La crisi è s i s t e m i c a

Archiviato il venerdì, 30 maggio 2008 in:

I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio


L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08

http://83.224.70.5/www.comedonchisciotte.orgg/site/modules/Forums/templates/subSilver/images/spacer.gif 


Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).

Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.

Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.

Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.

Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.

Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.

Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.

E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.

E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.

Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).

I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.

Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.

Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.

Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.

Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!

Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?

Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.

In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.

E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.

Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):

Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.

E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.

Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.

Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.

Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!

Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).

E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).

Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.

NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.

Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.

 

 

 

I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio


L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08

http://83.224.70.5/www.comedonchisciotte.orgg/site/modules/Forums/templates/subSilver/images/spacer.gif 


Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).

Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.

Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.

Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.

Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.

Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.

Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.

E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.

E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.

Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).

I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.

Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.

Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.

Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.

Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!

Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?

Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.

In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.

E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.

Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):

Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.

E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.

Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.

Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.

Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!

Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).

E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).

Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.

NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.

Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.

 

 

 

I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio


L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08

http://83.224.70.5/www.comedonchisciotte.orgg/site/modules/Forums/templates/subSilver/images/spacer.gif 


Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).

Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.

Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.

Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.

Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.

Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.

Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.

E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.

E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.

Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).

I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.

Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.

Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.

Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.

Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!

Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?

Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.

In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.

E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.

Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):

Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.

E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.

Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.

Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.

Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!

Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).

E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).

Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.

NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.

Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.

 

 

 

I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio


L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08

http://83.224.70.5/www.comedonchisciotte.orgg/site/modules/Forums/templates/subSilver/images/spacer.gif 


Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).

Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.

Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.

Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.

Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.

Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.

Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.

E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.

E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.

Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).

I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.

Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.

Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.

Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.

Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!

Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?

Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.

In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.

E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.

Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):

Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.

E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.

Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.

Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.

Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!

Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).

E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).

Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.

NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.

Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.

 

 

 

I lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio


L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

AIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
Un meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. Non vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

Luca Conforti
Fonte: www.giornalettismo.com
Link: http://www.giornalettismo.com/archives/778/dateci-la-recessione-vi-prego/
27.05.08

http://83.224.70.5/www.comedonchisciotte.orgg/site/modules/Forums/templates/subSilver/images/spacer.gif 


Non so chi sia LucaConforti, però ha dato un quadro abbastanza chiaro della situazione, dove la soluzione sarebbe quella di fermarsi un momento, far passare la tempesta e ripartire.(addà passà à nùttata).

Da parte mia uso un paragone più drastico:
quando un edificio presenta delle crepe, le fondamenta non sono stabili, e nonostante interventi e correzioni continuano ad aprirsi delle crepe, la soluzione è semplice:
si abbatte l'edificio e lo si ricostruisce.
In termini più pratici, si ingoia l'amaro calice, si stringe i denti e la cinghia per qualche anno,(dai 3 ai 5)cominciando fin da ora per avere nel 2015-2020 i primi effetti positivi della ricrescita.

Il problema però in un contesto simile è rappresentato da sicuri rigurgiti conservatori reazionari, perchè un conto è tirare la cinghia, vivere nelle ristrettezze da parte di chi non ha, cioè il ceto più povero della società.
Chi è abituato a vivere con 500 euro al mese, si adatterà con molta più facilità a vivere con 400 euro al mese.

Mentre la cosa è molto più difficile per chi ha uno standard di vita più elevato, perché umanamente è più facile accettare il non disporre, il non ottenere, il non migliorare la propria condizione, piuttosto che perdere di quanto si dispone, del vedersi togliere un qualcosa che appartiene, di vedersi annullare i risultati raggiunti in quel traguardo che si chiama benessere.
Questo può comportare e comporterà di certo input reazionari di cui a farne le spese potrebbero essere per primi gli immigrati.
Si guardi e si faccia ammenda della spinta reazionaria che è avvenuta in sudafrica, dove la popolazione indigena, già di per sé povera, scarica la rabbia nei confronti di chi vive la loro stessa situazione ma ha la colpa di non essere indigeno.

Certo la nostra cultura sociale è abbastanza matura al punto di evitare situazioni simili o perlomeno di contenere sprazzi di input reazionari.

Però attenzione, gli effetti veri della crisi in atto ancora non sono venuti a galla del tutto.
Finora è la punta dell'iceberg, che sotto cela le conseguenze di una globalizzazione avvenuta troppo rapidamente, della quale si è tenuto conto, in tutto l'occidente, solo degli effetti positivi che hanno avvantaggiato i pochi, mentre le conseguenze negative stanno per scaricarsi sui più.

Cioè ED è QUELLO CHE NEL MIO PICCOLO SOSTENGO DA SEMPRE, CIOè DA QUANDO USO INTERNET e ho la possibilità di porre all'attenzione le mia valutazioni, OVVERO CHE LA CRISI ATTUALE è S I S T E M I C A, e non ciclica, come sostenuto dai più.
Per esempio l'autore dell'articolo sopra inserito, fa una foto nitida della situazione, però la situazione è inquadrata in una prospettiva dove la crisi attuale appare ciclica, come le tante accadute in passato.
Cioè periodicamente i mercati finanziari e l'economia sono oggetto di "sconquassi", causati da scompensi e forzature del mercato.
Cioè se il mercato cresce spinto da bolle speculative, prima o poi queste non avendo basi certe, valori reali e tangibili, sono destinate a sgonfiarsi come è accaduto per la neweconomy o l'immobiliare.
Avviene che il mercato si squilibra, cioè ad un valore finanziario non corrisponde un valore reale effettivo, per cui si hanno le crisi cicliche, ovvero è il mercato stesso a sgonfiare le bolle fittizie e riportare i valori in equilibrio.

E la crisi finanziaria attuale, per la maggioranza degli "esperti" e degli "analisti", sarebbe relativa appunto ad una bolla speculativa che alla fine per forze di causa maggiore è venuta a galla:i debitori non pagavano più le rate ai creditori.
Quindi è il mercato a ristabilire l'ordine,escludendo le anomalie.

E sempre secondo gli esperti (e pure secondo me)la bolla immobiliare in Usa è stata necessaria per far fronte allo scoppio di un altra bolla, quella del new economy.
In sostanza le autorità monetarie americane, hanno scelto di pagare una cambiale, un debito(la crisi dovuta alla new economy)contraendo un altro debito, rinnovando cioè la cambiale, dove naturalmente i costi, le spese passive sono aumentate.

Hanno, le autorità bancarie americane, preferito rimandare il boccone amaro, abbassando i tassi di interesse, favorendo appunto la creazione di un altra bolla per contenere gli effetti della bolla precedente.
(perché non si venga a dire, che non era stato calcolato il rischio nel momento in cui si è arrivati a concedere prestiti a clienti sicuramente e palesemente insolventi).

I tassi di interesse bassi, hanno comportato la possibilità di investire per milioni di persone.
MA DOVE HANNO INVESTITO GLI AMERICANI?
Nel settore immobiliare e nei consumi.

Non in settori produttivi che generano valore e quindi ricchezza aggiunta, ma nell'immobiliare, comparto soggetto alla volatilità dei mercati,il cui prodotto non genera valore aggiunto, ricchezza in scala sul medio e lungo periodo, ma solo plusvalenze o minusvalenze a seconda degli andamenti dei mercati.
E addirittura milioni di americani hanno approfittato dell'alto valore degli immobili e dei bassi tassi di interesse per contrarre prestiti con le banche e le apposite istituzioni.
Prestiti usati poi per i consumi, per mantenere uno standard di vita che altrimenti non sarebba stato possibile attraverso il lavoro e lo stipendio relativo alla produttività-
IN SOSTANZA IL PIL DEGLI AMERICANI NEGLI ULTIMI 5-6 ANNI è CRESCIUTO NON A CAUSA DELLA PRODUTTIVITà DELLA RICCHEZZA CREATA, MA a causa dei consumi, cioè DELLA RICCHEZZA SPESA.

Attenzione, questo è il più grande paradosso che si ha quando il capitalismo o perlomeno un sisema basato sul capitalismo derivato da un liberismo senza regole e freni,ed in PRATICA è ARRIVATO QUESTO SISTEMA NELLA SUA FASE TERMINALE.

Cioè la crisi attuale è sistemica e non è inerente la ciclicità dove i mercati finanziari sono soggetti a stravolgimenti che però alla fine sono utili ed indispensabili a riequlibrare il mercato stesso, come nel caso delle bolle, che in quanto anomalie è il mercato stesso ad eliminarle.

Non ci si chiede cioè, perlomeno esperti, economisti da nobel o da salotto(come quelli nostri, che da milano o dagli usa si sentono e vogliono apparire come dei guru, quando nella realtà e della realtà non capiscono un cazzo)il perché di queste bolle, il perché le autorità monetarie americane invece di assumere posizioni rigide e concrete difronte alla bolla della new economy, hanno invece continuato la stessa strada, cioè creando(CONSAPEVOLMENTE..E NON SI AFFERMI IL CONTRARIO, PERCHé LA REGOLA NUMERO UNO DI OGNI BANCHIERE DAL CASSIERE FINO A GREESPAN è QUELLA DI VALUTARE I RISCHI) una bolla più grande!

Perché il pil usa è cresciuto non con la ricchezza creata, ma con la ricchezza che è stata spesa oltretutto a debito?
Perché anche se più contenuti in tutta europa si stanno avendo gli stessi effetti degli Usa?
Cioè, mettiamo nelle mani dei cittadini europei il danaro avuto ipotecando la casa-COME AVEVA PROPOSTO NEL 2003, IL GENIO CREATIVO TREMONTI-ed avremmo un Pil sopra ogni media, perché crescerebbero i consumi...MA FINITI I SOLDI, CON LE RATE DA PAGARE E RELATIVI TASSI DI INTERESSE AUMENTATI, COSA RIMANE?

Il dato di fatto, la radice del problema è che in occidente non è più possibile creare ricchezza(e quindi avere gli stessi standard di vita) agli stessi livelli di 20-30 anni fa.
Negli Usa per mantenere gli stessi standard di vita(cioè consumare) sono ricorsi al debito, anche se non disponevano e non dispongono della possibilità pratica tangibile di pagarli.

In europa siamo nella stessa situazione degli Usa, con la differenza che si è fatto meno ricorso al debito rispetto agli americani.
Cioè i debiti ci sono comunque, ma in europa ancora non sono state ipotecate le abitazioni per poter disporre del danaro per pagarsi la vacanza, il lifting l'auto nuova e via via.

E all'origine di ciò vi è l'indirizzo sistemico intrapreso negli anni 80, con la deregulation e le politiche iperliberiste attuate dai governi inglesi ed americani, cioè le locomotive finanziarie globali.

Inizialmente ciò ha comportato dei vantaggi sia per le imprese(produzioni a costi minori) e sia per i consumatori(inflazione contenuta):

Ma fino a quando il fenomeno è stato circoscritto e limitato si è badato solo agli effetti positivi e non si è calcolato e preventivato il rovescio della medaglia e cioè che se si spostano produzioni che generano ricchezza in altri paesi, significa che questa ricchezza viene persa dai paesi cui è stata sottratta.

E con l'ingresso della cina nel Wto, questa discrepanza è diventata palese, evidente o meglio sentita da parte di milioni e milioni di persone che non solo hanno perso il lavoro, ma la cui occupazione soffre di concorrenza al ribasso, è oggetta cioè ad una competizioni impari, perché se lo stesso paio di scarpe o lo stesso pc o la stessa auto(nel 2009-2010 quando la cina potrà esportare le sue auto in tutto il mondo, sarà LA FINE)in cina costa 10 volte meno, o in occidente ci si adegua al ribasso oppure l'azienda chiude.

Questo è quanto!
Non occorrono cervellotiche analisi o essere dei geni per rendersi conto della situazione.
La realtà è questa.Stop!
IN OCCIDENTE NON è PIù POSSIBILE CREARE RICCHEZZA ATTRAVERSO LA PRODUTTIVITà, OVVERO QUEL SISTEMA CHE HA CONSENTITO LO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE DEGLI ULTIMI 100-150 ANNI.

Poi che i nostri guru, dicano che in europa l'80% delle persone dovrà lavorare come scopini, inservienti, cuochi camerieri lustrascarpe etc, è relativo, perché qualcosa bisogna pur fare per vivere(anzi SOPRAVVIVERE).
Però bisogna scordarsi negli anni a venire, lo standard di vita, il benessere finora avuto, perché il sistema che in occidente ha consentito ciò è arrivato al capolinea, e traccia nuovi tragitti e percorsi in oriente.

Tanta troppa gente, o fa finta di non capire o non capisce.
MA IL DATO DI FATTO è SEMPLICE:LA PACCHIA è FINITA!

Per ciò che concerne l’aumento del greggio, e dei beni alimentari, a parte il fatto che anche in ambito Ue si riconosce che c’è una speculazione in atto e che specie in ambito alimentare né la domanda e né le quote destinate al biodiesel sono causa di questi aumenti sproporzionati, bisogna prendere atto del fatto che il peak-oil è stato raggiunto.
Anche se le varie autorità non possono confermarlo ufficialmente, è evidente che nell’estrazione del greggio il rapporto costi benefici si sta spostando sempre di più verso i costi.
E appunto peak oil significa che l’estrazione del greggio è arrivata ad un punto dove diventerà sempre più costoso e sconveniente il suo utilizzo.(addirittura i rockfeller, si danno alle fonti energetiche alternative e pulite….gli ci sono voluti 150 anni ai rockfeller per rendersi conto che il petrolio inquina, oppure hanno capito oggi che in futuro il petrolio non sarà più la ricchezza primaria?..io propendo per la seconda).

E mentre quasi tutti i paesi programmano il futuro(perché futuro è ciò che si semina oggi)solo In Italia si rimane indietro, e addirittura si rispolvera il nucleare, promettendo bollette gratis a chi ospiterà le centrali…fra 20 anni.(certo che la lobby nucleare, ne ha di soldi da spendere!).

Ovvero buttare nel cesso migliaia di miliardi di euro solo per avere un 10% di energia, e senza calcolare che la materia prima, l’uranio, costerà prezzi esorbitanti.

NOI ITALIANI SIAMO GENTE CHE PENSA DI FARE I SOLDI METTENDO SU FABBRICHE DI CAPPELLI… E MAGARI SENZA ACCORGERSI CHE STA NASCENDO GENTE SENZA TESTA.

Per non avere problemi al fegato meglio lasciare stare questo governo, che date le premesse causerà più guai del peggiore governo della storia repubblicana, cioè quello di prodi e dei parassiti sindacali e di sinistra.

 

 

 

cincinnato1961 @ 12:39 | commenti: commenti (popup)

parla tremonti

Archiviato il sabato, 24 maggio 2008 in:
premessa:per disperazione non rileggerò quello che scrivo!
PARLA TREMONTI..

Anzi scrive Tremonti.
Scrive sul sole 24 ore un lungo articolo per dirci cosa ha intenzione di fare.
Ci fa capire che ha carta bianca per ciò che concerne la politica economica.
E soprattutto mette sull’avviso chi di dovere che in Italia si potranno fare buoni affari.
Infatti chiude il suo articolo con parole come:liberalizzazioni,semplificazioni privatizzazioni.
Guarda caso anche il finanziere Buffett è pronto a fare affari in Italia, si dice pronto ad investire in aziende famigliari.
Si dice di Buffett che sia uno che prima di spendere un cent deve essere sicuro al 100% che questo gli abbia reso almeno 10 volte.
In Italia di affari lucrosi, di quelli che fanno guadagnare ce ne sono pochi.
Uno è relativo al cosiddetto crimine organizzato, cioè il traffico di droga su tutto.
Un altro riguarda la spesa pubblica, cioè appalti o dismissioni del patrimonio pubblico..
Escluso un coinvolgimento di Buffett nel malaffare, ed escluso un suo interesse per appalti di opere pubbliche non rimane altro che il piano di dismissioni di quello che resta del patrimonio pubblico.
Patrimonio soprattutto immobiliare, che senza una revisione degli estimi catastali diventa una vera manna per chi ha da spendere.
E gli squali della finanza, come Buffett si mettono in lista di attesa, dato che l’attuale governo, da come scrive Tremonti non ha altri margini di manovra per non andare in default che quello di svendere ciò che resta del patrimonio pubblico.

Forse si è gioito troppo in fretta sulle aspettative del nuovo governo.
Gli unici interventi per favorire la domanda sembrano che sono e resteranno quelli relativi al taglio dell’ici e la detassazione degli straordinari.
Taglio dell’ici che influisce mediamente per 100 euro all’anno, e sugli straordinari solo una parte dei lavoratori usufruiranno di qualche decine di euro in più in busta paga.

Taglio dell’ici, che era l’unica tassa federale poiché erano i comuni a riscuotere direttamente, ed il cui corrispettivo verrebbe finanziato con non meglio specificate risorse da reperire tagliando spese programmate nell’ultima finanziaria.
(PREVEDO CHE SARANNO MOLTI I COMUNI CHE SI AGGIUNGERANNO ALLE CENTINAIA CHE SONO DOVUTI RICORRERE AI DERIVATI PER FINANZIARSI)..

E sugli straordinari, molte Pmi, già pagavano i dipendenti con straordinari già detassati.

Avevo preparato una quindicina di cartelle, relative alla valutazione ed alle prospettive.

ANCHE SE SONO SNOBBATO CONTINUO LO STESSO PER LA MIA STRADA..purtroppo io capisco gli altri, ma gli altri non capiscono me….forse ha ragione quel vecchio maestro elementare:ti capiranno, vedrai ti capiranno quando ti studieranno.
La vecchiaia a volte può comportare saggezza, altre volte magari entusiasmi simili a quelli dei bambini.

Resta il fatto comunque che mi da fastidio quando mi si dice che le mie siano opinioni:CERCO SOLO DI DESCRIVERE DATI DI FATTO.

E un dato di fatto è l’articolo di Tremonti che ora VIVISEZIONO:


Inizia con logiche premesse, ovvero che la politica economica è incentrata sul patto di stabilità e quanto convenuto con le autorità dell’Ue, e naturalmente con il programma che il cdx ha proposto agli elettori nell’ultima tornata elettorale-

L’azione del governo sarebbe cominciata con questi 2 provvedimenti-taglio ici-per favorire la domanda, detassazione sperimentale straordinari e premi produzione-per favorire la produttività.

Ambiguo il passaggio relativo alle risorse necessarie da destinare ai comuni per coprire il mancato introito dell’ici :

“la copertura di bilancio sarà operata con la corrispondente riduzione di voci di incremento discrezionale, e non particolarmente produttivo della spesa pubblica operati durante la campagna elettorale con il “decreto milleproroghe”e appena prima con la legge finanziaria 2008”

Traduzione:è come se dovessi riscuotere una somma da un mio debitore, il quale mi dice che non deve essere più lui a pagarmi, ma un suo amico che tramite il cognato ha fatto un lavoro ad un parente che gli deve molti soldi, per cui quindi se aspetto avrò anche gli interessi, anche perché il parente ha fatto un terno al lotto e quindi ora se la passa bene.
SE POTESSI ATTRAVERSO L’ANCI, AVVISEREI TUTTI I COMUNI D’ITALIA DI EVITARE SPESE FUORI BILANCIO,NEL SENSO DI NON CONSIDERARE ASSOLUTAMENTE LE CIFRE RELATIVE ALL’ICI..PERCHé I COMUNI SI SCORDERANNO QUESTO INTROITO.

L’articolo prosegue ripetendo ciò che era nella premessa, ovvero ribadendo gli impegni con L’UE del nostro paese nel rispettare l’obiettivo di pareggio di bilancio entro il 2011 e che per questo scopo occorreranno 20-30 miliardi di euro.(questa “vaghezza”, 20-30, come se si accennasse a bruscolini, testimonia il fatto di come in Italia manchi chiarezza e serietà!..forse perché chi è così vago fa il frocio con il culo degli altri:tanto è il pecorume a pagare, 20 o 30 che differenza fa?)

MA ORA VIENE IL BELLO:

In sostanza il commercialista di cuneo, ci anticipa che rispetto agli anni passati non si perderà tempo in chiacchiere, ma si andrà subito al sodo.
Negli anni passati, il DPEF che veniva presentato in luglio era solo un esercizio sintattico, un modo per far fare qualcosa alle centinaia di PARASSITI E FANNULLONI impiegati presso i vari ministeri, i quali si sbizzarrivano a scrivere in genere un trentina di pagine di cazzate, che avrebbero dovuto costituire la struttura della politica economica del paese.
====================================================================

RILEGGERE TUTTI I DPEF DEL PASSATO PER RENDERSI CONTO DELLA CAZZATE CHE CI SONO SCRITTE…addirittura spesso è successo che anche la finanziaria scritta in genere alla fine di settembre fossero solo stronzate, che solo in dicembre in fase di approvazione si dimostravano tali, cioè quando essa viene stravolta da migliaia di emendamenti, che in termini poveri significa;ogni PARLAMENTARE PORTA IL Più POSSIBILE AL SUO ORTICELLO, allo stesso modo delle lobby e di chi ha influenza nelle istituzioni.

Un governo serio che ha a cuore gli interessi del paese come prima cose DOVREBBE PROPORRE DI CAMBIARE L’ITER DELLA LEGGE DI BILANCIO.Perché è inutile fare progetti e programmi quando poi in dicembre si stravolge tutto.
(si veda l’ultima finanziaria, che aveva un progetto di spesa di11 miliardi di euro, ed alla fine sono diventati 16 miliardi di euro…NESSUN PENNIVENDOLO è ANDATO A CERCARE I MOTIVI DI Ciò…NESSUNO HA SPIEGATO AL PAESE DOVE FINISCONO QUESTI SOLDI).
In sostanza la legge finanziaria 2009, sarà attuata già con il DPEF,dove per ciò che concerne gli impegni con l’Ue(pareggio di bilancio)
“sarà basato sulla integrale convergenza tra parte programmatica e parte attuativa così da dare fin da subito piena organica e responsabile attuazione agli impegni UE”

Traduzione:
:pecorume tenete a portata di mano la vasellina perché la suppostona è pronta già da luglio..vi abbiamo dato 100 euro con l’ici che abbiamo tolto ai comuni, ma sappiate che quella cifra la dovrete tirare fuori, perché gli impegni con l’ue significano che dobbiamo pagare almeno 10 miliardi di euro all’anno aldifuori di tutte le altre spese.
Ed è inutile che protestate, o che vi fate strumentalizzare dai sindacati, anche senza l’udc abbiamo una maggioranza a prova di ribaltone, quindi zitti e mettetevi a 90°.

E il commercialista di cuneo facendosi scudo sulla maggioranza del suo governo arriva addirittura a minacciare:
”pur esistendo margini tanto per una imposizione aggiuntiva sui cosiddetti “guadagni di congiuntura”(eiunaudi)quanto per una riduzione di eccessivi e negativamente simbolici meccanismi premiali”

Tremonti è un ministro della repubblica, è il ministro delle finanze e quindi date le multe non pagate potrebbe anche mettermi in galera..però lo stato ci rimetterebbe, perché i soldi non li avrebbe lo stesso e dovrebbe passarmi vitto ed alloggio..ma COME FACCIO A RISPETTARE UNA PERSONA CHE DICE COSE DEL GENERE IN QUESTO MODO?
In sostanza minaccia (scomodando Eiunaudi) di tassare le rendite finanziarie o quelle rendite dovute alle speculazioni, alle truffe legali delle banche, ai petrolieri e addirittura “minaccia” di tassare gli stipendi dei manager, anzi dei magnager …ma lo dice tanto per dire:
PUR ESISTENDO MARGINI…etc etc..
(non è che tocca rimpiangere padoa schioppa?)
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E tremonti continua sull’evasione fiscale, dove afferma che questa anomalia si può risolvere attraverso una fiscalità federale, cioè solo gli enti locali possono accertare quello che a livello centrale può sfuggire.
Poi sulle cause storiche non specifica cosa vuole intendere.
Forse che l’Italia è un paese di furbi?
Allora omette di dire che ci sono troppi commercialisti come lui che aiutano questi furbi.
Per ciò che concerne l’asimmetria tra un “economia largamente diffusa sul territorio ed una macchina fiscale totalmente centrale” non esiste una normativa in materia per cui gli studi di settore, i controlli dell gdf hanno ambito territoriale?
(e sarebbe un infamia, ma l’evasione fiscale sarebbe debellata in pochi mesi se ai delatori di dessero dei premi, cioè creare la figura del “cacciatore di evasori”, il quale però non deve essere coperto dall’anonimato, e che nel caso di ingiusta accusa deve subire conseguenze legali).

E prosegue il nostro commercialista:
“fermo tutto quanto sopra,e ribadito in aggiunta che, essendo impossibile ingiusto e controproducente aumentare ulteriormente la già eccessiva pressione fiscale generale”

E continua con ultimo punto:

“si ha che l’attuazione del citato piano triennale di stabilizzazione della finanza pubblica potrà e dovrà essere operata soprattutto dal lato della riduzione della spesa pubblica”

TRADUZIONE:
ho riportato anche i passaggi che si potevano riassumere in 2 parole perché in sostanza Tremonti e questo governo non sanno a che santo votarsi.
Minacciano banche ed alta finanza e manager di far pagare loro le tasse, ma poi alla fine è come se dicesse: ci siete cascati? Scherzavo(per voi ho pronto qualcosaltro).
La lotta all’evasione fiscale la si deve fare a livello locale, io certo non posso farla, perché dovrei essere il primo ad andare in galera, viste tutte le tasse che ho aiutato ad evadre.
Se i comuni sono bravi a riscuotere le tasse va bene per tutti.
Mettere altre tasse è impossibile, oramai siamo arrivati a togliere anche le suole delle scarpe.

NON RIMANE QUINDI CHE TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA.
MA DOVE TAGLIARE PER ORA è MEGLIO NON DIRLO.
Abbiamo guadagnato qualche punto di fiducia per l’abolizione dell’ici la detassazione degli straordinari, e non possiamo perderlo subito dicendo che dovremo tagliare spese sanitarie servizi scolastici, assistenza, sgravi.
Il pecorume non sa che governo prodi o governo berlusconi, le direttive superiori non mutano, sono le stesse. Tuttalpiù la differenza tra noi e il governo prodi è su chi si piglia la fetta più grossa della torta.Per il resto la cinesizzazione è un programma che investe tutto l’occidente e deciso dai grandi grembiulini, rispetto ai quali noi parrocchiette di provincia siamo come chierichetti al cospetto di un cardinale.

(però è forte il commercialista di cuneo!...ritiene di essere un genio, ma in fondo non è stupido!
Nel 2003 aveva proposto di fare come negli Usa:cioè far ipotecare le case di proprietà ai cittadini per ottenere prestiti e quindi soldi da spendere per sostenere il PIL,SALVO CHE SE SI SAREBBE FATTA UNA COSA DEL GENERE OGGI MOLTI CITTADINI STAVANO A VIVERE SOTTO I PONTI!..
Addirittura arriva a minacciare questi grembiulini del vero potere, le banche, ma vedremo più avanti).

E lo afferma in un certo senso della volontà di tagliare le spese :
“riduzione (della spesa)che non solo è in linea con l’idea liberale del limite del peso dello stato sull’economia” e prosegue con la tiritera degli impegni assunti per pareggiare il bilancio, insistendo sul fatto che la somma è stata stabilita dal governo prodi(20-30miliardi di euro) e che dovrà essere reperita attraverso il taglio della spesa pubblica.
Taglio della spesa pubblica che ovviamente non potrà concernere i parassiti della PA, ma appunto il welfare. Però sul Welfare , secondo il commercialista di cuneo,si può recuperare compensando i tagli con l’attuazione del federalismo fiscale. Quindi gli enti locali dovranno reperire le risorse necessarie e compensare i tagli che verranno fatti dallo stato centrale.
Quindi attraverso il federalismo fiscale si reperiranno quelle risorse necessarie per la sanità i servizi ed i diritti dei cittadini.

PERò SE IL FEDERALISMO FISCALE NON FUNZIONASSE? SE I CITTADINI NON POTRANNO ESSERE SPREMUTI Più DI TANTO? SE POI MOLTE REGIONI ED ENTI LOCALI NON DISPORANNO DELLE RISORSE NECESSARIE?
SE POI SI CREASSERO DELLE DISPARITà?
SE SUCCEDERà CHE AVREMO REGIONI BENGODI E REGIONI PURGATORIO?
Poi che si farà? A parte il fatto che il reato di immigrazione clandestina verrebbe esteso da regione a regione(se nel veneto si vivrà da nababbi rispetto alle marche correrò a stabilirmi in veneto) .

D’accordo il suppostone al pecorume, MA PER Ciò CHE CONCERNE I PROGRAMMI FUTURI, SPECIE QUELLI FATTI INSIEME ALL’OPPOSIZIONE, SI EVITI DI FARE LE COSE A CAZZO DI CANE!(per chi non sa come è fatto il cazzo di un cane, si informi…ed approfondisca del perché nel rapporto sessuale tra cane e cagna c’è il rischio che faccia “mappa” appunto a causa del cazzo del cane)..

Per ciò che concerne le disparità fra le varie regioni che potranno crearsi attraverso il federalismo fiscale, in un altro articolo avevo letto che si terrebbe conto appunto delle differenze fra le varie regioni. TRemonti accenna in questo articolo alle differenze nord sud.
Dopo una sorta di accorato appello affinché anche l’opposizione e tutte le parti sociali optino per il federalismo fiscale, Tremonti per molte righe vuole dare atto che è ben conscio della situazione economica attuale generale e dei rischi a cui andiamo incontro.
Una crescita zero significa ovviamente meno entrate e quindi difficoltà per il sistema paese nel suo insieme.
Ovvio che ad un economia sana e forte corrisponde vantaggi per tutti, mentre in un economia in difficoltà chi ne subisce gli effetti sono le fasce più deboli della popolazione.

Non incollo questi passaggi perché si riassumono con nitidezza.

E Tremonti proverà in sede di Ue, di ottenere qualche proroga rispetto agli impegni assunti, poiché se la crescita sarà vicina allo zero, (senza polemiche) occorrerà quindi ridiscutere i termini di rientro, dato che quando i patti furono stabiliti questi erano stati formulati attraverso parametri che indicavano una crescita dell’1%.
Oltre naturalmente in sede UE fare chiarezza sulle incertezze giuridiche riguardo all’irap ed altri cavilli burocratici inerenti la fiscalità societaria..si allude forse all’iva sulle auto aziendali?.

Poi c’è uno sguardo all’attuale situazione globale, all’inflazione galoppante relativa ai prezzi dei beni alimentari ed energetici, a cui l’europa non riesce a far fronte assistendo passivamente all’erosione della ricchezza, all’impoverimento di fasce sempre più ampie.

Ed in questo caso lo stato dovrebbe intervenire, sia per aiutare le fasce più deboli e sia per evitare che avvengano distorsioni.(cioè, crisi economica comporta crisi sociale, crisi sociale uguale protesta, disordine diffuso, disordine diffuso si blocca con autorità).

E scrive Tremonti.(e per queste cose si è meritato l’appellativo di filosofo da parte di bersani):

“Sappiamo anche che nel tempo presente ed in europa-non in altri paesi del mondo-i governi non hanno più il potere necessario per modellare la società o fare parti importanti dell’economia”

EBBENE QUESTA è UNA STOCCATA ALLA BCE, AL FATTO CHE I GOVERNI NAZIONALI NON AVENDO Più SOVRANITà MONETARIA, non possono più attuare decisioni importanti relative al proprio paese.
Cioè solo in europa succede che le varie economie debbono adattarsi all’euro.
Mentre in tutti gli altri paesi del mondo le monete vengono adeguate ai parametri dell’economia reale.

In sostanza in europa il vero potere decisionale economico e quindi politico e quindi sociale è pertinenza della Bce. Essendo la bce controllata per la maggior parte dalle più grandi banche europee e globali, di fatto l’europa è fondata ed INDIRIZZATA DALLA DITTATURA DEI BANCHIERI.

E continua Tremonti:
“Ma sappiamo che pur dentro questo limite i governi hanno ancora il potere-dovere di attenuare alcune distorsioni che emergono nella società e di concorrere a costruire la piattaforma materiale ed immateriale istituzionale e funzionale su cui si fa l’economia.”

In sostanza Tremonti dice che il pecorume alla fine vota a noi politici non a voi banchieri.

Ed almeno TRA LE TANTE SUPPOSTE CHE GLI METTIAMO IN CULO cerchiamo di non mettere in grave crisi le pecore che si sono fidate di voi con i mutui variabili.
Andategli incontro a queste pecore, abbassando la rata del mutuo, soldi che non perdete perché si fa qualche rata in più.

Adesso se l’economia va male, bisogna venirsi incontro, perché quando va bene, poi il vantaggio è per tutti.

IN OGNI MODO CARI BANCHIERI E GREMBIULONI, ANCHE SE HO FATTO LA VOCE GROSSA, HO MINACCIATO DI TASSARVI..scherzavo…mica voglio saltare in aria come un giudice qualsiasi? O come quel tedesco della Buba che negli anni 80 voleva fregarvi le ricchezze russe e lo avete fatto saltare in aria…ah pardon è stata la raf..mi sbagliavo con quell’olandese annegato in piscina che mi rimbrottò per la banconota di un euro..
INSOMMA CARI PESCICANI PREPARATEVI E SOPRATTUTTO NON LITIGATE(avete visto anche quell’americano buffett si è fatto avanti) abbiamo pronto:

“un piano di liberalizzazioni,di semplificazioni di privatizzazioni”.

TRADUZIONE:
IL PAESE è IN SVENDITA, A QUATTRO EURO è APERTA LA CACCIA AGLI ACQUISTI…
….il conto svizzero lo conoscete..mica solo prodi piglia le mazzette sulle svendite di stato.




….libera traduzione articolo apparso oggi 23maggio2008 sul sole 24 a firma giulio tremonti.


Questo vuole essere solo un approccio demenziale.
Ovviamente questo governo come il precedente agirà in conformità delle leggi e nell’interesse dello stato cioè di tutti i cittadini e del loro benessere.
cincinnato1961 @ 01:45 | commenti: commenti (popup)

I tarocchi dell'istat

Archiviato il venerdì, 23 maggio 2008 in:



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Pil, nel I trimestre 2008 +0,4%
un po' meglio delle previsioni

<B>Pil, nel I trimestre 2008 +0,4%<br>un po' meglio delle previsioni</B>


ROMA - Nel primo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre del 2007, secondo le rilevazioni dell'Istat. Il risultato congiunturale del Pil, leggermente migliore delle previsioni degli analisti, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi.

Il Pil acquisito per il 2008, ovvero il dato che si avrebbe con una crescita congiunturale invariata nei prossimi tre trimestri, è dello 0,2 per cento. Il primo trimestre del 2008 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente ed una giornata lavorativa in meno del primo trimestre del 2007.

Nel primo trimestre il Pil è cresciuto in termini congiunturali dell'1,5 per cento in Germania, dello 0,6 per cento in Francia, dello 0,4 per cento nel Regno Unito e dello 0,1 per cento negli Stati Uniti. In termini tendenziali, il Pil è cresciuto del 2,6 per cento in Germania, del 2,5 per cento negli Stati Uniti e nel Regno Unito e del 2,2 in Francia. Nel complesso, i paesi dell'area Euro sono cresciuti dello 0,7 per cento in termini congiunturali e del 2,2 per cento in termini tendenziali.

In base ai dati definitivi del quarto trimestre 2007, il Pil è sceso dello 0,4 per cento su base trimestrale. mentre su base annua, la variazione è pari a +0,1 per cento. Il dato è peggiore delle stime che indicavano un calo dello 0,2 per cento.
( 23 maggio 2008)

 

 

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/pil-istat/primo-trimestre-08/primo-trimestre-08.html







Difronte ad una notizia del genere ci si sente “impotenti”.
Pensavo di aver capito tutto o quasi tutto(e purtroppo quel quasi che mi manca per capire tutto è molto più grande ed immenso di tutto quello che ho capito), ma difronte ad una notizia del genere sono spiazzato,

CALANO I CONSUMI DELL’1%...quindi minore spesa che influisce sul Pil .
Cala la produzione industriale che in marzo ha registrato addirittura quasi il 5% in meno rispetto all’anno prima.Quindi meno produzione uguale meno fatturato
Calano le esportazioni.
In ogni settore si cerca di mantenere,arrancando si cerca di non arretrare
Insomma siamo in quasi recessione.
MA L’ISTAT CI DICE CHE IL PIL CRESCE SIA RISPETTO all’ultimo trimestre 2007 sia rispetto ai primi 3 mesi del 2007.

Non si possono certo discutere i dati dell’istat, che tra l’altro ancora non ha sbandierato i veri numeri del 2007 nel suo complesso.(avevo “calcolato nel giugno 2007 che il pil sarebbe cresciuto tra l’1 e l’1,5%..però più vicino all’1, e per il 2008, i numeri forniti dalle varie agenzie sono ottimisti rispetto a quelli che “prevedo” io e cioè che lo zero, SAREBBE UN GRANDE RISULTATO…)allora chino il capo, e faccio ammenda.

Però il dubbio rimane:se cala tutto, come fa IL PIL A CRESCERE Più DEL PASSATO?

Sarebbe come se una persona impotente mettesse in cinta una donna:
o ci sono di mezzo le corna oppure l’ha fatto artificialmente!

Comunque l’istat ci ha “avvezzato” con i dati fasulli, come per esempio l’inflazione.

Cioè l’istat non è che fornisce dati truffa, ci mancherebbe.

Semplicemente aggiusta i conti.
Per esempio l’inflazione
Se fosse misurata correttamente, in proporzione ai generi più consumati, a ciò che si domanda di più, il dato degli ultimi 2 anni sarebbe stato sempre a 2 cifre.
Se cioè i dati fossero raccolti in proporzione ai beni alimentari, al carburante alle bollette a ciò che vale oltre il 75% dei consumi complessivi, si avrebbero risultati superiori al 10%.
Negli ultimi 2 anni carburante, beni alimentari(es,la pasta barilla costava 52centesimi ogni mezzo kilo nel 2007, oggi a 72 centesimi ogni mezzo kilo te la spacciano come offerta, oppure il pane la benzina o le bollette di luce e gas).

Invece l’istat cosa fa?
Parte dal risultato e cerca tutti gli indicatori che consentano di avere questo risultato.

Esempio l’inflazione.
L’inflazione deve essere del 2,5%.
Allora si mette nel paniere il prodotto che consente di avere questo risultato.
Si mettono nel paniere prodotti come auto di lusso, caviale,gioelli, abiti firmati,barche, i cui prezzi di listino rimangono stabili i quali però nel computo del consumo complessivo incidono per l’1%.

Lo stesso per il Pil…al quale se togliamo il fatturato che aziende come fiat eni o le scarpe coi buchi, fanno all’estero, si avrebbe un dato da strapparsi i capelli.

O come i dati sulla disoccupazione. Gli oltre 3 milioni di precari che nell’arco dei 12 mesi lavorano al massimo per 6 mesi, nel conteggio sull’occupazione risultano come forza lavoro attiva, nel senso che per l’istat questi sono come gli occupati a tempo indeterminato, mentre per un giusto conteggio, solo la metà di loro nel computo statistico lavorano nei 12 mesi.
Cioè la disoccupazione effettiva nel nostro paese non è del 5%, ma tra il 5 ed il 10%, più vicina al 10%.

Insomma i dati che l’istat fornisce sono taroccati perché sono estrapolati da dati “forzati”.
Dati forzati nel senso che prima si ha il risultato complessivo e poi si cercano i dati da adattare a questo risultato.
Ovvero per ciò che concerne l’inflazione,questa deve essere del 3%.
L’istat allora cerca dati e parametri che portino a questo risultato.
La disoccupazione deve essere del 5%.
Allora l’istat va a cercare i parametri ed i dati che poi facciano risultare queste cifra.

E lo stesso per i dati sul Pil.
Il risultato del pil complessivo può essere ottenuto sommando o sottraendo diversi parametri.
Di sicuro per far piacere a qualcuno l’istat ha ricevuto l’ordine di far risultare il Pil del primo trimestre2008 del 0,4%. E l’istat ha fatto in modo di cercare e sommare dati che comportassero questo risultato.

SI SPERA CHE ALMENO VI SIA QUALCUNO CHE ABBIA I DATI VERI SUL TAVOLO ED OPERI PER CERCARE DI MIGLIORARLI, non forzando l’istat a fornire dati taroccati
Lo fece anche il governo nel 2003-2004, fornendo dati taroccati all’ecofin,e ci costò un bello sputtanamento poiché vi fu l’imposizione di correggere queste cifre…qualcosa come lo 0,5 del pil fu “taroccato”,del resto il ministro delle finanze di allora e di oggi, dicono sia un mago in queste cose e che moltissimi clienti debbono allo studio tributarista Tremonti ed associati, il fatto di aver risparmiato miliardi e miliardi di tasse, come ad esempio la società Bell, quella della scalata telecom che dalla plusvalenza di diversi miliardi di euro sulla vendita della telecom alla pirelli non abbia pagato un euro di tasse fino al 2006, poi sotto la pressione di Visco abbia versato al fisco italiano qualche spicciolo.

Comunque oggi Tremonti sembra sia ravveduto, parla come una sorta di messia.

E per ciò che concerne l'istat, la matematica non è mai un opinione, specie  se i numeri debbono essre confrontati, si confrontano giorno per giorno con una realtà  distante dai dati taroccati o meglio aggiustati che fornisce l'istat.

ps.conoscere i veri dati, per confrontarli  almeno con le "percezioni" di  un "azzeccagarbugli".
cincinnato1961 @ 22:42 | commenti: commenti (popup)

23Maggio1992-Dov'eri quel giorno?

Archiviato il venerdì, 23 maggio 2008 in:
23maggio1992-23maggio2008.
Ricorre oggi il sedicesimo anniversario della strage di capaci dove persero la vita il giudice GiovanniFalcone, la moglie ed i componenti della sua scorta.

Accogliendo l’invito di un lettore di questo blog,WalterGiannò, propongo ai lettori di raccontare dove erano quel giorno e soprattutto le impressioni che ebbero allora e quelle di oggi.
Lettori,pochi, ma comunque se seguono questo blog “buoni” nel senso che le tematiche affrontate non si trovano certo nei giornali o peggio nelle porte a porte, matrix o pancottaglia varia, ma grazie ad internet in siti specifici, dove attraverso lo scambio di informazioni si riesce ad avere un idea sempre più chiara di come funzionano effettivamente le cose.
Per esempio quanti italiani sono al corrente del fatto che la banca d’Italia è controllata, quindi di proprietà di privati? Oppure la bce o la fed!
Saperlo oppure no cambia poco, ma almeno ci si rende conto del fatto che la democrazia è una truffa, tutto è una truffa a partire dalle elezioni dove si va a votare chi viene scelto dalle segreterie dei partiti e quindi chi va al potere non è scelto dal popolo, ma dai veri poteri di questo paese.

E che in fin dei conti la gente come me, affamata di sapere, è solo idiota, imbecille, perché invece di stare a criticare ad incazzarsi, visto che ha capito come funziona dovrebbe stare dall’altra PARTE ad approfittare della situazione, a sfruttare tutte le opportunità favorevoli.
Ma se mi faccio scrupolo di aver “rubato” 4 ciliegie nelle piante del vicino, vuol dire che non sono adatto a stare dalla parte di chi sa sfruttare la situazione sbattendosene i coglioni degli altri.

E tra l’altro gli “altri”, la massa di pecore quella che acquista i terni al lotto da wanna marchi o va a votare destra o sinistra convinta ancora che esista chi rappresenta le loro istanze merita di essere fregata, sfruttata, tosata e macellata come pecore.

Di anormale ci sono solo le persone come me , allevate con i principi etici e morali di una volta, quelli dove non occorrono leggi scritte o tribunali per stabilire il giusto o lo sbagliato.
Quelle persone che si vanno venire le crisi di coscienza per 4 ciliegie che sarebbero andate comunque sprecate perché il proprietario abita lontano e viene poche volte nel suo podere.

Persone che sono convinte che esista una giustizia giusta per tutti e che come nel caso di GiovanniFalcone e tantissimi come lui, danno anche la vita per affermare le proprie convinzioni.

Da parte mia non lo so se avrei avuto il coraggio di GiovanniFalcone, che dal momento in cui incominciò a lottare contro la mafia(E TUTTO QUELLO CHE STA SOPRA ALLA MAFIA)sancì la sua condanna a morte.

Considerato come reagisce il pecorume, cioè il fatto che se la mafia o la camorra prosperano è perché la gggente(3G sta per GreGGe), la maggioranza accetta tutto questo, non lo so se avrei avuto questo coraggio.

Ovvero che il sacrificio di Falcone e tutti quelli come lui è stato vano ed inutile.

-DAL SITO..PALERMO BLOGLANDIA:




Avevo 11 anni: ero un bimbo che frequentava le elementari all’Aristide Gabelli. Era una giornata come le altre ed ero sdraiato sul letto di mia nonna, mentre lei stava guardando Ok, il Prezzo è Giusto, trasmesso allora su Canale 5. Ad un certo punto la sento leggere ad alta voce qualcosa… c’è stato un attentato a Palermo, coinvolto il giudice Falcone… noto che è sbalordita, sorpresa, intimorita. Ed io, mosso dalla curiosità, leggo più volte quella scritta che scorreva in fondo allo schermo, mentre il gioco, condotto da Iva Zanicchi, era in corso. Poco dopo ci furono i telegiornali e la notizia della strage di Capaci e la morte del giudice Falcone. Quando vidi la sua fotografia, mi ricordai di quel giorno in cui incrociai il suo sguardo: io ero seduto dietro, a bordo dell’auto di mio padre; il giudice pure, in un’altra in cui c’era una sirena sopra. Il semaforo era rosso. Aveva la tempia appoggiata sul vetro e guardava senza guardare, cioé aveva il pensiero altrove. Non sapevo chi fosse ma lo fissai, perché mi mise tristezza. Si accorse di me, mi guardò e poi si accese la luce verde del semaforo e la sua auto accelerò. Ancora oggi è vivo il ricordo di quel momento, così come la sensazione che avvenne qualcosa di bruttissimo, quando lessi quella scritta in sovraimpressione. Avevo 11 anni.
E tu dov’eri? Cos’hai provato quando hai saputo della notizia? Lascia il tuo commento e commemoriamo insieme il sacrificio dell’eroe Giovanni Falcone.



http://palermo.blogolandia.it/2008/05/21/23-maggio-1992-ore-1758-tu-doveri/

cincinnato1961 @ 09:58 | commenti: commenti (1)(popup)

Dall'ici al governo precedente

Archiviato il giovedì, 22 maggio 2008 in:
Dall’ici, al governo precedente.
Dal commento al signor WalterGiannò che propone di pubblicare un articolo relativo all’anniversario della strage di capaci, dove forse con poca sensibilità affermo che Falcone e tutti i servitori dello stato uccisi solo perché volevano affermare lo stato e le regole, stavano dalla parte sbagliata, cioè nella minoranza, alla critica feroce di una classe dirigente ed un sistema di potere che negli ultimi 15 anni hanno portato il paese in una deriva tale che le prospettive future sono alquanto negative.

Mi metto anche io nella parte delle minoranza, anche se obiettivamente occorre riconoscere che se succedono queste cose, se si è arrivati ad una condizione tale è perché la maggioranza delle persone ha voluto e consentito ciò.

Esempio, Hitler, il cui nome evoca una delle pagine più brutte e tragiche della storia dell’uomo, è stato portato al potere dalla maggioranza dei tedeschi.
Lo stesso dicasi per il comunismo, voluto in russia dalla maggioranza.
Oppure oggi la guerra in iraq(e medio oriente).
Guai 4-5 anni fa a pronunciarsi contro o criticare l’intervento degli Usa.
Si era tacciati di complici dei terroristi o peggio di comunisti.

Neppure Cristo sfuggì alla regola della maggioranza:la maggioranza lo voleva sulla croce e sulla croce finì.

E quindi quello che succede oggi nel nostro paese, è dovuto anche al fatto che la maggioranza delle persone ha voluto o perlomeno è soddisfatta di questo sistema.
Al sud nonostante il bollettino di guerra degli anni 80, gli omicidi eccellenti, il clima di terrore e paura e sottomissione che si vive nelle varie regioni, lo sfruttamento le imposizioni, non c’è la volontà di cambiare.Alla maggioranza sta bene questa situazione.

I bambini a Napoli nei temi scrivono che la camorra è positiva.
A Napoli uno scrittore che con un suo libro ha raccontato della camorra, deve vivere scortato dalle forze dell’ordine e notizia di oggi, aveva deciso di andare a vivere in un condominio di un quartiere di Napoli. Ebbene, invece di essere onorati gli inquilini del palazzo hanno considerato lo scrittore persona non gradita.
A Napoli addirittura un prete vive sotto scorta…oltretutto che prete è? Che esempio dà se lui per primo, ministro di Cristo ,pastore di tutte le anime dimostra di avere paura?

La camorra, la mafia traggono il loro potere non dalle armi dai soldi dalle connivenze con i politici le procure i servizi etc, ma semplicemente dal fatto che la maggioranza delle persone accettano questa situazione, perché se i bambini scrivono nei loro temi che la camorra è positiva oppure in Sicilia per offendere qualcuno in maniera spregiativa gli si dice :buscetta, significa che negli ambienti dove questi bambini vivono hanno assimilato e fatti propri come una sorta di abitudine di pane quotidiano, questi atteggiamenti.

Per cui giustizia o non giustizia, Falcone e tutti i servitori dello stato che per lo stato hann odato la vita, stavano dalla parte sbagliata:nella minoranza.

Minoranza dove l’istinto di coglione ed imbecille mi colloca.
Rubo 4 ciliegie, che sarebbero comunque andate sprecate perché i proprietari delle piante non se ne curano, ebbene dentro questa testa di coglione si agitano sensi di colpa con addirittura idee di andarmi a confessare dal frate più anziano del santuario della madonna dell’ambro.

INFATTI A 46 ANNI QUESTA TESTA DI CAZZO CHE MI PORTO SOPRA LE SPALLE COME CONTRAPPESO, non mi ha consentito di realizzare un cazzo, di perdere lavori anche umili, come fare l’inserviente in un istituto per handicappati(cioè cambiare i pannoloni ai disabili quasi totali con relativo bidè)perché non sono riuscito a tacere quelle che consideravo ed erano ingiustizie, come il fatto di chi si portava a casa il mangiare, chi per 6 ore non faceva niente o peggio chi picchiava i ragazzi.

Fossi stato zitto, avrei avuto un lavoro semi-statale in casa.

Invece quelle teste di cazzo dei miei genitori e li maledico per questo ad inculcarmi l’onestà, il rispetto la giustizia, perché sono cose che rendono, che ti fanno mantenere l’anima pulita e la notte dormi tranquillo.

E dovrei stare zitto anche su quello che succede ad alto livello, di come funziona il potere, di prodi che il giorno prima della caduta del governo era presente ad una riunione privata fra i massimi dirigenti della più importante banca d’affari del mondo, di questo conflitto di interesse che dalla caduta della prima repubblica riguarda altissime istituzioni finanziarie ed uomini politici e comunque persone che ricoprono ruoli importanti in ambito istituzionale.

Del fatto che negli ultimi 15 anni il paese sta andando a ritroso ed i propositi di chi guida il paese, in modo particolare prodi, i suoi consiglieri economici, la sinistra ed i sindacati, sembra che vogliano riportare il paese all’epoca delle signorie.
Sembra che l’impoverimento delle masse non sia un fatto relativo alla crisi sistemica in atto, ma un vero e proprio progetto finalizzato a livellare le masse in senso negativo, cioè disponendo solo del necessario ristretto per vivere.

E come cittadino coglione, ritengo che se abbiamo processato e messo alla pubblica gogna tutta la dirigenza politica della prima repubblica, nonostante in quei 40 anni tutti hanno beneficiato dello sviluppo, tutti hanno avuto la possibilità di realizzare le proprie aspettative, OGGI è TARDI, è Già TARDI PER METTERE SOTTO PROCESSO ED ALLA PUBBLICA GOGNA QUESTA CLASSE DIRIGENTE SOPRATTUTTO DI SINISTRA, a partire da prodi, dalema,bertinotti fassino rutelli e tutti gli altri dirigenti ed insieme a loro tutti i PARASSITI SINDACALI.

Tutti insieme negli ultimi 15 anni hanno operato intenzionalmente per impoverire le masse, per far sparire la classe media, per attuare la legge sul precariato che pone un lavoratore allo stesso livello di un auto presa a noleggio.
Tutti insieme lo scorso anno hanno dispensato oltre 10 miliardi di euro a banche assicurazioni ed imprese, nonostante i bilanci di tutte queste categorie risultino positivi, mentre al tempo stesso milioni di persone sono giunte alla soglia di povertà.

Perché tutto questo?
Perché queste persone sono soggette come prodi a recepire gli indirizzi sistemici delle elite finanziarie accumunate nelle più importanti banche d’affari del mondo.

Purtroppo è la massa ad aver votato, ad aver riposto fiducia in chi negli anni 90 svendette l’iri, ed acconsentì come fece la sx ed i sindacati alla destrutturazione, allo smantellamento ed alla svendita per 4 soldi del patrimonio e delle imprese pubbliche.
Si veda il caso autostrade o telecom.

La prima qualche mese dopo essere stata svenduta ai privati valeva il prezzo doppio, per cui il privato che l’acquistò di fatto ebbe il controllo di autostrade gratis.
Telecom Italia, una delle società di telecomunicazione più efficiente e soprattutto con più valore del mondo, oggi vale neppure la metà rispetto al 1997, ha 40 miliardi debiti e capitalizza in borsa 30 miliardi di euro(nel 1999 valeva 120mila miliardi di lire).
Nel passaggio di 2 proprietà prima è stata svuotata del capitale finanziario, sono stati fottuti i piccoli azionisti mentre gli amici di dalema saccheggiavano la società, poi l’hanno rivenduta ad un imprenditore che con lo 0,00001% ne controllava il consiglio di amministrazione.
Ulteriore svuotamento dei capitali, questa volta immobiliari e telecom di nuovo vendita.

Nel frattempo l’Italia, a livello di telecomunicazioni è agli ultimi posti in europa, perché non sono stati fatti gli investimenti necessari, nonostante telecom riscuota un canone fisso bimestrale da parte di oltre 20 milioni di utenti(la bolletta).Nonostante negli ultimi 5 anni ha licenziato decine di migliaia di persone.

Oppure alitalia, un carrozzone che costa miliardi di euro alla collettività solo perché occorre far lavorare qualche migliaio di fannulloni protetti dai parassiti sindacali o pagare stipendi milionari(in euro) a dirigenti incapaci , solo amici di, o appartenenti a questa o quella parrocchia.

Ma in fin dei conti è la maggioranza che vuole questo.
E se la maggioranza vuole questo, la minoranza pur mossa da ideali di giustizia(meglio dire ideali da coglioni, da idioti ed imbecilli, causa di un vecchio retaggio di famiglie ubriacate dalla morale cattolica come quelle teste di cazzo dei miei genitori dei loro genitori…che infatti sono da sempre e sempre resteranno e resteremo povera inutile gente che non serve a niente)ha sempre torto.

cincinnato1961 @ 01:29 | commenti: commenti (popup)

aNCORA SULL'ICI

Archiviato il mercoledì, 21 maggio 2008 in:
Ancora sull’Ici.

Dovrei accogliere l’invito di WalterGiannò che mi suggerisce di “incollare” un articolo relativo alla ricorrenza della morte di GiovanniFalcone ed indire una sorta di caccia ai ricordi di quei tragici giorni.
In sostanza non dovrei “impicciarmi” di cose più grandi di me o dove comunque il mio parere conta niente, o meno di niente, come per esempio il taglio dell’ici.

Ma voglio insistere, sia perché già nel dicembre 2004 avevo preconizzato l’inutilità del taglio irpef e gli effetti negativi che avrebbe comportato nei conti pubblici(cioè stare nella testa degli attuali governanti non è così difficile) e sia perché fin dallo scorso Ottobre-Novembre nel forum del sito Pagine di difesa.it, nell’apposita finestra messami a disposizione dall’amministratore del sito, avevo preventivato la situazione attuale:
calo del pil, calo della produzione industriale calo dei consumi.
In pratica non era difficile prevedere che la situazione sarebbe peggiorata, che l’euro sarebbe schizzato in alto(e quindi anche il petrolio, a cui va aggiunto il fatto che oramai mancano le conferme ufficiali:MA IL PEAK-OIL è stato raggiunto,e questo significa che il petrolio costerà sempre di più) mettendo in ulteriore difficoltà le nostre imprese e quelle europee nel suo complesso. Anche quelle tedesche, la cui situazione permane positiva solo perché riescono ad essere ancora all’avanguardia nei settori più importanti e soprattutto perché in germania vi è la “residenza” pratica di molte imprese globali.
Altrimenti l’andazzo, cioè le prospettive future rimangono alquanto negative anche per la germania.

Per ciò che concerne l’Ici, ritengo che non andrebbe assolutamente toccata, per diverse ragioni, la più importante fra le quali è che per compensare il minor gettito si dovrà creare un'altra falla.

1)Come accennato nel precedente post, prima di tagliare l’ici, bisognerebbe rivalutare gli estimi
catastali i cui parametri di riferimento risalgono a diversi decenni orsono.

2)Quindi “censire” da parte dei comuni, tutto il patrimonio immobiliare pubblico e privato, in vista anche delle dismissioni necessarie del patrimonio pubblico per ripianare i deficit di bilancio.

3)L’occasione andrebbe colta anche per rivedere i piani regolatori territoriali ed adeguarli alle esigenze attuali, innanzi tutto tenendo conto delle problematiche di natura geologica ambientale e paesaggistica, dei cambiamenti climatici, del fatto che nelle zone a livello del mare zero, bisognerà aspettarsi che queste verranno inghiottite dal mare, il cui livello dicono crescerà di molti centimetri nei prossimi anni

4)come si fa a togliere un entrata sicura quale è l’ICI, ai comuni quando molti di loro sono dovuti ricorrere a finanziamenti attraverso i derivati? Cioè amministratori locali improvvisatosi esperti di finanza e finiti nelle fauci degli squali giocando però con danaro pubblico.
Dicono che le minori entrate relative all’ici saranno compensate attraverso un finanziamento da parte dello stato centrale, ricorrendo a risorse non ben definite.
In sostanza per tappare una falla,se ne aprirà un'altra.
Oltretutto i benefici pratici dovuti al taglio dell’ici, non comporteranno alcun effetto sui consumi e cioè sui bilanci famigliari, perché chi ha veramente bisogno,pensionati o le famiglie numerose con problematiche economiche, non dispone di abitazioni ampie o addirittura della casa propria, vivendo o in affitto o in comodato, cioè l’abitazione appartiene ai genitori o parenti che hanno la titolarità dell’immobile.

5)Oltretutto il taglio dell’ici e la relativa compensazione prevederebbe che dallo stato centrale vengano trasferite ai comuni risorse economiche di pari importo al gettito Ici.
ANDANDO PALESEMENTE E GOFFAMENTE CONTRO IL PROGRAMMA PRESENTATO DALL’ATTUALE GOVERNO RELATIVO AL FEDERALISMO FISCALE.
Il governo attuale tra i punti del suo programma prevede l’attuazione del federalismo fiscale, cioè che gli enti locali dovrebbero amministrarsi attraverso risorse proprie.
E cosa fa invece l’attuale governo?
Toglie una tassa federale, una tassa locale quale è l’ici, che per i piccoli centri rappresenta la risorsa principale di finanziamento per sostituirla con finanziamenti provenienti dallo stato centrale.
Tagliare l’ici, senza sostituire questa entrata con risorse equivalenti cioè risorse pertinenti il territorio e compensare queste minori entrate con lo stesso corrispettivo finanziato dallo stato centrale NON è FORSE UNA PALESE CONTRADDIZIONE DELL’ATTUALE GOVERNO NEL CUI PROGRAMMA IL CAPOSALDO ERA APPUNTO IL FEDERALISMO FISCALE?

6)Inoltre l’ici nel computo del bilancio famigliare non comporta un aggravio pesante e quindi tantomeno un vantaggio importante per il bilancio stesso.
Tagliare l’ici, il vantaggio economico è ininfluente nel bilancio famigliare, e quindi non si avranno benefici per ciò che concerne i consumi complessivi.
Tenuto soprattutto conto che la maggioranza delle famiglie indigenti soprattutto quelle con uno o più figli a carico, non dispongono di una casa di proprietà e se ne dispongono l’ampiezza e quindi l’ici che versano e che quindi risparmierebbero è minima, nulla rispetto alle necessità.
Ed al tempo stesso ai comuni, soprattutto quelli sotto ai 5000 abitanti e per la maggior parte decentrati, in via di spopolamento abitati da una popolazione anziana, verrebbe a mancare la risorsa di finanziamento principale attraverso la quale fornire i servizi indispensabili agli anziani e comunque alla propria cittadinanza.
E ricorrere, da parte del ministero dell’economia, ad ulteriori manovre per reperire le somme necessarie a compensare il mancato gettito dell’ici e quindi finanziare i comuni, significa in poche parole, tappare una falla per aprire una voragine, perché quel fondo che il ministero dell’economia reperirà dovrà essere ottenuto togliendo risorse ad altri programmi o addirittura(E DIO CE NE SCAMPI)tassando banche ed assicurazioni, creando cioè pericolose contrapposizioni tra le varie categorie e componenti sociali, assumendo,il governo, una sorta di ruolo alla robin hood!

7)Invece si dovrebbe andare alla radice del problema la quale non è difficile da individuare.
Secondo uno studio effettuato dalla CGIA di mestre, un lavoratore dipendente la cui busta paga lorda corrisponde a 2400 euro, fatta una contabilità precisa e dettagliata, alla fine dispone per sé, per i propri bisogni e necessità solo di 800 euro, perché oltre il 60% del suo stipendio finisce in tasse.

E questo aggiunto all’inflazione(globale)galoppante, all’aumento delle materie prime indispensabili, ci porta alla situazione attuale:impoverimento di milioni di persone, poiché il potere di acquisto è stato eroso da molteplici fattori, primo fra tutti un imposizione fiscale eccessiva.
Fermo restando che per riequilibrare il deficit pubblico occorreva agire sull’imposizione fiscale(QUANDO CI SONO DEBITI, QUALCUNO DEVE PUR PAGARE), va dato atto al governo Prodi che sotto questo aspetto si sono ottenuti risultati positivi, e tra l’altro la manovra da 35 miliardi di euro del 2007, è anche conseguenza della gestione “creativa” operata dal governo precedente, tra cui il taglio irpef del dicembre 2004, che ha comportato un effetto domino, IN NEGATIVO, sui conti pubblici.
Purtroppo il governo Prodi(IL PEGGIORE IN ASSOLUTO DELLA STORIA REPUBBLICANA , PERCHé MAI ERA ACCADUTO CHE UNA GRANDE FASCIA DI POPOLAZIONE IMPOVERISSE NONOSTANTE UNA CONGIUNTURA INTERNAZIONALE FAVOREVOLE)non ha destinato i surplus derivati dal gettito fiscale verso quella fasce della popolazione che ne avevano bisogno, non solo per questioni di povertà o indigenza, ma anche e soprattutto per mantenere stabile il livello dei consumi complessivi.

Il surplus derivato dal gettito fiscale, il tesoretto invece di essere destinato a quelle fasce della popolazione che avrebbero poi speso questa cifra o comunque un maggior introito, ai consumi è stato invece “regalato” a categorie quali banche ad assicurazioni i cui bilanci di certo non manifestano difficoltà poiché dispongono di attivi e rendite già elevate, o ad imprese senza alcuna condizione. Sarebbe bastato cioè che al taglio del cuneo fiscale, al beneficio economico per le imprese avrebbe dovuto corrispondere un eguale beneficio per i lavoratori dipendenti o perlomeno condizioni(per le imprese)tali che ai benefici del taglio del cuneo fiscale sarebbero dovute corrispondere assunzioni dirette a tempo indeterminato o comunque misure atte a debellare il precariato e lo scandalo del lavoro interinale.

Quindi l’attuale governo dovrebbe impegnarsi innanzi tutto, sull’esempio dell’amministrazione Bush, a ridare un po’ di fiato a quella fascia della popolazione oppressa da un eccessiva imposizione fiscale ed incapace di far fronte ad un inflazione reale, nel senso che è relativa ai prodotti ed i consumi indispensabili, che ha costretto milioni di persone a rinunciare addirittura ai consumi alimentari.
E di certo a questa situazione non si può far fronte tagliando l’ici, cioè con un introito minimo(se spalmato nei 12 mesi)e oltretutto generando un altro problema ovvero i comuni non disporranno più di un entrata sicura(ed al tempo stesso variabile)e quindi non potranno garantire quei servizi indispensabili.(senza contare che il governo centrale per reperire lo stesso importo relativo al gettito ici, dovrà tagliare fondi già destinati ad altri progetto o addirittura imporre nuove tasse).

Il surplus fiscale andrebbe spalmato verso quelle fasce della popolazione più “povere” e soprattutto in rapporto al numero dei figli.
Solo in questo modo si potrà riportare il livello dei consumi ai parametri precedenti, oltre e soprattutto VENIRE INCONTRO ALLE DIFFICOLTà ECONOMICHE DI MILIONI DI PERSONE.
.

Se il governo prodi avesse destinato il tesoretto, o anche parte di esso alle fasce più bisognose, la cifra destinata farebbe parte oggi al 100% del computo complessivo dei consumi e quindi del Pil.
Mentre con l’azione indegna del governo Prodi e della sinistra soprattutto e cioè destinare i surplus a categorie già abbienti,senza condizioni relative a possibilità di sviluppo od ulteriore occupazione si è impoverito il paese e si è tolto al Pil almeno uno 0.5% di valore.

SI SPERA CHE L’ATTUALE GOVERNO NON COMMETTA LA STESSA PORCATA E BASTARDATA FATTA DAL GOVERNO PRODI A VANTAGGIO DEI POCHI E A DANNO DEI Più!.

Ps.Mi dispiace anche il dover pensarlo, ma al signor Prodi se dipendesse da me toglierei la cittadinanza italiana, perché solo una persona indegna che non ha assolutamente rispetto e considerazione per i cuoi connazionali, consentirebbe che milioni di cittadini impoverissero nonostante una congiuntura favorevole e destinerebbe il surplus derivato dal gettito fiscale a categorie e persone che non hanno ne difficoltà e ne bisogno, impoverendo ulteriormente i più poveri ed arricchendo ulteriormente i già ricchi.
Un esecutore in pratica delle politiche dell’elite globale che persegue il progetto di cinesizzazione delle masse.Un traditore quindi dell’interesse nazionale e della comunità.
Ed insieme a Prodi tutta la sinistra ed i sindacati PARASSITI, non dovrebbero avere il diritto alla cittadinanza Italiana, ( e stanno a domandarsi ancora del perché della batosta elettorale…).

Segue interessante articolo relativo proprio alla iniqua distribuzione della ricchezza, che in Italia è favorita soprattutto da persone e governi come l’esecutivo Prodi, che testimoniano di come questo sia una sorta di programma globale, a cui esecutori come il signor Prodi si prestano nell’attuazione tradendo il mandato e la fiducia che l’elettorato, inconsapevole, ha risposto in loro.
DI FATTO TRADENDO LA COSTITUZIONE ED IL PAESE.
(e purtroppo in Italia da molte parti, settori e persone,il tradimento è in atto dalla caduta della prima repubblica,cominciando da mani pulite con lo spodestamento di un intera classe dirigente ed il repentino smantellamento dell’industria e dei beni dello stato, svenduti o addirittura regalati come per esempio accadde con la difesa della lira sotto attacco speculativo nel 1992, che costò ai cittadini 50miliardi di dollari dei quali beneficiarono i pescicani dell’alta finanza, che usarono poi parte di quel danaro per comprarsi a 4 lire il patrimonio pubblico svenduto da persone compiacenti, come nel caso delle proprietà dell’iri e di chi allora ne era preposto alla guida).


iInviato: Mer Mag 21, 2008 1:03 pm Oggetto: Ricchi e poveri, il gap avanza
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La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è ai livelli più alti. Lo dice un sondaggio del Financial Times. E lo confermano tutte le istituzioni economiche


La disuguaglianza nella distribuzione del reddito ha raggiunto livelli intollerabili per la gran parte dei cittadini in Europa, Stati Uniti e Asia. Ciò che stupisce non é tanto il dato, quanto piuttosto il fatto che a curare il sondaggio d'opinione (oltre 8.700 questionari, in otto paesi) e a darne notizia é il Financial times. E non é tutto. Una consistente maggioranza di cittadini degli otto paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Stati uniti, Cina e Giappone) pensa anche che il gap nella distribuzione del reddito sia destinato ad accentuarsi nei prossimi cinque anni, ed é convinto che i ricchi dovrebbero pagare più tasse dei poveri, mostrando così di vedere nella fiscalità generale uno strumento di giustizia sociale. Che anche la Bibbia del capitalismo, come viene definito il quotidiano economico inglese, si eserciti (a modo suo, naturalmente) sul tema dell'anche i ricchi piangano nostrano, che aveva suscitato tante e tali levate di scudi?
In un rapporto delle Nazioni unite, citato dal quotidiano, si stima che le 50 persone più ricche nel mondo guadagnano più di 416 milioni di poveri. Ma i dati in materia si sprecano e tutte le istituzioni internazionale - dalla Banca mondiale al Fondo monetario internazionale (Fmi), fino alla Banca dei regolamenti internazionali - convergono sull'analisi: nell'arco di un ventennio, a partire dagli anni '80, la distribuzione del reddito é vistosamente peggiorata, polarizzandosi sempre più nella forma piramidale che vede pochissimi ricchi al vertice e moltissimi poveri in fondo.

L'ineguaglianza é cresciuta dappertutto, nelle economie emergenti come in quelle avanzate, nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati. Il Fmi, nel suo ultimo World economic outlook, la definisce una «chiara inversione di tendenza rispetto al generale declino dell'ineguaglianza che aveva contrassegnato la prima metà del ventesimo secolo». I ricchi, spiega l'istituto monetario, sono diventati sempre più ricchi a danno di quella che una volta si chiamava classe media, i poveri sono rimasti poveri. L'ultima ondata di globalizzazione, per usare le parole del Financial times, ha creato «una super-classe» di persone ricche.

Del gap esistente nella distribuzione della ricchezza tra profitti e salari si é occupato invece l'ultimo rapporto della Banca dei regolamenti internazionalin (Bri): la quota destinata ai profitti é talmente alta (e, specularmente, talmente bassa quella destinata ai salari) da non avere precedenti negli ultimi 45 anni, dice il rapporto.

Perciò non dovrebbe stupire che, in larga maggioranza, i cittadini intervistati, alla domanda 'pensi che il gap tra ricchi e poveri sia troppo alto', abbiano risposto 'sì'. Persino negli Stati uniti, «tradizionalmente più tolleranti rispetto alle disuguaglianze», i 'sì' hanno raggiunto il 78% degli intervistati (l'Italia, con i 'sì' sopra all'80%, si colloca al terzo posto, dopo Germania e Francia), mentre poco più del 60% di costoro pensa che il governo dovrebbe alzare le tasse sui redditi più alti (in Italia, al terzultimo posto nella classifica degli otto paesi, dice 'sì' il 58% degli intervistati). E' stato il Financial times, ultimamente, il più puntuale cronista delle lotte per il pane che sconvolgono il mondo. In Europa, i super stipendi dei manager iniziano a entrare nel mirino dei governi. E in Italia é stato Tremonti a pronunciare l'impronunciabile: una stretta su banche e petrolieri. Parole per ora, nulla di più.

Sara Farolfi
Fonte: www.ilmanifesto.it
20.05.08

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=10378






E SUL BANCO DEGLI IMPUTATI PRINCIPALI PER TUTTO QUESTO ANDREBBERO POSTI I DIRIGENTI DELLA COSIDDETTA SINISTRA E TUTTI I PARASSITI SINDACALI CHE NON RAPPRESENTANO E NON TUTELANO PIù LE MASSE.
I PESCICANI FANNO IL LORO LAVORO.
E' LA SINISTRA ED I PARRASSITI SINDACALI CHE NON SVOLGONO LA LORO MANSIONE.
ANZI APPOGGIANO GLI ESECUTORI COME PRODI, QUELLI CHE TRADISCONO GLI INTERESSI DI TUTTO IL PAESE A VANTAGGIO DI POCHI.
cincinnato1961 @ 20:21 | commenti: commenti (1)(popup)

non toccare l'ici(non adesso).

Archiviato il mercoledì, 21 maggio 2008 in:
No, l’Ici non doveva essere toccata.
Non si può risolvere un problema ed al tempo stesso crearne un altro.

I comuni sotto a 5000 abitanti, la maggioranza dei quali decentrati e la cui popolazione è composta da fasce di età avanzate come risolveranno il problema delle minori entrate?
Come riusciranno quindi a mantenere i servizi indispensabili necessari per quella fascia di persone in età avanzata?
Oltre naturalmente agli altri servizi indispensabili quali la manutenzione delle strade, il decoro delle strutture, asili e scuole primarie!

Tremonti dice:
Resta "fermo l'obiettivo di contrasto all'evasione fiscale", ha sottolineato il ministro dell'Economia.
"Un obiettivo che potrà essere ancora più efficacemente raggiunto aggiungendo anche il federalismo fiscale agli istituti e ai meccanismi già messi in campo"(da repubblica.it).

Attenzione, il surplus di entrate relativo alla lotta all’evasione fiscale deve rimanere non un evento “programmatico” cioè attraverso queste entrate coprire le eventuali spese, ma le entrate derivate dalla lotta all’evasione debbono rimanere un surplus, un qualcosa di “straordinario” perché nel momento in cui queste entrate, straordinarie, appunto, dovessero venire meno, non ci sarebbe la possibilità di coprire le spese programmate.

Bisognerebbe agire con raziocinio, con ciò che è certo ed è un dato di fatto appurato.

Il taglio dell’ici è un dato di fatto, però i costi ed i problemi che ne deriverebbero alla fine scompenserebbero i benefici che se ne vorrebbero trarre.

Quindi ASSOLUTAMENTE L’ICI, NON ANDAVA TOCCATA, fino a quando nel settore immobiliare non sarà fatta una rivalutazione degli immobili ed un vero e proprio censimento di tutto il patrimonio immobiliare pubblico e privato e relativi piani regolatori.

Fare in modo cioè di razionalizzare tutto il settore, e studiare quelle imposizioni fiscali che avrebbero dovuto sostituire e compensare l’ici.
E soprattutto agire in modo che nel settore immobiliare si evitino speculazioni e creazioni di bolle fittizie, come succede in spagna od uk.

Dal taglio dell’ici inoltre non si avranno vantaggi per ciò che concerne la ripresa dei consumi.

Bisogna capire chi ha “smesso di consumare” e perché!
Solo allora si deve agire, con interventi mirati atti a riportare il livello dei consumi al livello di prima.

E favorire i consumi significa consentire a quelle fasce della popolazione di avere gli strumenti indispensabili per consumare
E cioè famiglie con uno o più figli, dove solo una persona lavora.

Il taglio dell’ici è generalizzato, a vantaggio di tutti, anche di chi non deve affrontare problemi economici.
Cioè il taglio dell’ici, comporta un problema serissimo a tutti gli enti locali minori(la maggioranza)ed inoltre i vantaggi economici che se ne trarrebbero sarebbero a beneficio solo di una piccola parte della popolazione, in quanto il 60-70% di possessori di abitazioni non hanno problemi nel sostenere lo standard dei consumi.
Problema che invece riguarda quella fascia di popolazione dove lavora una sola persona, e la famiglia è composta da uno o più figli in età scolastica.

Persone che dispongono di abitazioni “piccole” il cui taglio dell’ici consente un risparmio annuale minimo(100-150 euro) ininfluente quindi a compensare e soprattutto stimolare i consumi.

Cioè il taglio dell’ici è generalizzato e pertanto non comporterà quei vantaggi relativi allo stimolo dei consumi che si ci aspetta.
Oltretutto il taglio dell’ici, comporterà un aggravio dei problemi di bilancio per i comuni più piccoli, che sono sono la maggioranza nel nostro paese.

E GUAI A COMPENSARE IL TAGLIO DELL’ICI AUMENTANDO LA PRESSIONE FISCALE AD ALTRE CATEGORIE.
Non si commetta l’errore di creare contrapposizioni e contrasti tra le varie componenti del paese.
ASSOLUTAMENTE.

La tassazione ulteriore eventuale su banche ed assicurazioni o imprese o tassazione rendite finanziarie DEVE SERVIRE SOLO A FINANZIARE PROGETTI DI CRESCITA E SVILUPPO SUL MEDIO E LUNGO TERMINE, a cominciare dalle infrastrutture, e tutti quei settori, come l’energia dove necessitano investimenti ed innovazioni.

Il taglio dell’Ici andrebbe fatto solo dopo la rivalutazione delle rendite catastali ed i minori introiti compensati attraverso il reperimento di risorse nello stesso settore.

Nel dicembre 2004, fui forse l’unico in diversi forum a sgolarmi ad urlare che il taglio irpef operato dall’allora governo berlusconi non avrebbe comportato alcun beneficio sotto ogni aspetto e soprattutto che quei 6 miliardi di euro di minori entrate AVREBBERO CAUSATO UN EFFETTO DOMINO SUI CONTI PUBBLICI.

Effetto poi sfociato nella finanziaria 2007.
35 miliardi di euro, che hanno certamente riequilibrato il pesante deficit dei conti dello stato, MA AL TEMPO STESSO HANNO PORTATO UNA GRANDE FASCIA DI POPOLAZIONE AL LIVELLO DI POVERTà, i cui effetti si notano nel calo dei consumi, addirittura anche quelli alimentari.

QUINDI SI AUSPICA CHE IL GOVERNO OPERI CON RAZIOCINIO NON BADANDO ALLE PROMESSE ELETTORALI O PEGGIO AD ATTUANDO AZIONI DI SOLO STAMPO POPULISTICO.

Per quello che vale la mia modesta opinione:
L’ICI, NON VA T O C C A T A!!!!!
(perlomeno fino a quando non si mette ordine nel settore immobiliare con la rivalutazione delle rendite catastali).

Ps.causa tempi ristretti, manca approfondimento.
Però il senso del discorso è chiaro:non tappare un buco per aprirne un altro e soprattutto evitare di agire senza prima ave razionalizzato il settore immobiliare pubblico e privato.
cincinnato1961 @ 12:31 | commenti: commenti (2)(popup)

Discorso di G.W.Bush alla KnessetMaggio2008

Archiviato il domenica, 18 maggio 2008 in:

Verbatim : George Bush, croisé mystique de Sion
16 mai 2008« La lutte contre le terrorisme et l’extrémisme est le plus grand défi de notre temps. D’un côté, il y a ceux qui défendent les idéaux de la justice et la dignité avec les armes de la raison et de la vérité. De l’autre côté, il y a ceux qui poursuivent un projet de domination cruelle, en commettant le meurtre, en répandant la peur, en propageant des mensonges. » Pour George Bush, les conflits du Moyen Orient sont ceux du bien contre le mal. Dans ce combat biblique, Israël et les USA sont deux alliés indefectibles, réunis par une même conviction mystique : « Que soit accomplie en Sion la Parole de Dieu. » Texte de l’allocution délivrée à la Knesset.


Discours de George Bush à la Knesset, 15 mai 2008

M. le Président Peres, Monsieur le Premier Ministre, Madame la Présidente, merci beaucoup d’avoir accueilli cette session extraordinaire. M. le Président Beinish, M. Netanyahou, MM. Les ministres, MM. Les membres de la Knesset, Mesdames et Messieurs les invités : Shalom. Laura et moi-même sommes très heureux d’être de retour en Israël. Nous avons été profondément émus par les célébrations de ces deux derniers jours. Et cet après-midi, je suis honoré de me présenter devant l’une des grandes assemblées démocratiques du monde et d’exprimer la volonté du peuple américain en ces termes : Yom Ha’atzmaut Sameach. (Applaudissements.)

C’est un privilège rare pour le président américain de prendre la parole devant la Knesset. (Rires) Bien que le Premier ministre m’ait dit qu’il y avait quelque chose d’encore plus rare - n’avoir qu’une seule personne parlant à la fois dans cette salle. (Rires) Mon seul regret est que l’un des plus grands dirigeants d’Israël ne soit pas là pour partager ce moment. Cet homme est un combattant au regard de l’histoire, un homme de paix, un ami. Les prières du peuple américain vont à Ariel Sharon. (Applaudissements.)

Nous sommes réunis pour marquer un événement. Il y a soixante ans à Tel-Aviv, David Ben Gourion proclamait l’indépendance d’Israël, fondée sur le « droit naturel du peuple juif à être maître de son propre destin. » Ce qui s’en est suivi, c’est plus que la création d’une nouvelle nation. Cela a été l’accomplissement d’une ancienne promesse faite à Abraham, Moïse et David - une patrie pour le peuple élu Eretz Yisrael.

Onze minutes plus tard, sur ordre du Président Harry Truman, les États-Unis étaient fiers d’être le premier pays à reconnaître l’indépendance d’Israël. Et lors de cet anniversaire remarquable, l’Amérique est fière d’être l’allié le plus proche d’Israël et son meilleur ami dans le monde.

L’alliance entre nos gouvernements est inaltérable, mais le fondement de notre amitié est plus profond que n’importe quel traité. Il est construit sur l’esprit animant notre peuple, les obligations du Livre, les liens de l’âme. Lorsque William Bradford est descendu du Mayflower en 1620, il a cité les paroles de Jérémie : « Que soit accomplie en Sion la Parole de Dieu. » Les fondateurs de ma nation y ont vu une nouvelle terre promise et donné à leurs villes des noms tels Bethléem et Nouvelle Canaan. Et depuis lors, de nombreux Américains sont devenus les avocats passionnés de la cause de l’Etat juif.

Des siècles de souffrances et de sacrifices devaient s’écouler avant que ce rêve ne soit accompli Le peuple juif a enduré l’agonie des pogroms, la tragédie de la Grande Guerre, et l’horreur de l’Holocauste - ce que Elie Wiesel dénomme « le royaume de la nuit. » Des hommes sans conscience s’en sont pris aux vies et ont anéanti les familles. Pourtant, ils n’ont pas pu détruire l’esprit du peuple juif, et ils n’ont pas pu briser la promesse de Dieu. (Applaudissements.) Quand la nouvelle qu’Israël était libre fut diffusée, Golda Meir, une femme ne connaissant pas la peur qui avait grandi dans le Wisconsin, n’a pu retenir ses larmes. Plus tard, elle a déclaré : « Depuis deux mille ans, nous avons attendu notre délivrance. Maintenant qu’elle est arrivée c’est si grand et merveilleux que cela dépasse les mots humains. »

La joie de l’indépendance a été amoindrie par le déclenchement de la bataille, par de cette lutte qui s’est poursuivie pendant six décennies. Pourtant, en dépit de la violence, au mépris des menaces, Israël a construit une démocratie prospère au coeur de la Terre Sainte. Vous avez accueilli les immigrants en provenance des quatre coins de la Terre. Vous avez forgé une société libre et moderne fondée sur l’amour de la liberté, une passion pour la justice et le respect de la dignité humaine. Vous avez travaillé sans relâche pour la paix. Vous avez combattu vaillamment pour la liberté.

L’admiration de mon pays pour Israël ne s’arrête pas là. Quand nous les Américains nous tournons nos regards vers Israël, nous y voyons l’esprit pionnier qui a d’abord permis un miracle dans l’agriculture et conduit maintenant la révolution dans le domaine des hautes technologies. Nous y voyons des universités de qualité internationale et un leader dans le monde des affaires et de l’innovation et des arts. Nous y voyons une ressource plus précieuse que le pétrole ou l’or : le talent et la détermination d’un peuple libre qui ne se laisse arrêter par aucun obstacle sur la voie de son destin.

J’ai eu la chance d’observer le caractère d’Israël de près. J’ai touché le Mur des Lamentations, j’ai vu le soleil se refléter sur le lac de Tibériade, j’ai prié à Yad Vashem. Et aujourd’hui, je me suis rendu à Massada, un monument qui évoque le courage et le sacrifice. Sur ce site historique, les soldats israéliens prêtent serment : « Massada ne doit jamais tomber à nouveau. » Citoyens d’Israël : Massada ne doit jamais tomber à nouveau, et l’Amérique sera à vos côtés.

Cet anniversaire est l’occasion de réfléchir sur le passé. C’est aussi une occasion de se tourner vers l’avenir. En allant de l’avant, notre alliance sera guidée par des principes clairs, des convictions partagées basées sur la morale et qui ne sont pas influencés par les sondages de popularité ou l’évolution de l’opinion des élites.

Nous croyons en la valeur incomparable de chaque homme, femme et enfant. C’est pourquoi nous insistons sur le fait que le peuple d’Israël a le droit à une vie paisible normale, tout comme les citoyens de toutes les autres nations. (Applaudissements.)

Nous pensons que la démocratie est le seul moyen de garantir les droits de l’homme. Nous estimons donc que c’est une honte lorsque l’ONU vote plus régulièrement des résolutions sur les droits de l’homme contre la démocratie la plus libre du Moyen-Orient que contre toute autre nation dans le monde. (Applaudissements.)

Nous pensons que la liberté religieuse est fondamentale pour une société civilisée. Donc, nous condamnons l’antisémitisme sous toutes ses formes - qu’il s’agisse de ceux qui questionnent ouvertement le droit d’Israël à exister, ou de ceux qui, tranquillement, les excusent.

Nous estimons que les peuples libres devraient lutter et se consacrer à la paix. C’est pourquoi nous saluons les choix courageux que les dirigeants israéliens ont faits. Nous pensons également que les nations ont le droit de se défendre et qu’aucune nation ne devrait jamais être contrainte à négocier avec les assassins qui ont juré sa destruction. (Applaudissements.)

Nous estimons que s’en prendre à des vies innocentes pour atteindre des objectifs politiques est inacceptable toujours et partout. Nous nous tenons donc unis contre le terrorisme et l’extrémisme, et nous ne baisserons jamais la garde, ni n’abandonnerons notre détermination. (Applaudissements.)

La lutte contre le terrorisme et l’extrémisme est le plus grand défi de notre temps. C’est plus qu’un choc entre les armes. Il s’agit d’un choc des visions, d’une grande lutte idéologique. D’un côté, il y a ceux qui défendent les idéaux de la justice et la dignité avec les armes de la raison et de la vérité. De l’autre côté, il y a ceux qui poursuivent une vision de domination cruelle, en commettant le meurtre, en répandant la peur, en propageant des mensonges.

Cette lutte est menée avec la technologie du 21ème siècle, mais à la racine, il s’agit de la très ancienne bataille entre le bien et le mal. Les assassins se couvrent du manteau de l’islam, mais ce ne sont pas des hommes de religion. Nul homme qui prie le Dieu d’Abraham ne pourrait sangler une veste d’attentat suicide sur un enfant innocent, ou massacrer les innocents convives de la fête pascale du Seder, ou jeter des avions contre des tours remplies de travailleurs ne se doutaient de rien. En vérité, les hommes qui commettent ces actes barbares n’ont aucun autre objectif au delà de leur désir de pouvoir. Ils n’acceptent aucun Dieu supérieur à eux-mêmes. Et ils nourrissent une haine particulière pour les plus ardents défenseurs de la liberté, y compris les Américains et les Israéliens.

Et c’est la raison pour laquelle la charte fondatrice du Hamas appelle à l’ « élimination » d’Israël. Et c’est la raison pour laquelle les adeptes du Hezbollah scandent « Mort à Israël, Mort à l’Amérique ! » C’est pourquoi Oussama ben Laden enseigne que « le meurtre de Juifs et des Américains est l’un des plus grands devoirs. » Et c’est la raison pour laquelle le Président de l’Iran rêve d’un retour du Moyen-Orient au Moyen-Age et demande qu’Israël sot rayé de la carte.

Il y a des gens honnêtes et bons qui ne parviennent pas à prendre la mesure des ténèbres qui sont en ces hommes et tente de justifier leurs paroles. C’est une attitude naturelle, mais elle est on ne plus erronée. En tant que témoins du mal par le passé, nous portons la lourde responsabilité de prendre ces paroles au sérieux. Les Juifs et les Américains ont vu les conséquences lorsque l’on choisit d’ignorer les déclarations des dirigeants qui répandent la haine. Et c’est une erreur que le monde ne doit pas réitérer au 21ème siècle.

Certains semblent penser que nous devrions négocier avec les terroristes et les radicaux, comme si quelque argument astucieux pouvait les persuader qu’ils s’étaient trompés depuis longtemps. Nous avons déjà entendu proférer cette croyance stupide par le passé. Lorsque les blindés Nazis parcouraient la Pologne en 1939, un sénateur américain déclarait : « Seigneur, si seulement je pouvais en avoir parlé à Hitler, tout cela aurait pu être évité. » Nous avons l’obligation de rappeler ce qu’est cette attitude : la fausse tranquillité de l’apaisement, que l’histoire a déjà discréditée maintes fois. (Applaudissements.)

Certaines personnes suggèrent que si les États-Unis rompaient les liens avec Israël, tous nos problèmes au Moyen-Orient disparaîtraient. C’est là un argument usé reprenant la propagande des ennemis de la paix, et que l’Amérique rejette totalement. La population israélienne compte peut-être un peu plus de 7 millions d’habitants. Mais lorsque vous faites face à la terreur et au mal, vous êtes 307 millions, parce que les États-Unis d’Amérique sont avec vous. (Applaudissements.)

L’Amérique est avec vous pour détruire les réseaux terroristes et interdire aux extrémistes de disposer de sanctuaires. L’Amérique est avec vous fermement opposée aux ambitions de l’Iran pour l’obtention d’armes nucléaires. Autoriser le commanditaire principal de la terreur dans le monde à posséder la plus meurtrière des armes au monde serait une trahison impardonnable pour les générations futures. Dans un souci de paix, le monde ne doit pas permettre à l’Iran d’avoir une arme nucléaire. (Applaudissements.)

En fin de compte, pour l’emporter dans ce combat, nous devons offrir une alternative à l’idéologie des extrémistes en élargissant notre vision de justice, de tolérance, de liberté et d’espoir. Ces valeurs sont des droits évidents appartenant à tous les peuples, toutes les religions, dans le monde entier parce qu’elles sont un don de Dieu le Tout-Puissant. Garantir ces droits est aussi le plus sûr moyen de garantir la paix. Les dirigeants qui sont responsables devant leur peuple ne recherchent pas l’affrontement sans fin et les effusions de sang. Les jeunes ayant une place dans leur société et peuvent s’exprimer sur leur avenir sont moins susceptibles de rechercher un sens dans le radicalisme. Les sociétés où les citoyens peuvent exprimer leurs sentiments et prier leur Dieu, ne recourront pas à la violence, mais seront des partenaires pour la paix.

La leçon fondamentale apprise au 20ème siècle, c’est que la liberté donne la paix. Désormais, notre tâche c’est de l’appliquer au 21ème siècle. Nulle part cette entreprise n’est plus urgente qu’ici au Moyen-Orient. Nous devons être au côté des réformateurs oeuvrant à briser les anciens schémas de la tyrannie et du désespoir. Nous devons donner une voix à des millions de gens ordinaires qui rêvent d’une vie meilleure dans une société libre. Nous devons affronter le relativisme moral qui considère que toutes les formes de gouvernement sont tout aussi acceptable, et de ce fait condamne des sociétés entières à l’esclavage. Par-dessus tout, nous devons avoir foi en nos valeurs et nous-mêmes, et en toute confiance travailler à répandre la liberté qui ouvre la voie à un avenir pacifique.

Cet avenir entraînera une transformation spectaculaire du Moyen-Orient tel qu’il est aujourd’hui. Alors que nous célébrons les 60 ans de la fondation d’Israël, tentons d’imaginer ce que sera la région dans 60 ans. Ce projet ne se réalisera pas facilement ni en une nuit, il rencontrera une violente résistance. Mais si nous-même et les futurs présidents et les futurs élus de la Knesset maintiennent notre détermination et la foi en nos idéaux, voici le Moyen-Orient que nous pourrons observer :

Israël célébrera son 120e anniversaire en tant que l’une des grandes démocraties du monde, et sera une patrie prospère et sûre pour le peuple juif. Le peuple palestinien aura la patrie qu’il mérite et dont il avait rêvé depuis longtemps : un État démocratique régi par la loi, respectant les droits de l’homme, et rejetant la terreur. Du Caire à Riyad, à Bagdad et à Beyrouth, les peuplent vivront dans la liberté et des sociétés ouvertes, où le désir de paix sera renforcé par les liens de la diplomatie, du tourisme et du commerce. L’Iran et la Syrie seront des nations pacifiques, où l’oppression régnant aujourd’hui ne sera plus qu’un lointain souvenir et où les gens seront libres d’exprimer leurs points de vue et de développer les talents que Dieu leur a donnés. Al-Qaïda, le Hezbollah et le Hamas seront vaincus, car les musulmans de la région auront reconnu pour vains les projets des terroristes et compris que leur cause est injuste.

Globalement, le Moyen-Orient sera caractérisé par une nouvelle période de tolérance et d’intégration. Cela ne signifie pas pour autant qu’Israël et ses voisins seront les meilleurs amis du monde. Mais lorsque les dirigeants de la région répondront aux désirs de leurs peuples, ils concentreront leurs énergies sur le développement des écoles et de l’emploi, et non sur des attaques à la roquette ou des attentats suicides. Avec ces changements, Israël ouvrira un nouveau chapitre de son histoire avec l’espoir que son peuple puisse vivre une vie normale, et que le rêve de Herzl et des fondateurs de 1948 puisse être pleinement et finalement réalisé.

C’est une vision audacieuse, et diront certains, elle ne pourra jamais être réalisée. Mais pensez à ce dont nous avons été témoins dans notre propre temps. Lorsque l’Europe se détruisait elle-même par la guerre totale et le génocide, il était difficile d’envisager que ce continent, six décennies plus tard, vivrait libre et en paix. Lorsque les pilotes Japonais menaient des missions suicides contre les cuirassés américains, il semblait impossible que six décennies plus tard le Japon soit une démocratie, une clé de voûte de la sécurité en Asie, et l’un des plus proches amis de d’Amérique. Et lorsque les vagues de réfugiés sont arrivés ici dans le désert, dénués de tout, entourés par des armées hostiles, il était presque impossible d’imaginer qu’Israël se transformerait en une des nations les plus libres et les plus prospères sur la terre.

Pourtant, chacune de ces évolutions a eu lieu. Et un avenir fait de changements est possible au Moyen-Orient, lorsqu’une nouvelle génération de dirigeants aura le courage de vaincre les ennemis de la liberté, de faire les choix difficiles nécessaires à la paix, et aura adopté une position ferme basée sur le roc solide de valeurs universelles.

Il y a soixante ans, à la veille de l’indépendance d’Israël, les derniers soldats britanniques quittant Jérusalem s’arrêtèrent devant un bâtiment dans le quartier juif de la vieille ville. Un officier a alors frappé à la porte afin de rencontrer le grand rabbin. L’officier lui a montré une courte tige métallique - la clé de la porte de Sion - et lui a dit que c’était la première fois en 18 siècles que l’une des clefs ouvrant les portes de Jérusalem appartenait à un Juif. Les mains tremblantes, le rabbin a offert une prière d’action de grâce à Dieu, « Qui a accordé la vie et nous a permis d’atteindre ce jour. » Puis il s’est tourné vers l’officier, et a prononcé les mots que les Juifs avaient attendu depuis si longtemps : « J’accepte cette clé au nom de mon peuple. »

Au cours des six dernières décennies, le peuple juif a créé un état dont cet humble rabbin pourrait être fier. Vous avez bâti une société moderne sur la terre promise, une lumière répandue vers les nations qui préserve l’héritage d’Abraham, Isaac et Jacob. Et vous avez construit une puissante démocratie qui perdurera à jamais et peut toujours compter sur les États-Unis d’Amérique pour être à vos côtés. Dieu vous bénisse.


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Publication originale Maison Blanche, traduction Contre Info

 

http://contreinfo.info/article.php3?id_article=1982


Pubblico nel mio blog il discorso di Bush tenuto alla Knesset duranta la recentissima visita del presidente americano in Israele, perché per me il discorso si riassume in pochissime parole:

IL DADO è TRATTO. NON SI TORNA PIù INDIETRO.

(non c'è spazio per tutti in medio oriente.la sopravvivenza dell'uno significa la soppressione dell'altro)

 

Per la versione inglese cliccare sul link contre info e poi sopra maison blanche.

 

Se qualcuno vuole la traduzione in Italiano me la chieda. 

 

 

cincinnato1961 @ 14:41 | commenti: commenti (3)(popup)

E le infrastrutture?

Archiviato il sabato, 17 maggio 2008 in:

Avendo prima  fatto un calderone, manca l'ingrediente principale.

Lo sviluppo e la ricchezza di un paese  si misura con le sue infrastrutture.

Le nostre sono obsolete.

La ferrari a costruire uno dei suoi gioeilli impiega in media un paio di ore...e magari per consegnarla ad un cliente distante 200 km, impiega un giorno intero a causa di una rete viaria insufficente ed inadeguata alle esigenze attuali. 

Ferrovie porti e soprattutto strade, autostrade.

PRIMA DEL PONTE SULLO STRETTO, OCCORRE ADEGUARE LA RETE VIARIA GIà ESISTENTE.

1-.LA salerno reggio calabria non solo è un pozzo senza fondo, MA è UNA STRUTTURA INADEGUABILE.

Perché allora non costruire un autostrada nel versante ionico?

Si decongestionerebbe la salerno reggio calabria,si svilupperebbe il versante ionico della calabria, e si incentiva nel collegamento nord sud l'uso della a14, cioè del corridoio adriatico, decongestionando così anche la A1 da bologna fino a napoli.

 



2- .LA STRUTTURA PIù URGENTE IN ASSOLUTO IN AMBITO AUTOSTRADALE è LA COSTRUZIONE DEL PASSANTE DI BOLOGNA.

Sia il tratto A14, sia il tratto tangenziale di bologna, sono le strade più congestionate ed ad alto tasso incidenti d'Italia.Soprattutto nello svicolo della A13.

Oltretutto la costruzione della quarta corsia da milano fino a bologna borgo panigale, comporta un effetto imbuto sul tratto tangenziale di bologna per il traffico diretto sulla A14, quindi si crea ulteriore disagio rendendosi necessario assolutamente un passante che da modena sud attraversi la parte nord-est di bologna, l'interporto, si intersechi con la A13 , poi con la zona industriale roveri e si ricongiunga alla A14, nella barriera di san lazzaro.

Un governo veramente attento alle esigenze del paese e dei suoi cittadini come prima cosa risolverebbe il problema di bologna.

Basta solamente collegarsi con le varie stazioni radiofoniche ed ascoltare le notizie sul traffico per rendersi conto della gravità della situazione.

Non c'è ora in cui non venga menzionato il tratto tangenziale di bologna, a causa di code ed incidenti, frequenti soprattutto nello svincolo della A13(oltretutto mal progettato e mal costruito):  

 



3-poi in territorio delle marche,tra romagna e marche manca un collegamento veloce adriatico tirreno.

la flaminia e la salaria, pur "ammodernate"non sono in grado di supportare le esigenze del traffico attuale e oltretutto sono strade immodificabili.

 

 

4-le ferrovie, che potrebbero,se adeguate, supportare i collegamenti nazionali.

Nonostante la conformazione geografica del nostro paese sia sconnessa, e quindi il treno risolverebbe il problema collegamenti per le distanze più lunghe si continua a preferire sia il trasferimento e sia il trasporto su gomma.Con costi finanziari ed ambientali più gravosi.

Bisognerebbe fare in modo che almeno un ulteriore  10% dei trasporti avvenga su rotaia.

 

5.porti;prodi affermò che l'italia doveva diventare il molo europeo delle merci provenienti  e destinate all'oriente. In questo campo sembra che addirittura la croazia abbia l'intento di superarci.

Ovvio che se le merci da e per l'oriente che giungono o partono via mare, debbono affrontare i disagi delle strade o delle ferrovie italiane, naturale che il mercato si rivolga ad altri paesi.

Quindi lo sviluppo dei porti e del traffico marittimo, è legato a quello delle strade e delle ferrovie.

 

6. aereoporti  ...se il settore aereo del nostro paese è riferito alla compagnia di bandiera, ogni parola è inutile

 

7.E da ultimo, se lo stato continua a tenersi carrozzoni mangiasoldi come alitalia ed al tempo stesso svende galline strategiche dalle uova d'oro come autostrade è inutile fare congetture o avere speranze.

Tanto vale iniziare subito un opera strategicamente inutile come il ponte sullo stretto.Almeno nei prossimi 50 anni avremo qualcosa in più da fotografare quando si va in calabria:le colate di cemento.

Mentre i nostri figli quando saranno vecchi potranno raccontare ai loro nipoti:eravamo bambini come voi quando hanno inziato a costruire il ponte. Forse  saranno i vostri nipoti a riuscire ad attraversarlo.

IL PONTE SULLO STRETTO, NON è UN OPERA NECESSARIA E PERTANTO URGENTE..

Se mai fosse che in futuro  l'Italia riacquisti un ruolo strategico importante (se mai lo ha avuto)il ponte sullo stretto potrebbe essere una prova di "forza". Oggi è solo prova di debolezza, di come cioè buttare soldi per una cosa inutile perché si è incapaci di spenderli ed agire dove sarebbe  veramente utile.







cincinnato1961 @ 00:53 | commenti: commenti (popup)

NON PARTIRE CON IL PIEDE SBAGLIATO

Archiviato il sabato, 17 maggio 2008 in:

E no!
Perché il governo comincia con il piede sbagliato?
D’accordo le promesse elettorali, ma prima di tagliare l’ici ci si dovrebbe accertare degli oneri che graveranno sui comuni, soprattutto quelli più piccoli che non dispongono di risorse ulteriori per mantenere i bilanci in equilibrio e garantire ai cittadini i servizi indispensabili.
Sono centinaia i comuni ed enti locali che sono dovuti ricorrere all’ausilio dei nuovi strumenti finanziari, quali i derivati per finanziare le spese necessarie.
Con il risultato paradossale che gli amministratori locali pur di trovare finanziamenti si sono trasformati in esperti di alta finanza, però giocando o meglio rischiando con i fondi pubblici.
Se si toglie l’ici, moltissimi altri enti locali-oltre alle centinaia già accertati- saranno costretti a ricorrere a finanziamenti ai quali si può accedere attraverso i nuovi strumenti finanziari, quali appunto i derivati, che però per la loro gestione dovrebbe essere richiesta e soprattutto si deve disporre della conoscenza necessaria.

Perché il nuovo governo, nonostante un agenda piena di problemi da risolvere inizia proprio con il taglio dell’ici, ed in sostanza per risolvere un problema relativo e non eccessivamente gravoso se ne crea un altro le cui conseguenze(sui bilanci degli enti locali)sono imprevedibili e senza alcun dubbio certamente negative per ciò che concerne i bilanci.

Prima del taglio dell’ici, occorre rivalutare le rendite catastali, i cui valori e parametri risalgono ad alcuni decenni fa.
Oltretutto nel nostro paese il settore immobiliare non risente della crisi che ha investito questo settore negli Usa o il crollo prossimo a venire in spagna, uk Irlanda.
In Italia il settore immobiliare si è mantenuto stabile, non ha subito cioè l’effetto bolla che ha caratterizzato altri paesi e tra l’altro , il settore immobiliare offre ancora margini di ulteriore crescita.

Quindi una rivalutazione delle rendite catastali e quindi degli immobili non avrebbe effetti(perlomeno immediati) sull’andamento del mercato immobiliare.

Rivalutazione delle rendite catastali che consentirebbe anche un censimento attendibile riguardo al patrimonio immobiliare degli enti locali e delle varie istituzioni.
Oltre naturalmente allo stabilire un effettivo valore di mercato, un parametro attendibile per ciò che concerne tutto quell’ambito “sommerso” del settore immobiliare.(gli ex edifici militari per esempio, oppure le ex sedi provinciali di bankitalia, oppure il patrimonio immobiliare dei sindacati)

Si avrebbe modo di articolare la disponibilità e l’effettivo uso di un immobile e relativa tassazione.
Cioè su un immobile sfitto dovrebbero gravare oneri fiscali maggiori rispetto ad un immobile dato in locazione.
Inoltre si potrebbe stabilire e definire una tabella degli immobili, cioè a seconda della destinazione d’uso fissare i parametri fiscali:un appartamento sito in località di villeggiatura ed affittato nei periodi di alta stagione turistica ovviamente avrebbe un parametro differente da un appartamento sito in zona residenziale e locato con contratti a lungo periodo.
Lo stesso si potrebbe fare per gli edifici industriali ed a uso commerciale.
(essendo ignorante in materia legale, suppongo che esistano disposizioni in merito)-

Un edificio non locato, specie ad uso industriale posto in zona produttiva, dovrebbe essere tassato se sfitto, mentre la tassa sarebbe minore qualora fosse destinato ad uso produttivo.

Solo ipotesi, fra le tante che si possono fare.
In ogni modo i parametri dovrebbero essere stabiliti in modo da incentivare gli affitti e gli acquisti(nel caso della prima casa)per ciò che concerne l’edilizia residenziale.
E i parametri poi dovrebbero tenere conto, per ciò che concerne l’uso industriale o commerciale,degli incentivi atti a favorire l’uso, la locazione soprattutto di edifici ad uso produzione.

In sostanza solo dopo la rivalutazione delle rendite catastali, e un minuzioso censimento di tutto il settore immobiliare ad opera dei comuni e delle amministrazioni locali ( e si potrebbe cogliere l’occasione anche per definire a lungo termine i piani regolatori e le possibili varianti, tenendo conto dei vincoli paesaggistici ed ambientali, e soprattutto della conformazione geologica delle varie zone avendo presente i problemi creati da alluvioni, smottamenti etc oltre alla natura sismica del terreno )si potrà operare al taglio dell’ici, cercando di fare in modo di compensare i minori introiti che avranno i comuni, con risorse che DEBBONO PROVENIRE DALLO STESSO SETTORE.

Altrimenti tagliare l’ici, allo stato attuale delle cose, si risolve un piccolo problema, ma al tempo stesso se ne crea un altro(minori risorse per i comuni soprattutto più piccoli e decentrati che non dispongono di ulteriori introiti) oltre al fatto di amplificare e quindi aumentare nodi irrisolti quali i piani regolatori, e adottare efficienti parametri per incentivare l’edilizia e gli immobili residenziali.

Titolo da repubblica.it
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Straordinari, statali in rivolta. Lega per il bonus bebè ai nati nel 2008
Incontro bipartisan Sacconi-Enrico Letta sulla riforma dei contratti
Bloccate le spese ministeriali
tasse su banche e assicurazioni
Extrasalari, sconti solo a operai e impiegati. No di Epifani. Pubblico impiego escluso?
di ROBERTO PETRINI


TROPPE COSE TUTTE INSIEME.
Si spera che il premier berlusconi per qualche mese, anzi qualche anno lasci da parte le promesse elettorali e soprattutto i sondaggi.
Non si può agire turando un buco(l’ici) creandone un altro(cercare le risorse imponendo tasse a determinate categorie).

Perché QUESTE CAZZATE?

Le eventuali tasse su banche ed assicurazioni e quindi il gettito che ne deriverebbe, DOVREBBE SERVIRE ED ESSERE USATO PER INVESTIRE E FINANZIARE LA CRESCITA, dove le stesse banche ed assicurazioni ne ricaverebbero vantaggi.
(GUAI TOGLIERE A QUALCUNO PER DARE A QUALCUN ALTRO!
Neanche la sinistra ha osato tanto!
Perché generare una sorta di contrapposizione?.

Una parte del gettito derivato dalla tassazione a banche ed assicurazioni dovrebbe essere usato per progetti a medio lungo termine discussi con le varie categorie(le stesse banche ed assicurazioni ed imprese ed ovviamente le parti sociali)PER FINANZIARE E STIMOLARE LA CRESCITA.
Sviluppando una sorta di dipartimento scollegato alla politica, e composto da rappresentanti delle varie categorie sociali, il quale-dipartimento-dovrebbe diventare una sorta di avanguardia, di esploratore nel cercare nuovi sbocchi produttivi.
Esempio, cosa servirà in futuro?
Quali saranno le necessità impellenti?
-acqua, quindi desalinizzatori, sviluppando questo settore il cui sbocco avrà possibilità enormi di riuscita.( e creare per le risorse idriche un apposito e qualificato dipartimento, con lo scopo di razionalizzare tutte le risorse disponibili, evitare gli sprechi e soprattutto prepararsi ad ogni eventuale emergenza.
-salute: ricerca farmaceutica per combattere l’obesità. Collegamento con il settore alimentare quindi agricoltura e relativa filiera agro alimentare, per cercare prodotti alimentari che tengano conto di questa necessità.
-I raggi Uva: ovvero sviluppare la ricerca farmaceutica in questo settore, cioè la protezione della pelle degli occhi e tutte le soluzioni atte a tutelare soprattutto la salute dei bambini.


Energia: ORAMAI è EVIDENTE CHE IL PICCO(peak oil) è stato raggiunto.
Non è finito il petrolio, semplicemente il rapporto costi benefici si va scompensando sempre in misura maggiore in direzione dei primi:il petrolio costerà sempre di più, anche perché bisognerà tenere conto dell’aumento della domanda…
Le eventuali energie alternative al petrolio riusciranno solo a compensare la crescita di domanda e quindi mantenere stabile l’offerta.
Cioè le energie alternative non ridurranno l’offerta e quindi i prezzi del greggio, ma compenseranno solo la maggiore domanda.

QUINDI OCCORRE CREARE ASSOLUTAMENTE UN DIPARTIMENTO ENERGIA, COPERTO ANCHE DAL SEGRETO DI STATO,se necessario POICHé SETTORE DI ALTO INTERESSE STRATEGICO.
E ciò merita un capitolo lungo.
In sintesi incentivare la generazione di energia sfruttando tutte le opportunità che ogni territorio consente.
-Eolico, e per ciò che concerne i vincoli paesaggistici, l’ostacolo si supera in maniera semplice:un impianto eolico può essere facilmente smantellato qualora si trovi un alternativa differente.
-Idrico, con il censimento di tutte le strutture esistenti e fare in modo di razionalizzare evitando sprechi ed incongruenze tenendo conto anche dell’importanza vitale dell’acqua sia ad uso civile che ad uso irriguo.
-Idrico marino: in francia sfruttano le correnti dell’atlantico per azionare turbine dalle quali ottenere energia. Nello stretto di messina sono attive correnti marine di una forza tale da generare, attraverso turbine-energia elettrica sufficiente per tutta la Sicilia.
-Bioetanolo:perché le eccedenze della coltura della barbabietola e del vitivinicolo non sono state sfruttate per cominciare a raffinare etanolo ad uso trazione?
Inoltre esistono piante come il panicum virgatum ed il sorgo dalle quali si estrare bioetanolo di ottima qualità..CON IL VANTAGGIO CHE SORGO E PANICUM VIRGATUM(una sorta di ginestra)crescono anche in collina se non addirittura in altitudini prossime alla montagna, non richiedono particolari cure di carattere “chimico”(concimi o diserbanti)e soprattutto ciò consentirebbe di non incidere nelle superfici agricole da destinare a coltivazioni ad uso alimentare.Cosa questa che invece rappresenta un handicap se mais,grano soia verranno destinati ad uso bioetanolo, perché appunto richiedono aree e terreni pianeggianti irrigazione concimi e diserbanti.
-fotovoltaico..destinando gli impianti negli ex poligoni militari come ad esempio in sardegna, dove in alcuni poligoni sono presenti residui di uranio impoverito, rendendo queste aree incoltivabili,e quindi vi si potrebbero locare impianti fotovoltaici di diversi silometri quadrati.
-E LA FANTASIA UMANA:
esempio:perché nei treni non vengono disposte turbine azionate dalla spinta di inerzia dei treni, i quali una volta lanciati ad alta velocità potrebbero supportare senza alcun aggravio la spinta delle turbine con le quali accumulare energia in appositi vagoni-centrali, da destinare alla marcia dei treni stessi oppure da parcheggiare in appositi spazi delle stazioni e collegarvi poi la rete elettrica civile.

Oppure ad uso domestico si potrebbe sfruttare la forza di inerzia dei tir che nella loro marcia si scontrano con l’aria…ebbene i tetti dei tir sono provvisti di spoiler per “tagliare” l’aria.
Perché non inserire dentro questi spoiler delle pale, delle ventole, le quali riceverebbero l’aria da apposite bocchette, e con il movimento(l’aria che muove le pale) che se ne genera accumulare energia da trasferire poi ad uso domestico.

Oppure, lavorando in un azienda produttrice di pulegge in alluminio( da applicare sui cestelli delle lavatrici)ho appurato che in questa fabbrica di piccole dimensioni i 6 forni, alimentati a gas, destinati a fondere l’alluminio restano accesi 24 ore su 24.ad una temperatura costante vicina ai 700 gradi centigradi.
QUANTO BEN DI DIO SPRECATO!..perché in ogni forno non inserire un contenitore di acciaio, anche di piccole dimensioni, su cui convogliare acqua, che i 700gradi del forno trasforma in vapore ed il vapore aziona una turbina e questa genera elettricità.
Il principio è lo stesso della caldaie ad uso riscaldamento.
Il forno fa da bruciatore, il contenitore di acciaio da bollitore, il vapore che ne se ricava, la forza che aziona una turbina, e la turbina genera energia elettrica.
Cioè con una spesa indispensabile, quella di tenere accesi i forni 24 ore su 24, si ottiene un vantaggio doppio;fondere l’alluminio e generare energia elettrica.

Poi si può sfruttare la legge fisica attraverso i nuovi materiali, con il semplice principio della leva e della molla, si otterrebbe energia continua, SENZA ALCUNA SPESA.

E per finire, anche dalla ginnastica, dall’attività fisica fatta in casa si può ottenere energia.
Negli usa, c’è chi con la cyclette di casa, mentre perde kili e calorie produce energia elettrica per alimentare gli elettrodomestici.

TUTTO QUESTO PER DIRE, CHE NON CI SI DEVE SPAVENTARE DEL FATTO CHE IL PETROLIO ABBIA RAGGIUNTO IL PICCO.

Di energie alternative se ne possono ottenere tantissime.
Il problema sarà quello relativo allo standard globale da adottare.
Fino ad oggi lo standard è stato il petrolio, e quindi il dominio economico(e politico)degli Usa.

Sarà necessaria una guerra per stabilire ed affermare lo standard di domani?

INTANTO NOI ITALIANI POTREMMO ATTREZZARCI DELEGANDO AGLI ENTI LOCALI LE SCELTE IN MATERIA DI ENERGIA.


Geriatria:l’età media della popolazione in europa tende sempre più ad invecchiare, quindi in futuro bisogna fare in modo che questa condizione diventi un business.
Esempio, esistono in turchia resort che ospitano anziani provenienti dalla scandinavia.
Il fenomeno sembra abbia ampi spazi di crescita.
Cioè gli anziani(parte di loro) del nord europa, cercheranno di trascorrere la loro vecchiaia in luoghi asciutti ed assolati.
Quale migliore soluzione per loro se non il sud Italia?
Le coste pugliesi, calabresi, tutta la Sicilia!

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Ritengo che le eventuali tassazioni a banche ed assicurazioni andrebbero destinate allo sviluppo.

Lo slogan di ForzaItalia è stato:Italia rialzati.
Ma se nel rialzarsi si PARTE CON IL PIEDE SBAGLIATO e si ripercorre la stessa strada, alla fine si inciampa di nuovo.

 

 

cincinnato1961 @ 00:00 | commenti: commenti (popup)