio” e non di una “prerogativa”, per sua natura irrinunciabile. Tanti, tanti anni fa quando insegnavo all’Università se tu mi avessi detto una cosa simile a un esame, ti avrei fatto ritirare, e Ghedini l’avrei bocciato con 8/30. Che cosa farai al momento opportuno: non rinuncerai allo scudo e farai una figura escrementizia anche all’estero, o rinuncerai e andrai sotto processo? La bella Anna Finocchiaro ha detto che se anche tu fossi condannato per corruzione di testimone potresti rimanere al tuo posto. E così lo sputtanamento internazionale tuo e dell’Italia sarebbe definitivo. Altro che gnocche…».

Ma queste mosse sono dei cerotti… Su “Libero” abbiamo sostenuto che adesso servono a limitare le prepotenze delle toghe anti-Cavaliere. Poi si passerà alla vera riforma della giustizia.
«Magari. Io non credo che il governo abbia la forza di fare vere riforme della giustizia. Ai leghisti non gliene importa un baffo, e del resto erano favorevoli a “Mani pulite”».

Non è così. Ritengono più urgente il federalismo fiscale.
«E fa bene Tremonti ad accelerare per impedire che i leghisti vadano a sinistra seguendo Maroni. Ma il prezzo – se si farà questo federalismo fiscale – saranno delle rivolte al Sud, delle jacquerie tragiche. Oltretutto An non vuole né il federalismo fiscale né le riforme della giustizia».

Non è così. Lei è male informato.
«Me ne intendo. I “fascisti revisionisti” del Popolo della Libertà sono fieri giustizialisti. Sono devoti del Codice Rocco, il primo amore non si scorda mai».

 
 
 

Vediamo allora quali riforme proporrebbe e chi le potrebbe condividere…
«Elenco: profonda riforma del Consiglio Superiore della Magistratura; affidamento della giustizia disciplinare a un organo neutro rispetto ai magistrati. Abolizione della obbligatorietà dell’azione penale. Divisione della carriera dei giudici da quella dei funzionari del pubblico ministero; reclutamento dei giudici o esclusivamente tra gli avvocati, i notai, i funzionari dello Stato; o come in Germania con un concorso dopo il superamento del Rigorosum».

Rigorosum mi ricorda il rigor mortis…«Lei non è attrezzato, vedo. È un esame che si sostiene, dopo la licenza o il dottorato in diritto, avendo fatto per un certo periodo il procuratore, l’avvocato, l’esperto legale nell’Amministrazione pubblica o nell’impresa; oppure dopo aver raggiunto un certo grado nelle amministrazioni del Bund o dei Länder».

 
 

Continui in questo libro dei sogni giudiziari…
«Perché sogni? In altri Paesi sono cose reali. Sono sogni finché Berlusconi non si decide a trovare un interlocutore serio nella sinistra. Ma non può essere Veltroni, perché le matrici culturali del Pd sono illiberali ed è legatissimo agli Umberto Eco e ai Gianni Vattimo con le loro piazze grilline e dipietriste. E non mi parli dei cattolici democratici, ormai cataro-democratici. I Franceschini, i Lusetti, lo sbardelliano Fioroni… I giudizi sul Papa espressi a piazza Navona non saranno da loro condivisi nella forma, ma lo sono nella sostanza: sono i più duri antiratzingeriani del circondario…».

Insomma, siamo al solito suo amore per D’Alema.
«D’Alema è serio, ha stima per Berlusconi, ricambiata. I suoi Red, dei quali ho disegnato il simbolo, un punto rosso con cerchio d’oro, si inseriscono nel filone del socialismo democratico europeo e secondo me potrebbero discutere di quel che ho enunciato finora».

Ci sono altri punti sulla riforma della giustizia sperabile?
«La gerarchizzazione del pubblico ministero con all’apice un procuratore generale che o dipende dal ministro della Giustizia come nel Bund e nei Länder tedeschi, in Belgio, nei Paesi Bassi e così via, o è membro del governo, come l’attorney general inglese o i lord advocate scozzese. O anche indipendente da esso ma eletto dal Parlamento e verso di esso responsabile come l’attorney general irlandese. Determinazione delle priorità nell’esercizio dell’azione penale da parte del Parlamento o del ministro della Giustizia che ne risponde al Parlamento. Il tutto con la totale indipendenza dei giudici i quali possono essere licenziati solo con doppia deliberazione conforme delle due camere sanzionata dal capo dello Stato. Ancora…».

Non basta?
«Non sono tante cose. È una sola. Scelta la filosofia, queste norme vengono a cascata, come logica. Qui si tratta di tornare ai princìpi liberali. Secondo i quali l’unico potere è quello derivato direttamente dal popolo. E quello giudiziario allora non può essere un potere addirittura soverchiante come ora, dove la deriva porterebbe alla Repubblica dei pm».

Proceda però solo un’altra gliene prendo.
«Ripristino integrale delle immunità parlamentari e delle particolari forme di procedimento penale per i reati ministeriali. Lo hanno stabilito i costituenti come un confine tra il Parlamento organo sovrano e i pm e i giudici».

Ma come ci si arriva?
«Non con le idee di Letta che vuole che Berlusca si arrenda ai giudici e neanche con quelle di Ghedini che riuscirà a farlo impiccare ai suoi cavilli. Il mio consiglio sarebbe quello di costituire presso Palazzo Chigi una commissione di studio di altissimo livello e poi sulle sue proposte di aprire un tavolo di confronto con l’opposizione, facendo riprendere i contatti con D‘Alema. C’è anche qualcosa d’altro che si sta muovendo».

 
 
 
 
 

Parla di Francesco Rutelli?
«Seguo con attenzione il suo disegno politico. Spero porti alla costituzione di un partito riformista d’ispirazione cattolico liberale nel quale confluiscano coloro che non intendono morire socialisti. Non sarebbe affatto un’anomalia rispetto allo schema bipartitico a esempio del Regno Unito e della Germania. Lì ci sono partiti liberal democratici importanti e carichi di storia. In Italia una simile scelta permetterebbe al Partito democratico di fare l’unica opzione che lo salverebbe, quella di diventare un partito socialista come vuole D’Alema. Lasciando liberi i cattolici ora con Veltroni, di essere un partito non distante ma distinto dal Pd».

Insomma, ci sono prospettive… Berlusconi, D’Alema, Rutelli…
«E io sarei disposto a fare il presidente della commissione di cui sopra e perfino ad accettare la nomina a ministro, libero però da vincoli di disciplina».

Ministro lei? Se lo sogna, presidente. Lei non è un ragazzo di bottega.
«Lo dico da patriota repubblicano. Anni fa l’amico Confalonieri mi confidò: “Caro Cossiga, lei si deve accontentare del fatto che Silvio le voglia bene. Lei sul piano privato potrà chiedere a Silvio qualunque cosa. Ma sul piano politico Silvio sarà sempre diffidente verso di lei e di lei non si fiderà mai". Però ci provo».

Ci sarà una risposta alla lettera?
«Legga qua».

No, mi rifiuto.
«Leggo io: “Tu, Silvio, mi manderai a fare in culo e io farò lo stesso con te, ma l’amicizia è comunque salva. Con cari saluti e con amicizia. Firmato: Francesco Cossiga detto “Gattomammone della Banda dei Quattro Gatti”».


Dagospia 15 Luglio 2008

 
 

nota 1. non si disdegna fornire totale assistenza ad un anziano patriota qualora subisca attacchi dalla brigata gnocche. Sarebbe  un dovere che è un onore assolvere

cincinnato1961 @ 02:12 | commenti: commenti (popup)

Grande Sarko

Archiviato il lunedì, 14 luglio 2008 in:
Trente-trois articles, de bonnes intentions et des questions en suspens

LE MONDE | 14.07.08 | 10h47  •  Mis à jour le 14.07.08 | 10h52

En présentant la déclaration commune sur laquelle s'est achevé "le Sommet de Paris pour la Méditerranée", le président Nicolas Sarkozy a fait référence au traité de Rome pour justifier que certains points, concernant le fonctionnement de la nouvelle entité, fassent l'objet de tractations supplémentaires.

Moins précise que le texte fondateur de l'espace économique européen, cette longue déclaration de 33 articles a fait l'objet d'âpres négociations, notamment sur la question du conflit israélo-palestinien. La partie arabe a essayé sans succès d'introduire une référence directe à l'Initiative de la Ligue arabe de 2002 qui conditionne la normalisation avec Israël à la création négociée d'un Etat palestinien sur la base des frontières de 1967. De leur côté, les Israéliens ont échoué dans leur tentative d'ajouter au texte une formulation visant à exclure préventivement tout retour de réfugiés palestiniens en Israël, alors que les Palestiniens considèrent que la question relève de la négociation en cours. Au final, la rédaction de la déclaration renvoie prudemment à la dernière déclaration européenne et au processus d'Annapolis initié par les Etats-Unis, en 2007.

Parmi ses autres articles, la déclaration plaide pour un Moyen-Orient débarrassé "d'armes de destruction massive, nucléaire, chimique et biologique" et condamne fermement tout recours au terrorisme, ainsi que tout amalgame entre terrorisme et religion. La déclaration plaide encore pour "le règlement des conflits, la fin de l'occupation, la lutte contre l'oppression, la réduction de la pauvreté, la promotion de la bonne gouvernance et l'approfondissement du dialogue des cultures et le respect de toutes les religions et croyances".

Les tensions entre la France et les autres membres de l'Union européenne rétifs initialement à l'émergence, à côté du processus de Barcelone lancé en 1995, d'une entité limitée aux pays riverains de la Méditerranée ont abouti à un compromis : l'appellation officielle de "Processus de Barcelone : Union pour la Méditerranée".

S'agissant enfin de l'organisation de cette nouvelle structure, le "consensus" a été arrêté pour la désignation du coprésident issu de la rive Sud "pour une période non renouvelable de deux ans", alors que celle du président de la rive Nord devra être "compatible" avec les mécanismes de représentation en vigueur au sein de l'UE. Les autres questions, la composition et la taille d'un secrétariat permanent que la Commission européenne souhaite le plus allégé possible, "seront décidées sur la base du consensus lors d'une réunion des ministres des affaires étrangères, en novembre 2008".

Gilles Paris
 
SIX PROJETS

En annexe de la déclaration figurent six projets sur lesquels l'Union pour la Méditerranée doit prendre son essor.
Environnement : "la dépollution de la Méditerranée"
Transports : "les autoroutes maritimes et terrestres", pour accroître les échanges et faciliter "la liberté de mouvement des personnes et des biens"
Répondre aux catastrophes naturelles : "la protection civile" à l'échelle de la région
Energies : "les énergies alternatives (le plan solaire méditerranéen)"
Education : "l'université euro-méditerranéenne", qui aura son siège en Slovénie
Economie : "l'initiative méditerranéenne de développement des affaires".

 
Grande Sarko !

Stai facendo una di quelle rare cose per cui vale la pena vivere :campare per vedere realizzarsi un sogno!

Anche se onestamente nel “sogno” la capitale morale e materiale del Mediterraneo dovrebbe essere ROMA!

 

Purtroppo abbiamo una dirigenza politica non solo inetta ed incapace di avere una concezione ed una visione del futuro per ciò che concerne l’insieme, ma dipendente da questo o quel circolo di potere a cui ogni decisione  si è assoggettati.

MA QUANDO FINIRà QUESTA “DIPENDENZA” DAI POTENTATI STRANIERI?SIANO ESSI BANCARI O DEI CIRCOLI POLITICI?

Riuscirà mai il nostro paese ad avere un minimo di indipendenza per ritagliarsi quello spazio e quel ruolo dove la geografia l’ha posta? Cioè il centro del mediterraneo?

 
cincinnato1961 @ 20:34 | commenti: commenti (popup)

tanto per....

Archiviato il lunedì, 14 luglio 2008 in:
Avrei voglia di scrivere qualcosa, buttare giù qualcosa!
Ma c’è qualcosa che mi frena:a che cazzo serve?Per cosa? Ricevere il commiato di qualche altro coglione che come me è nato per vivere a 300 all’ora, salvo poi sbattere da qualche parte?!

La novità è che ho un blog!
Ho un blog che in teoria può essere cliccato e letto in ogni angolo del mondo!

Che storia!
Posso essere letto in ogni angolo del mondo, e raccontare di aver appena rovistato nel cestino della spazzatura dove ho conservato le cicche di sigarette, che ho rotto e con il poco tabacco rappezzato ci ho rullato qualche “sigaretta”.E’ irriguardoso nei confronti di chi non dispone neanche del pane e dell’acqua.

Però questo voglio dire al mondo virtuale:con la lira nonostante spese più sostenute e ritmo di vita più sostenuto a fine mese ci scappavano anche le 50mila lire da mettere da parte.

Oggi con questo cazzo di euro neppure le monetine da un cent si riescono a conservare.
La pacchia è finita!

Ma questa è una cosa che si sa da parecchio tempo.

Stamattina hanno arrestato uno di quei sindacalisti che hanno fatto carriera in politica, perché questo abruzzese secondo l’accusa avrebbe preso mazzette e si sarebbe spartito un “capretto”, cioè durante una cena a base di capretto, avrebbe gestito una sorta di comitato di affari per papparsi i finanziamenti pubblici.
Ma dove sta la novità?

La cosa assurda sarebbe quella di trovare un politico onesto.

Ma la colpa non è dei politici:SIAMO TUTTI NOI CHE SIAMO COSì.Se si presenta l’occasione propizia siamo pronti ad approfittarne.
 Non lo facciamo per cattiveria o perché siamo ingordi, semplicemente per paura, per insicurezza, perché tanto un altro al mio posto farebbe lo stesso.

E’ la mentalità, la cosiddetta cultura che ci istiga a comportarci da approfittatori ed arraffa tori, perché tanto chiunque altro farebbe lo stesso.

In sostanza oggi costa molto di più essere onesti che ladri, perché gli onesti sono mosche bianche e poi diciamolo, CI SI FIDA Più DI UN ONESTO O DI UN DISONESTO o meglio un finto onesto?


cincinnato1961 @ 19:12 | commenti: commenti (popup)

si parla poco di Sarzoky

Archiviato il mercoledì, 09 luglio 2008 in:
Il motivo è semplice, si chiama Pac, ovvero la politica agricola che i banchieri inglesi vorrebbero tutta di importazione, mentre i francesi, CHE DOVREMMO APPOGIARE, reclamano una protezione della nostra agricoltuta dei nostri prodotti e della nostra salute.

Michel Barnier: "L'UE est allée à l'extrême limite des concessions qu'elle pouvait faire en matière agricole"

03.07.2008

Gros chantier de la Présidence française de l’UE, l’avenir de la réforme de la PAC sera discuté au mois de septembre prochain par les 27. Au lendemain du début de la Présidence française de l’UE, le ministre de l’Agriculture Michel Barnier évoque ce dossier crucial pour la France, dans un entretien avec EurActiv.fr. Il revient également sur les négociations à l’OMC et les quotas de pêche.
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* La France défend la PAC dans un contexte de crise alimentaire
* Thon rouge : fin de la bataille des quotas?
* M. Barnier tente de sensibiliser les autorités communautaires aux revendications des pécheurs français

EurActiv.fr: La France a indiqué qu’elle lancerait le débat sur l’avenir de la PAC sous sa Présidence. Quelles sont les grandes lignes des propositions que vous comptez formuler lors du Conseil informel des ministres de l’agriculture à Annecy le 21 septembre ?

Michel Barnier: Notre ambition est effectivement d’ouvrir, lors du Conseil Informel des Ministres de l’Agriculture, un débat sur les orientations de la PAC après 2013. Mon expérience de Commissaire européen m’a appris le temps européen.

Il est urgent d’engager une réflexion sur le rôle de l’agriculture dans une Union européenne à 27 et les missions d’une politique agricole commune. Urgent parce que 2009 sera une année européenne neutralisée avec le renouvellement de la Commission en septembre et les élections européennes en juin. Et les discussions sur les perspectives financières 2013-2020 démarreront dès 2010.

Mon objectif pour ce Conseil n’est pas de faire des propositions mais de poser des questions sur lesquelles nous approfondirons nos échanges. Le contexte international s’est profondément transformé avec une envolée des prix de certaines matières premières agricoles, des marchés mondiaux marqués par une forte volatilité, une montée des risques sanitaires, une recrudescence des incidents climatiques et des exigences sanitaires ou environnementales croissantes sur les modes de production en Europe. Et il ne faut pas oublier l’insécurité alimentaire qui devient une question de sécurité pour notre planète.

Certains estiment que nous pourrions aujourd’hui nous passer de cette politique agricole. Ce n’est ni mon analyse ni ma conviction. Mais nous ne déciderons pas seuls de la PAC du futur. Nous devons donc réfléchir ensemble sur les conséquences de cette nouvelle donne et nous interroger sur les objectifs d’une politique agricole demain : sécurité sanitaire, alimentation diversifiée, cohésion territoriale, développement durable…Mais aussi, sur l’adaptation de nos outils pour prendre en compte les risques, localiser les bassins de production, consolider les productions fragilisées, faire émerger des règles commerciales plus équitables sur les marchés mondiaux.

Je ne préjugerai pas du résultat de ce débat. Si un large consensus se dégage, nous pourrons porter lors d’un Conseil de la fin de l’année des orientations partagées qui seront utiles lors des discussions budgétaires. Cet ordre des facteurs : les objectifs d’abord et les moyens ensuite, correspond à ma vision du politique. Et je mettrai toute mon énergie pour que ce débat se déroule dans un souci d’écoute réciproque. C’est toute la vertu du débat communautaire.

Etant donné les incertitudes sur les prix agricoles à l’avenir, pensez-vous
qu’il soit possible de trouver le modèle adéquat pour la future politique
agricole commune dans les six mois de la Présidence française ?

Il faut distinguer l’exercice du bilan de santé qui sera conclu sous présidence
française de la réforme de la PAC de 2013 qui sera décidée dans le cadre des
perspectives 2013-2020. Pour le premier, le débat est déjà largement circonscrit
puisque les projets de règlements ont déjà été publiés par la Commission et la
négociation largement engagée.

Il faut reconnaître que la volatilité des prix est très peu prise en compte. La Commission reste dans la logique des réformes antérieures marquée par le démantèlement progressif des outils d’intervention et la généralisation du découplage des aides. Elle fait le pari que les agriculteurs sont en
mesure de répondre aux signaux des marchés. La situation que nous vivons montre les limites des lois du marché quand on les laisse jouer en agriculture.

Il est nécessaire de préserver les outils de stabilisation : il n’y a pas de fatalité à les supprimer. A cet égard, les propositions de la Commission sur l’intervention en matière de céréales et de produits laitiers ne sont pas acceptables en l’état. De la même manière, je serai très vigilant pour que l’augmentation des quotas prévue par la Commission ne déstabilise pas les marchés. C’est un pilotage très fin qu’il faut mettre en place : les prix peuvent facilement se retourner.

Je serai également vigilant pour que cette suppression des quotas s’accompagne de la possibilité de contractualiser les débouchés pour éviter une concentration de la production dans les zones plus attractives, et un déséquilibre des relations entre producteurs et industriels. Cette proposition pour le secteur laitier s’inscrit dans une démarche plus large de responsabilisation des opérateurs dans la gestion des marchés pour
prévenir les crises qui est ma première ambition. C’est le sens du mémorandum que j’ai présenté à mes collègues lors du Conseil du mois de mars.

Ma deuxième ambition est de pouvoir prendre en compte la réalité des marchés dans la politique de soutien. La Commission y répond en offrant aux Etats-membres dans le cadre de l’article 68 auquel nous avons d’ailleurs largement contribué, la possibilité de réorienter les aides sur certains systèmes de production. Mais nous devons encore négocier car les modalités proposées actuellement restent beaucoup trop contraignantes.

Les propositions qui devraient se retrouver dans le bilan de santé ne répondent
qu’imparfaitement à la volatilité des prix et à l’instabilité des marchés agricoles. Ma conviction en ce domaine est que cette question ne pourra être correctement traitée que dans le cadre d’une nouvelle gouvernance mondiale.

L’union européenne ne peut seule s’attaquer à la volatilité des prix, mais a contrario, elle ne doit pas abandonner les outils qui sont de sa responsabilité e se priver d’en inventer d’autres, à l’instar de ce que viennent de faire les Etats-Unis en adoptant leur dernier Farm bill.

Vous proposez un système européen de gestion des crises, de quoi
s’agit-il exactement ?

L’agriculture, par la nature de son activité a toujours été soumise à de multiples aléas de nature diverse: climatiques, sanitaires et économiques. L’exposition à ces risques a tendance à s’accroître avec les réformes successives de la politique agricole commune intervenues depuis 1992, la plus grande ouverture des échanges agricoles dans le cadre de l’organisation mondiale du commerce et la multiplication des aléas climatiques et des crises sanitaires liée notamment au réchauffement climatique.

Mon objectif dans le bilan de santé est d’instaurer des dispositifs de couverture des risques en commençant par les risques climatiques et sanitaires. Je me suis battu pour qu’ils fassent partie intégrante de la PAC et ne soient pas inscrits de façon marginale dans la politique de développement rural. C’était la proposition initiale de la Commission en novembre. Ils sont désormais inscrits dans le cadre du premier pilier.

Nous pourrons ainsi financer par un prélèvement sur les aides une partie des primes d’assurance pour inciter les agriculteurs notamment dans les secteurs exposés à s’assurer. De la même façon, la Commission prévoit la possibilité, à partir des aides du premier pilier, de mettre en place des fonds sanitaires qui devront être cofinancés par les agriculteurs pour indemniser les conséquences des crises sanitaires dans les secteurs végétal et animal.

Il s’agit là d’avancées significatives pour donner une nouvelle dimension à la PAC et pour ouvrir des perspectives. Tout cela pourrait préfigurer des instruments plus larges pour l’après 2013.
Enfin, je voudrai rappeler que le meilleur outil de gestion des crises est de les éviter, ce qui renvoie à d’autres propositions que je porte également dans le cadre du bilan de santé de la PAC et qui forme un tout :

* la pertinence d’outils communautaires de gestion des marchés qu’il est nécessaire de préserver,
* la responsabilisation des filières dans la gestion des risques

La France partage-t-elle la même position que les 27 Etats membres de
l’UE dans les négociations OMC ? Les USA augmentent leur farm bill, il y aura donc une conclusion cycle de Doha en 2008 ?

L’objectif de l’Union Européenne est qu’un éventuel accord à l’OMC soit à la fois
ambitieux, global et équilibré. La France y souscrit, bien sûr. Ce n’est pas
simplement un slogan, et chacun de ces mots a un sens. Nous considérons que l’UE est allée à l’extrême limite des concessions qu’elle pouvait faire en matière agricole.

L’enjeu aujourd’hui n’est donc pas de faire de nouvelles concessions dans ce
domaine, mais bien de rééquilibrer les négociations, et d’aboutir à un résultat
réellement ambitieux dans les domaines de l’industrie et des services, ou sur la
question des indications géographiques. Quand une négociation est déséquilibrée, comme c’est le cas à l’OMC actuellement, ce n’est pas en faisant de nouvelles concessions qu’on arrive à la rééquilibrer. Surtout quand on connaît l’historique du cycle de Doha, où les concessions européennes ont été systématiquement empochées par nos partenaires, sans contrepartie.

Vous avez cité le vote du nouveau Farm Bill américain, qui a augmenté les dépenses agricoles, c’est un exemple qui illustre parfaitement mon propos !

Nous avons donc une vraie exigence de rééquilibrage et de réciprocité. Mais soyez conscients que cette exigence n’est pas purement franco-française : au contraire, c’est l’ensemble du Conseil qui a demandé à la Commission de rééquilibrer les négociations. Regardez notamment les conclusions du Conseil Affaires générales de mars dernier. Nous sommes donc en phase avec les autres Etats Membres, comme j’ai pu le vérifier moi-même à chaque Conseil « Agriculture et Pêche ».

Vous avez évoqué l’idée de créer un forum mondial qui réunirait la FAO, le FMI, etc qui viserait à coordonner l’action de toutes ces organisations en matière agricole. Quelle serait l’articulation entre ce forum et l’OMC ?

S’agissant de l’idée de « forum mondial » à laquelle vous faites référence, je l’avais évoquée à titre personnel il y a quelque temps. Etant donné qu’il s’agit précisément de coordonner toutes les institutions internationales dont le champ d’action impacte le développement de l’agriculture dans le monde, l’OMC aurait sa place autour de la table, comme les autres institutions.

Cette organisation a pour seul but le développement des échanges, mais le commerce ne peut être la seule réponse à la crise alimentaire mondiale. L’enjeu est d’abord d’augmenter la production agricole dans le monde, afin de nourrir les 9 milliards d’habitants que les démographes prédisent pour 2050.

Vous vous êtes opposés à la Commission sur son calcul des quotas de pêche, avant de changer d’avis et d’émettre des « doutes » sur les statistiques revendiquées par les pêcheurs français. Les méthodes de calcul de la Commission sont donc à votre avis les bonnes ?

Je suis d’accord avec la commission sur la préservation juste de la ressource. Et je reconnais que pour le thon rouge, il y a eu des abus dans le passé. J’ai moi-même joué la transparence et engagé des poursuites contre certains bateaux. Mais quand on se met d’accord sur une méthode commune, il faut la respecter.

Cette fois ci, la commission a annoncé la fermeture de la pêche 15 jours avant la date fixée. Je n’ai pas compris et je l’ai dis. J’attends que la commission me fournisse les chiffres qui ont motivées sa décision. Le commissaire européen à la pêche s’est engagé à le faire. Ce n’est pas parce qu’on est européen qu’on doit se dispenser de dire s’il y a un problème. La commission doit faire elle aussi la pédagogie de ses décisions.

http://www.euractiv.fr/priorites-de-lue-elections/interview/michel-barnier-ue-est-allee-extreme-limite-concessions-pouvait-faire-matiere-agricole-000930


gli inglesi, pardon i mafiosi banchieri vorrebbero favorire i prodotti agricoli e quindi alimentari importati, come la carne americana agli estrogeni o il mais transegenico. I francesi si oppongono.
I NOSTRI POLITICI DI MERDA COSA FANNO?

Se nel mondo gli spacciatori di derrate alimentari usano mettere made in Italy perché ciò significa qualità delle merci, le nostre istituzioni perché non ci tutelano?
forse perché sono tutti servi dei banchieri e finanzieri inglesi?

i quali ovviamente hanno interesse a commerciare cibi e prodotti scadenti e scaduti.

perché no si prova d aiutare i francesi? cioè aiutare noi stessi?
cincinnato1961 @ 00:21 | commenti: commenti (popup)

intervista Cossiga corsera

Archiviato il martedì, 08 luglio 2008 in:
Cossiga, pardon il presidente emerito sen.F.Cossiga, discendente di una facoltosa famiglia sarda, che annovera anche massoni mazziniani(un onore),ha rilasciato l'ennesima intervista al corsera al solito giornalista il cui nome è tutto un programma:AldoCazzullo.

Se nel gornale preferito di Cossiga, pardon preferito dai giornalisti praticanti FrancoMauri e MauroFranchi e cioè Libero scriveva e scrive(nonostante la radiazione dall'albo)Farina, che nel gergo si chiamava Betulla, quale è il nome usato nel gergo per Cazzullo?Forse Cazzaro? Oppure bisogna chiedere alla Debka quale lo pseudononimo der Cazzaro?

ps.Ma come cazzo si fa a dedicare 8 minuti di tg5 delle 13 ad una ragazza morta in spagna, mentre qua sta andando tutto a puttane?
cincinnato1961 @ 23:28 | commenti: commenti (3)(popup)

oroscopo fiat

Archiviato il martedì, 08 luglio 2008 in:

È LA BMW LA PARTNER FIAT ANNUNCIATA DA MARPIONNE (SENZA FARE NOMI)
COOPERERANNO SU UNA PIATTAFORMA DI UTILITARIE, PUNTO E MINI, IN VENDITA 2010
LE DUE SOCIETÀ PER SVILUPPO DI UNA NUOVA FAMIGLIA DI MOTORI A BENZINA E DIESEL




Luca Ciferri per Automotive News Europe
(http://www.autonews.com/article/20080708/COPY01/249976980/1193)



Fiat and BMW coopereranno per sviluppare una nuova piattaforma di utilitarie.
La piattaforma si baserà sulla prossima Fiat Grande Punto e la Mini BMW di terza generazione. Entrambe le macchine verranno messe in vendita dopo il 2010.
Le due società stanno anche pensando allo sviluppo di una nuova famiglia di motori a benzina e diesel.

L’ad Fiat, Sergio Marchionne ha dichiarato oggi che domani verrà annunciato il partner straniero, senza aggiungere altri dettagli.
Ma fonti di società fornitrici che hanno familiarità col progetto, hanno rivelato ad Automotive News Europe che la cooperazione sulle utilitarie sarà con BMW.



La Fiat ha già stretto alleanze industriali con case automobilistiche come PSA/Peugeot-Citroen, Suzuki and Tata.
La BMW coopera in Europa con PSA sulla produzione di motori e ha anche una on joint venture in Cina con Brilliance.
È ormai abitudine delle grandi società automobilistiche la cooperazione con i concorrenti per ridurre i costi d’investimento sui nuovi modelli.

AUTO: ACCORDO FIAT-BMW
Corriere.it - Accordo industriale in arrivo tra Fiat e Bmw. L'intesa, che sarà siglata mercoledì, è stata resa nota da Fiat e Bmw che hanno confermato l'avvio di una collaborazione industriale nelle piattaforme e nei componenti con l'azienda torinese. Entro l'anno in corso sarà completato l'esame della collaborazione e verrà concluso l'accordo definitivo. Bmw ha siglato con Fiat, in particolare, un memorandum of understanding per la cooperazione su Mini e Alfa Romeo.

FIAT - Una «tappa significativa nella nostra strategia di alleanze». È il commento dell'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne all'intesa. «Siamo lieti di lavorare con un partner stimato e rispettato nel settore automobilistico - ha proseguito - con il chiaro obiettivo di accrescere la competitività di entrambi i partner». Secondo una nota diffusa dal Lingotto il memorandum d'intesa riguarda la «collaborazione su componenti e piattaforme per modelli Alfa Romeo e Mini». Nell'ambito dell'intesa, poi, Bmw dovrebbe fornire un supporto per il ritorno del marchio Alfa Romeo sul mercato nordamericano. 



BMW - «Stiamo esaminando la possibilità di un uso comune di componenti e piattaforme per i modelli dei marchi Mini e Alfa Romeo - ha spiegato Friedrich Eichiner, membro del board del gruppo Bmw - con l'obiettivo di accrescere le economie di scala e il contenimento dei costi nell'ambito della nostra strategia number One». I due partner, si legge nella nota, «hanno convenuto di non divulgare dettagli della collaborazione. I risultati dei colloqui verranno probabilmente annunciati entro la fine dell'anno.


Dagospia 08 Luglio 2008


Questa faccenda è sicuramente casuale, per ciò che mi riguarda.
SICCOME PERò QUESTO OROSCOPO è DA ANNI CHE L'HO FATTO E CHE CIOè L'UNICA POSSIBILITà DI SALVEZZA PER LA FIAT ERA UN MARITAMENTO CON BMW, per questo oroscopo voglio essere pagato.
Perché occorre conoscere il resto della storia.

E questo lo tengo per me.
cincinnato1961 @ 23:13 | commenti: commenti (1)(popup)